Phønix – Hvad Intet Øre Hørte End/Tailcoat – Tall Tales Tiny Pieces (Go’ Danish Folk Music, 2019)

Buone nuove dal nord: qui, vi parliamo di due album pubblicati nell’autunno 2019 dall’etichetta Go’ Danish Folk Music. Partiamo dal nuovo capitolo discografico dello storico quartetto danese Phønix, che negli anni ha esteso i suoi interessi ben oltre i confini della madrepatria con collaborazioni internazionali, ma che in questa nuova produzione torna a casa indagando un repertorio religioso. Il titolo dell’album significa “Ciò che nessun orecchio ha mai sentito prima” e porta all’attenzione una prassi storicamente consolidata nei Paesi scandinavi di mescolare salmi a melodie popolari, temi semplici da memorizzare che facevano subito presa sulle congregazioni di fedeli, poiché già conosciuti. Ballate, arie di danza e canzoni erano riadattate alle nuove liriche funzionali all’esecuzione chiesastica. Oggi, pochi riconoscono dietro l’arrangiamento solenne o austero di un canto liturgico, la struttura di quella che secoli prima era stata un melodia da ballo, per questo motivo i Phønix hanno usato un verso dell’inno “I Himmelen, I Himmelen” come titolo del disco. Al variegato repertorio plurisecolare hanno attinto Karen Mose (voce e tastiere), già in una certa misura predisposta per il suo passato di cantante di chiesa, Anja Præst (clarinetto, clarinetto basso), Jesper Vinther (fisarmonica cromatica) e Jesper Falch (percussioni). I quattro hanno lavorato su materiali che partono dal secondo Cinquecento per arrivare al secondo Ottocento. In alcune tracce al quartetto si unisce un coro di sei elementi. L’ensemble dà nuova e convincente foggia a questi canti - e non era per niente scontato - , procede con agilità e gusto, giovandosi di efficaci combinazioni timbriche e riconsegnandoceli con arrangiamenti che mirano alla fruibilità, sfiorando perfino una sensibilità pop. Senza indugio vi invitiamo ad ascoltare l’esito di questa operazione, in cui, oltre alla già citata “In Paradiso, in Paradiso”, ci piacciono particolarmente “Nu rinder sole op”, musica del 1621 sposata a un testo di qualche decennio più tardo, “Herre Gud, dit dyre navn og ære”, cantato su una melodia norvegese e “Når mit øje, træt af møje”, motivo novecentesco di Thomas Laub su versi della seconda metà del Settecento. Infine. andando più indietro nel tempo troviamo “Op glædes”, tema tedesco risalente al 1534 su testo del secolo successivo. 
Dai veterani Phønix ai Tailcoat, nuovi esponenti della folk music strumentale nordica. Versatile quintetto danese-svedese dal suono cinematico, con spunti folk-rock e innesti progressive, i cui musicisti imbracciano violino e hardingfele (Henriette Ambaek Flach), nickelharpa (Rasmus Brinck), basso a cinque corde (Emil Ringtved Nielsen), cittern (Villads Hoffman) e percussioni (Mårten Hillbom). I cinque producono una raccolta di quattordici composizioni originali, di cui sono autori i quattro musicisti impegnati ai cordofoni. Mettendosi all’ascolto delle loro “piccole storie” si riconosce che ci sono tante buone idee, anche sorprendenti, che attingono a diversi stili e mondi popolari; si avverte il genuino piacere di suonare insieme e una raffinata sintesi tra individualità e incontro. C’è una leggerezza danzante in melodie come “Vinterklockan, composta dallo svedese Brinck, e in “Morgenhalling”, firmata dalla bassista Nielsen. La violinista Ambaek Flach, insignita del riconoscimento come nuovo talento folk nel 2019, sigla la sontuosa “Havgusens March”, ma coinvolgono pure gli esotismi di “Monsunen”, la solenne fluidità di “Sonderhoning” e l’energia di “Nibbla”. Senz’altro un bel debutto. 


Ciro De Rosa

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