Džambo Aguševi Orchestra – Brasses for the masses (Asphalt Tango, 2020)

Avremmo dovuto immaginarlo. Più di un anno fa, la Džambo Aguševi Orchestra ha cominciato a proporre registrazioni dal vivo di brani come “Old Bazaar Groove” all’insegna di “groove” sincretici che intrecciano il “boom boom boom” di John Lee Hooker e il passo incalzante di una fanfara ottomana. Avremmo dovuto immaginarlo: quando da anni sei il “numero 1” sui palchi più prestigiosi, è venuto il momento di scalare le classifiche, di parlare alle masse. E come rivolgersi alle masse? Sapendo trarre il massimo di duttilità da una ben fornita, impeccabile e carica sezione di ottoni, dal nitrire dei cavalli (“Crazy Horse”) alle incursioni jazz e rhythm and blues (“Taksim Dream”). E infatti “Brasses for the masses” è ora in cima alle classifiche world. Ma la storia dei macedoni Džambo Aguševi Orchestra viene da lontano. Comincia a Strumica, Macedonia orientale, dove nasce nel 1987 Džambo Agušev: la sua è una famiglia di musicisti, a cominciare dal padre, Cemal che presto porta la famiglia in Germania. Da bambino, Džambo non si stancava di accompagnarlo alle prove del suo gruppo ed appena ha potuto, a cominciato a suonare la tromba. Tornato a Strumica, a soli 11 anni Džambo entra come terza tromba nell’Auguševi Orchestra, accanto allo zio Kočo Agušev, allora leader dell’Orchestra. E’ da lui che Džambo impara il mestiere e riceve continue sollecitazioni a studiare e migliorare. Diventa bravo al punto da vincere dal 2006 al 2011 il primo premio messo in palio dalla Kumanovo Trumpet Fest: lo stesso anno in cui gli chiedono di non partecipare più per lasciare spazio a nuovi talenti si presenta al Festival Trubača u Guči. A Guča, sia il pubblico, sia la giuria lo dichiarano vincitore del “Dragacevski Sabor”, la competizione che sceglie la “tromba d’oro” del Festival, un riconoscimento che equivale ad un Oscar della musica balcanica, riservato a stelle di prima grandezza come Milovan Babić e Boban Marković. Stesso destino al festival della tromba di Pehchevo. In Italia Džambo Agušev è arrivato con la propria Orchestra, atterrando nel 2013 a Napoli, con un concerto al Teatro San Carlo e con le collaborazioni con Nino D’angelo, Roberto De Simone, Massimo Ranieri. Oggi la fanfara Džambo Aguševi Orchestra conta dieci musicisti autodidatti e straordinariamente preparati, otto ottoni e due percussionisti, capaci di attingere alle diverse fonti della tradizione balcanica. In studio di registrazione li hanno raggiunti anche Ben Dito, alla batteria e alla voce, e Dzeljo Destanovski, all’unica ancia, la zurla. Trasversale ai dodici brani è la positiva tensione fra virtuosismo e trascinante carica “popolare”. L’abilità tecnica è sempre al servizio dell’arco narrativo e della musicalità del brano ed è equamente suddivisa fra le iperboli individuali e la capacità collettiva di comunicare sempre sincronia e precisione. Ma sa essere anche gusto per lo spettacolo, per il piacere di stupire con la nota acuta, la pausa o l’accento che non ti aspettavi, il passaggio inedito o la citazione che sorprende. Insomma, nel disco entra un po’ del funambolismo che caratterizza le esibizioni sui palcoscenici, ma che non sono fini a sé stesse, perché questa è musica che non nasce sul palco, ma nei momenti di festa e per questo rimane sempre trascinante, prima che elegante e curata nei dettagli. Dopo e accanto ai matrimoni e ai festival, “Brasses for the masses” spiana la strada delle classifiche discografiche e radiofoniche a questi ottoni sfavillanti. Scegliete pure un brano a caso, funzionano tutti. Ma prima, assicuratevi ci sia spazio per muoversi e ballare… 


Alessio Surian

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