Tupa Ruja – In questo viaggio (Filibusta, 2019)

I Tupa Ruja nascono come duo nel 2006 dal comune desiderio della cantante e compositrice Martina Lupi (voce e percussioni) e del polistrumestista Fabio Gagliardi (didgeridoo, cajon, percussioni e djembe) di dare vita ad un progetto musicale che partendo dalle radici della musica tradizionale si aprisse alla sperimentazione in ambito world. Dopo aver debuttato l’anno successivo con “Terra mi chiami” e aver dato alle stampe nel 2011 “Suono dunque sono”, nel 2014 il loro percorso si è arricchito della collaborazione di Alessandro Chessa (batteria, chitarra e arrangiamenti) con il quale hanno realizzato “Impronte Live”, registrato al Teatro Sala Uno di Roma. A distanza di cinque anni da quest’ultimo li ritroviamo con “In questo viaggio”, disco che sancisce l’ingresso nella line-up di Alessandro Gwis (pianoforte) e che rappresenta una ulteriore evoluzione della loro ricerca musicale. Rispetto ai precedenti, infatti, il raggio d’azione delle loro esplorazioni si è ampliato verso l’elettronica così come non mancano incroci ed attraversamenti tra sonorità differenti dal Brasile alla Mongolia, da Genova alla Sardegna, senza dimenticare qualche riuscita incursione nella canzone d’autore italiana. A colpire in modo particolare è certamente la ricercatezza degli arrangiamenti in cui il timbro intenso ed evocativo del didgeridoo di Gagliardi e le evoluzioni vocali di Martina Lupi hanno trovato una cornice perfetta nelle trame sonore intessute dal pianoforte e dall’elettronica di Gwins. Il viaggio sonoro in cui ci guidano i Tupa Ruja si apre prendendo il largo dalle coste brasiliane con il lirismo di “Como o Ar do Mar” per toccare i deserti sconfinati della Mongolia con l’onirica “Reminiscenze” ed approdare a Genova con la splendida “Oua” in cui giganteggia il pianoforte di Gwins. Se “Non c’è luce” si dipana tra jazz, world music e canzone d’autore, la successiva “Realtà non è” ci riporta a Genova intrecciando italiano e dialetto ligure. Gli intrecci tra il suono antico del didgeridoo, l’elettronica e il canto armonico dello strumentale “Mimesi” ci conduce verso il finale in cui spicca la bella rilettura per pianoforte e voce del canto sardo “No potho reposare” e la brillante “Porta con te ieri” tutta giocata sul crescendo di pianoforte e percussioni con una bella coda finale in chiave jazzy da ascoltare fino in fondo. Insomma, “In questo viaggio” è un lavoro intrigante tanto dal punto di vista della ricerca sonora che da quello degli arrangiamenti. Siamo certi che rappresenterà un riferimento importante per il prosieguo del cammino artistico dei Tupa Ruja. 


Salvatore Esposito

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