Federico Marchesano – Atalante (Felmay, 2020)

Contrabbassista torinese di formazione accademica, Federico Marchesano vanta un percorso artistico costellato da esperienze in ambiti musicali differenti dalla musica classica, alla sperimentale, passando per le esperienze in ambito world con Mau Mau, Saba Anglana e Christina Pluhar, fino a toccare il jazz con 3quietmen e la Actisband di Carlo Actis Dato e le collaborazioni, tra gli altri, con Fabrizio Bosso, Gianluigi Trovesi, Mauro Ottolini, Giorgio LiCalzi. A corollario di un cammino così articolato, arriva “Atalante”, album che cristallizza il progetto nato su commissione del Torino Jazz Festival nel 2018 e che lo vedeva alla guida di un quartetto atipico composto dagli ottimi Mattia Barbieri (batteria) e Enrico Degani alla chitarra acustica e da Louis Sclavis (clarinetto e clarinetto basso) che nel 2003 lo selezionò per la Europe Jazz Odissey, formazione composta da giovani musicisti jazz europei. Ispirato all’omonimo film firmato nel 1934 da Jean Vigo, esponente di spicco del realismo francese, il disco si compone di otto brani originali composti da Marchesano che, nel loro insieme, evocano in una chiave poetica e surreale le vicende dei protagonisti della pellicola: Jean e Juliette, due giovani sposi che vivono a Parigi a bordo di una barca-abitazione che attraversa la Senna. La scrittura del contrabbassista piemontese lascia ampio spazio alla improvvisazione e nel contempo svela addentellati ora con il minimalismo, ora con il jazz rock europeo, ora ancora con la psichedelia, esaltando le timbriche scure, le frequenze basse con il dialogo tra contrabbasso e clarinetto al centro della scena e le intersezioni con gli strumenti acustici: chitarra classica e batteria. L’ascolto svela un tessuto lirico di rara bellezza ed intensità che rapisce nota dopo nota, conducendoci attraverso un flusso ininterrotto di suggestioni sonore che si sostanziano tra ritmi serrati e tempi dispari con il contrabbasso di Marchesano e l’inconfondibile clarinetto di Sclavis che, di tanto in tanto, si scambiano i ruoli. Aperto dalla superba “Le voci dentro” tutta giocata in crescendo sugli assoli di clarinetto basso e contrabbasso con quest’ultimo prima pizzicato e poi suonato con l’archetto quasi fosse un violoncello. Se la ballad “Germinale”, colpisce per la sua originale architettura melodica quasi prog-rock in cui il contrabbasso si produce in evoluzioni sonore imprevedibili, la successiva “La vita felice” ci regala un prezioso assolo di Louis Sclavis che colpisce per l’unicità del timbro. La bella sequenza con “Terra”, “Vigo” e la title-track ci accompagna verso il finale con gli echi world che permeano “Shipwrecked” e quella piccola perla che è “Sur la montagne” posta in conclusione a suggellare un lavoro tra i più intensi degli ultimi anni. Un disco da ascoltare e riascoltare, magari in cuffia, per coglierne ogni timbro e sfumatura e toccare con mano il genio di questo quartetto che si è già ritagliato un suo posto nella storia del jazz italiano. 


Salvatore Esposito

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