Emmi Kujanpää – Nani (Nordic Notes, 2020)

Questa è una perla rara. Come una perla, cattura subito l’ascolto per la sua forma cristallina, per i suoi strati concentrici, per come sa trasmettere le connessioni fra le tradizioni che le hanno dato vita. Con questo lavoro la cantante e suonatrice di kantele finlandese Emmi Kujanpää raccoglie i frutti di dieci anni di lavoro e nel farlo mostra i vantaggi di sistemi educativi vicini alle esigenze di artisti che sanno essere anche ricercatori, nel suo caso L’Accademia Sibelius, l’Università di Helsinki ed il programma Erasmus con cui nel 2009 ha potuto frequentare l’Accademia di Musica, Danza e Belle Arti di Plovdiv, in Bulgaria. Da quell’esperienza nacque l’ensemble vocale ”Finno-Balkan Voices” con cui ha esplorato le tradizioni di entrambi i paesi. Potendo contare sulla direzione artistica di Dora Hristova, l’ottetto vocale ha prodotto nel 2014 l’ottimo “Finno-Balkan Voices”, con nuovi arrangiamenti di undici brani tradizionali, fra Bulgaria, Ingria e Finlandia, e due composizioni originali. Nel 2017, Emmi Kujanpää ha rinnovato la collaborazione con Dora Hristova e Le Mystère des Voix Bulgares Vocal Academy (la nuova generazione del coro Le Mystère des Voix Bulgares) con un comune concerto a Sofia e registrando con loro nel 2018 alcune sue composizioni per la televisione bulgara nel programma “Ide nashenskata musica”. ”Nani” è il primo disco a nome di Emmi Kujanpää ed è l’occasione per documentare a dovere l’incontro fra la sua voce, i suoi gioielli percussivi e il kantele e le voci del coro Le Mystère des Voix Bulgares Vocal Academy: Mirela Asenova, Violeta Marinova, Stanislava Bobeva, Elizabet Janeva, Lubomira Pavlova, Maria Krusteva, Polina Paunova, Boryana Vasileva, Maria Georga, Radostina Nikolova, Elichka Krastanova (alto e voce solista). Il risultato è magnifico e si avvale della collaborazione di musicisti finlandesi che si rivelano fin dal primo ascolto indispensabili a quest’album: Jarkko Niemelä, tromba e voce, Eero Grundström, harmonium e voce, Sauli Heikkilä che ha fatto sue le tecniche del canto armonico e dello strumento a corde Morin khuur di Tuva. I dieci brani cantano la vita delle donne, la loro gioia, i loro dolori, la nostalgia. Emmi Kujanpää le ha composte, le ha arrangiate e ha scritto la maggior parte dei testi, in finlandese, karelico, e in lingue bulgare. Ha anche prodotto l’album che è stato registrato da Delian Ivanov e Mikael Hakkarainen negli studi della televisione bulgara a Sofia e nel centro per la musica “Musiikkitalo” a Helsinki. L’album è stato pubblicato nella collezione del Dipartimento di musica folk della Accademia Sibelius, dove Emmi Kujanpää insegna canto folk e kantele. Ad aprire l’album è “Ogrejalo slantse / Vuota vuota”, nuova versione a cappella di un brano tradizionale bulgaro con il coro femminile Le Mystère des Voix Bulgares Vocal Academy a sostenere la voce solista di Emmi Kujanpää, la quale canta una storia semplice e misteriosa al tempo stesso: una giovane donna soffre perché non trova uno sposo, ma un uccello le chiede perché si lamenti dato che dietro ad un orecchio porta un fiore, segno che è fidanzata. Nel bel video in bianco e nero diretto da Antti Kujanpää, che presenta la canzone, è la stessa Emmi Kujanpää a impersonare la giovane donna, in dialogo con una donna anziana, Ritva Kattelus, che sa interpretare le sue inquietudini attraverso la danza, accompagnata da altre tre danzatrici: Marjo Kopra, Inkeri Sippo-Tujunen, Raija Tuukkanen, per la coreografia di Inkeri Sippo-Tujunen. Un video che riflette l’impronta narrativa dell’album senza discostarsi dal registro di essenzialità che lo caratterizza. E che diviene paradigmatico nel secondo brano, affrontato da Emmi Kujanpää in perfetta solitudine, prima di riprendere il dialogo con il coro nel terzo brano, che da il titolo all’album e va a disegnare orizzonti e spettri sonori molto ampi. È solo con il quarto brano, “Celestia” che compare un altro strumento, il kantele, prima in forma di solista e poi insieme al coro. “Milenkalle – A Song For Milenka” regala un dialogo fra la voce e la tromba di Jarkko Niemelä con geometrie ascendenti che sanno esplorare tensioni e dissonanze, quasi un preludio a “Milenka”, in cui il dialogo si allarga alla dolcezza del kantele. “Kuutar – The Goddess Of The Moon” gira pagina e lascia di nuovo spazio alle sole percussioni e voci, questa volta nei toni più nasali e rurali e sapientemente ipnotici. “Sirkus Savonia” allarga nuovamente la paletta sonora coinvolgendo altre a percussioni, voci e tromba anche Eero Grundström con il ritmo che si fa più incalzante quando sopraggiungono le voci di Niemela e Grundstrom. Il morin khuur e il canto difonico di Sauli Heikkilä portano “Laulajan Loitsu,” fino in Mongolia, prima di lasciar spazio alla dolcezza del kantele per chiudere con un ponte vocale fra Finlandia e Bulgaria nel brano corale che evoca una notte bianca, “Yoik Of A White Night”, luminosa come una perla. 



Alessio Surian

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