Rosario Giuliani – Love In Translation (Jando Music/Via Veneto Jazz, 2020)

Sassofonista con all’attivo una carriera ricca di prestigiosi riconoscimenti (Premio Internazionale Massimo Urbani nel 1996, Premio Europe Jazz Contest nel 1997e Premio Top Jazz nel 2000), Rosario Giuliani vanta una lunga serie di collaborazioni con i principali strumentisti della scena jazz internazionale e un ormai corposa discografia in cui spiccano i più recenti “Images” del 2013 e “The Hidden Side” del 2016. Partendo da riferimenti ispirativi come John Coltrane, Charlie Parker, Julian "Cannonball" Adderley ed Art Pepper, Giuliani ha via via cristallizzato un approccio stilistico al sax molto personale e caratterizzato da un timbro e un fraseggio assolutamente inconfondibili. Significativo a comprendere tutto questo è “Love In Traslation”, nuovo album che celebra la ventennale collaborazione artistica con Joe Locke, vibrafonista tra i più apprezzati del momento, ed impreziosito da una sezione ritmica a cinque stelle composta da Dario Deidda (basso) e Roberto Gatto (batteria). Presentato ad Orvieto nel corso della XXVII Edizione di Umbria jazz Winter, il disco presenta dieci brani, equamente divisi tra composizioni originali e standard, che nel loro insieme, compongono una elegia in musica sull’amore, un sentimento tanto indecifrabile quanto profondo e complesso, esplorato attraverso le sue diverse sfaccettature. Il quartetto pennella ogni brano con un linguaggio jazz contemporaneo, nato sotto l’illuminazione dei maestri passati. L’ascolto ci regala un disco denso di lirismo, dal suono straordinariamente compatto ed evocativo in cui l’interplay tra sax e vibrafono non è mai fine a se stesso, ma volto ad esaltare la potenza evocativa dei brani, magistralmente sostenuti dalle architetture costruite da basso e batteria. Ad aprire il disco sono le superbe riletture di “Duke Ellington’s Sound of Love” di Charles Mingus e “Everything I Love” di Cole Porter a cui segue una elegantissima resa di “I Wish you love/ Que reste-t-il de nos amours?” di Charles Trenet e Léo Chauliac il cui arrangiamento incornicia il dialogo sulla linea melodica tra il sax di Giuliani e il vibrafono di Locke. Se la title-track colpisce per la sua struttura compositiva volta ad esaltare tutte le voci strumentali, la successiva “Love Letters” di Victor Young e Edward Heyman piace per i colori timbrici che ne caratterizzano il tema. Nella seconda parte, a brillare sono l’omaggio a Roy Hargrove di “Raise Heaven” firmata da Locke e quello a Marco Tamburini di Giuliani che rappresentano i vertici del disco per intensità e passione con cui il quartetto approccia la loro esecuzione. La brillante “Love is a planchette” di Locke e la gustosa "The hidden force of love” di Giuliani ci accompagnano verso il finale con la soffusa rilettura di “Can’t help falling in love” dal songbook di Elvis Presley che chiude uno degli album più belli ed intensi di questo inizio anno. 


Salvatore Esposito

Nessun commento