Med.Arab.Jewish 7Sóis Orkestra – Live in Sete Sóis (Festival Sete Sóis Sete Luas, 2020)

Nato nel 2003, il Festival Sete Sóis Sete Luas rappresenta una vera e propria unicità nel panorama della world music, avendo dato vita ad una straordinaria rete culturale che unisce oltre trenta città di una decina di nazioni affacciati sul Mediterraneo per favorire gli interscambi artistici e consentire la mobilità degli artisti, facendo conoscere al grande pubblico quanti sono apprezzati nei propri paesi ma poco noti sulla scena internazionale. Su questa scia si inserisce la nuova produzione realizzata dal festival nel 2019 con nascita della Med Arab Jewish 7Sóis Orkestra, ensemble diretto da Stefano Saletti (oud e bouzuki) e composto dal francese Arnaud Cance (voce e chitarra), il creolo de La Riunione Harry Perigone (percussioni), il portoghese Carlos Menezes (basso) e le voci dell’israeliano Eden Holan e della marocchina Soukaina Fahsi. L’incontro tra musicisti e cantanti dal diverso background musicale, appartenenti ai tre grandi mondi culturali e religiosi del Mediterraneo, ovvero l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam, ha dato vita ad un incontro artistico sorprendente che abbatte le frontiere e riavvicina le sponde del Mare Nostrum, facendone riemergere le antiche interconnessioni. A documentare il lungo tour dell’orchestra che ha toccato Spagna, Portogallo, Francia, Ile de la Reunion, Slovenia, Croazia e Italia, è il gustoso disco dal vivo “Live in Sete Sois” che raccoglie tredici brani registrati nell’antica città lusitana di Oeiras. Ascoltare il disco è come immergersi nelle emozioni del concerto con Stefano Saletti, nelle vesti di maestro delle cerimonie, che guida magistralmente l’ensemble proponendo un repertorio ampio che spazia dai canti in sabir al Nord Africa, tocca la Francia e approda a Ile de la Reunion per raggiungere poi Spagna e Portogallo. Ad aprire il disco è una intensa versione di “Lampedusa Andata” (tratta da “Soundcity” di Banda Ikona), cantata in swahili e firmata dallo stesso Saletti il quale ha colto in questo brano in modo profondissimo il dramma dei migranti che attraversano il Mediterraneo alla ricerca di una vita migliore e spesso vi trovano, invece, la morte. Si prosegue con l’invito al ballo con “La mazurka del veuse” di Arnaud Cance che ci porta in Francia, ma è solo per un momento perché il poetico canto d’amore “Kharboucha” ci fa viaggiare nelle suggestioni della tradizione musicale del Nord Africa grazie alla voce di Soukaina Fahsi. La sinuosa melodia di “Ma Ville” ci introduce alla sequenza aperta dal crescendo vocale e percussivo di “Valet Valet”, prosegue con l’acquerello lusitano “Todas Bem Casadinhas” e culmina con “L’uèlh blu”, un gioiello di rara bellezza tutto giocato tra incroci ed attraversamenti sonori. Si prosegue con “Moucha Mia” di Stefano Saletti e il tradizionale portoghese “Laranja do ramo” prima di spiegare le vele verso l’ Ile de la Reunion con “Ma Reunion” e “Mafate” e fare tappa in Marocco con “Joudia”. Il canto del maggio della Sabina “Lu primu de maggio” chiude un disco da non perdere tanto per le motivazioni che lo hanno animato, quanto per la sua qualità intrinseca. 


Salvatore Esposito

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