Max Andrzejewski’s Hütte & Guests – Play the Music of Robert Wyatt (WhyPlayJazz, 2019)

Quando un batterista prende la decisione di tributare un intero disco ad un altro batterista della generazione precedente alla sua, tenendo conto che non è il suono della batteria l’oggetto in questione bensì la forma canzone o forse più precisamente il senso dell’umorismo assolutamente personale del suo autore ivi contenuto….beh, allora vuol proprio dire che si cerca di catturare l’insondabile! Quindi si è in totale sintonia con il mondo di Robert Wyatt. il quale ha indirizzato in risposta a questo disco il seguente messaggio: “Questo progetto è ottimo nel senso di farmi sentire ancora vivo sapendo che questi brillanti musicisti giovani, a cui va tutta la mia gratitudine, guardano alla mia strada per un momento". Una scelta quindi ponderata quella di Max perché indirizzata ad un percorso di Wyatt che, seppur in un’analisi della società contemporanea umanamente spietata e politicamente comunista dichiarata, non ha mai tralasciato l’aspetto ironico ed umoristico delle cose. La struttura delle melodie rimane assolutamente rispettosa e riconoscibile con tutta la sua eccentrica aria trasognata in versi. Le nove canzoni scelte racchiudono un’ampia gamma di idee, anche se viste da una prospettiva del tutto nuova dal sestetto tedesco che allarga l’omaggio anche a due figure care a Wyatt quali la moglie Alfreda Benge e il compianto Ivor Cutler. La straordinaria voce di Ayşe Cansu Tanrıkulu è capace di vacillare nuotando nella limpidezza come di esser ruvida e grintosa ed, assieme al sassofono, emanare una malinconia terrosa. Ovviamente la voce di Robert Wyatt è stata troppo unica anche nel panorama più o meno rock e non è ad essa che si fa riferimento, ma la trentenne cantante turca si spinge senza timori fin nei pressi dei territori che furono di Dagmar Krause e non è certo poca cosa. L’energico suono del gruppo e l’estatica interpretazione canora non soffocano la natura compositiva delicata e fragile di queste canzoni, estrapolate da differenti e spesso lontani periodi compositivi dell’autore. Le strutture sperimentali e rumoristiche non cancellano le loro profondità di differenti livelli di significato, cosicchè si intrasentono sottotraccia la cantilena di “The Duchess”, il melodramma di “N.I.O.” fino al semi-raga di “Grass”. Già: la voce di Wyatt! Quella voce che seppe cavar fuori quel capolavoro di “Rock Bottom” da un piccolo organo tastiera portatile marca “Riviera”, regalo della moglie quale passatempo mentre lei faceva da assistente al film “Don’y Look Now” a Venezia. Quella voce che seppe trovare l’anima dal suono di un semplice respiro (“Alifib”) o il sentimento dall’odore salmastro del mondo sotto la superficie dell’acqua dei canali della Giudecca (“Sea Song”). Quella voce che seppe incantarci tutti esprimendo la poesia assoluta con le più affettuose parole d’amore verso chi gli era rimasta accanto nonostante l’incidente, che però…...non avevano alcun senso: “not nit not nit no not nit nit folly bololy...per jangle e bojangle trip trip pip pippy pippy pip pip landerim”. L’universo di Robert Wyatt si è mantenuto assolutamente e profondamente onesto, raffinato e divertente lungo tutto il suo lunghissimo percorso artistico, dai Soft Machine ai Matching Mole, al suo spesso solitario cantautorato artigianale con il tratto distintivo della sua unica, inconfondibile e sublime voce. Capace di impreziosire qualsiasi collaborazione, come forse solo il contrabbasso di Charlie Haden sapeva fare. Una voce che dev’essere davvero simile a quella di un angelo, molti glielo avranno detto di sicuro e lui deve averci creduto se è vero che ad un certo punto tentò veramente il volo……! 
Il disco è stato registrato tra il 13 e il 14 dicembre 2018 al LowSwing Studio di Berlino da: Max Andrzejewski (batteria, voce, arrangiamenti), Johannes Schleiermacher (sassofono, flauto, synth), Tobias Hoffmann (chitarre), Andreas Lang (contrabbasso), Cansu Tanrikulu (voce, fx), Jorg Hochapfel (organo, chitarre, voce) e raccoglie i seguenti brani: The Duchess (da “Shleep” 1997), Little Red Riding Hood hits the road (da “Rock Bottom” 1974), You You (da “Comicopera” 2007), Little Red Robin Hood hits the road (da “Rock Bottom” 1974), Cuckoo Madame (da “Cuckooland” 2003), Grass (da single 1981 - in seguito in “Nothing Can Stop Us” 1982), N.I.O. (New Information Order) (da “Dondestan” 1991), Instant Kitten (da “Matching Mole” 1972), Starting in the Middle of the Day We Can Drink Our Politics Away (da “Little Red Record” 1972). 


Flavio Poltronieri

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