Gianluca Vigliar – Plastic Estrogenus (A.MA Records/Goodfellas, 2019)

Sassofonista e compositore romano dalla solida formazione accademica, Gianluca Vigliar vanta un articolato percorso artistico nel quale spiccano le esperienze in large ensemble con l’Orchestra Jazz di Villa Celimontana, la O.J.P di Pino Jodice e la Mambo Puente Latino Orquesta, nonché la participazione come solista a diversi progetti tra cui il Trioness di Federica Minchisanti e il Dasp! 4tet di Matteo Giuliani. Parallelamente, il musicista romano ha coltivato il suo percorso come solista dando vita al FraGia Quartet, formazione pianoless composta da Francesco Fratini (tromba), Luca Fattorini (contrabbasso) e Marco Valeri (batteria) e con la quale si è esibito a New York, durante l’Italian Jazz Festival nel 2011. A distanza di due anni dal debutto omonimo, Gianluca Vigliar torna con "Plastic Estrogenus" disco che mette in fila sette brani originali, registrati con la partecipazione di Andrea Biondi al vibrafono e caratterizzati da una peculiare ricerca sonora e timbrica che si pone in continuità con il percorso intrapreso con il suo primo lavoro. Dal punto di vista concettuale il disco ruota intorno al tema dell'ambiente ed in particolare verso i danni provocati dagli xenoestrogeni, provenienti dalla plastica e da altri prodotti che causano danni alla salute, come spiegato nelle note di copertina. Il musicista romano lancia un grido di allarme in musica per ridestare l'attenzione della società e sollecitare le coscienze. L'ascolto rivela un lavoro che si muove nei territori del jazz contemporaneo, proponendo una scrittura brillante in cui particolare cura è riposta tanto nei temi, quando nelle aperture improvvisative nelle quali viene messo in luce l'interplay tra tutti gli strumenti. Le trame melodiche dei fiati sono sostenute dalla impeccabile trama ritmica costruita dal duo Fattorini/Valeri, mentre il vibrafono entra a sparigliare le carte dal punto di vista armonico. Aperto dalle dissonanze armoniche di "Julaya" in cui il vibrafono tesse una trama ipnotica su cui si muove il sax tenore di Vigliar, il disco entra nel vivo con "Apokalypto", firmata da Valerio Vigliar, e caratterizzata dal dialogo tra la tromba di Fratini e il sax tenore di Vigliar con quest'ultimo che si muove elegantemente attraverso timbri differenti. Se la title-track rapisce l'attenzione sin dalle prime note con il suo incedere ipnotico guidato dal vibrafono di Biondi, la successiva "Minors" si caratterizza per il serrato interplay. Si prosegue con i colori blues di "Taxi Stereo" ci accompagnano verso il finale con "Loopy" e la superba "Suerte!", vertice compositivo di tutto il disco, in cui Fratini e Vigliar danno vita ad un magmatico dialogo tra tromba e sax. Insomma, "Plastic Estrogenus" è un album denso di belle sorprese tanto dal punto di vista composito, quanto da quello musicale e rappresenta certamente il raggiungimento della piena maturità artistica per il sassofonista romano. 


Salvatore Esposito

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