Leonardo da Vinci, musica e strumenti musicali - II Parte

Organetto continuo
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Prendiamo ora un altro esempio (contenuto nel Codice Madrid II), che ruota intorno al progetto di un “mantice”, in cui Leonardo descrive che, mentre si spinge, si produce uscita di aria, quando si tira indietro deve ricaricarsi senza pompare più aria. Negli organetti portativi del tempo c’erano sempre due mantici, negli organi positivi erano addirittura necessari i tiramantici, azionati fisicamente da aiutanti mentre il musicista suonava. Leonardo nel disegno spiega e annota, “mentre m aprirà, n serrerà, così il vento fia continuo”. Fine. Il progetto è questo, tutte le altre sono forzature. Qualcuno dice che questo sia l’antenato della fisarmonica, ma non la ritengo un’osservazione pertinente, perché è uno strumento ad ancia doppia e funziona perché l’aria spinge il suono verso l’ancia.  Tuttavia si preferisce dire e scrivere della “fisarmonica di Leonardo”, riferendosi all’organetto continuo (in Madrid II, f. 76r) che ho costruito con Mario Bonoconto, di cui avevamo già parlato nel precedente incontro.  Il “foglio 76r” del Codice Madrid è uno dei più interessanti per la ricerca organologica. Nonostante si tratti di schizzi eseguiti velocemente, Leonardo descrive il funzionamento di almeno quattro differenti tipologie di strumenti polifonici progettati a regola d'arte. I progetti sono accomunati dal desiderio di creare meraviglia nell’ascoltatore, attraverso l'emissione di un suono “fluido” e ininterrotto. Tra essi, la cosiddetta “Piva continua” che, nella sua estrema semplicità, risulta affascinante e geniale. Fa parte degli stereotipi l’idea di guardare a Leonardo come a un “genio”, ma ritengo sia una scorciatoia legata a concetti facili da comunicare ai lettori o al pubblico di massa. Pensiamo all’invenzione denominata l’“automobile”, la chiamiamo così, ma il progetto era di un “carro semovente programmabile” per il teatro. Detta in questo modo, però, per i nostri contemporanei l’idea non sarebbe apprezzata e capita, per cui si preferisce semplificare e dire che Leonardo con la sua invenzione fu il precursore dell’“automobile”, e ciò è molto più spendibile mediaticamente (…). Tornando al mantice, Leonardo applica la stessa idea a diversi progetti.  Parliamo, quindi, di un altro strumento di recente costruzione, riferibile a due anteprime mondiali del 2019.  Si tratta di un organo del quale, negli anni Ottanta, aveva scritto anche Carpiceci. Osserviamo bene. Per fare questo disegno, Leonardo avrà impiegato una manciata di secondi.  I tasti sono segnati con dei puntini, i due mantici sono molto più grandi, posti ai lati dello strumento vanno direttamente nel somiere, dove viene convogliata l’aria e l’astina segnata rimanda ai piedi, i quali si muovono alternativamente pompando aria, la quale va a caricare un mantice di compensazione. Funziona: è uno strumento completo. In questo caso per la realizzazione ci siamo avvalsi della collaborazione del Maestro organaro Saverio Tamborini. 
Grande organo continuo
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È uomo con grande esperienza e di valore. Capisci se hai davanti a te persone valide quando, come nel suo caso, non hanno paura di raccontarti i loro segreti. Abbiamo parlato per due ore. In poco tempo aveva già risolto innumerevoli problemi tecnici.  Lo studio di base e il modello 3D (lavorando sempre sul Codice Madrid II, f. 76 r) lo avevo già pronto, poi ci siamo divisi i compiti per la costruzione, realizzando due diversi strumenti.  In anteprima, lo abbiamo presentato a Los Angeles (Museo “Reagan”) poi, a giugno (2019), lo abbiamo presentato, a Milano, alla Palazzina Liberty.  In America, dopo la conferenza è intervenuto l’ex tastierista dei “Queen”, il quale ha suonato sull’organo delle conosciute melodie del gruppo. Il discorso sugli strumenti musicali di Leonardo possiamo continuarlo, parlando di quelli progettati per fini spettacolari, dove rilievo assumono le forme e le timbriche.  È più facile raccontare di un oggetto fantastico come la “lira d’argento” alla quale accenna il Vasari anche se non abbiamo nessun disegno con cui confrontarci. Io dico, che per valorizzare l’opera dell’artista fiorentino sia più proficuo utilizzare i suoi disegni, perché concretamente ci raccontano di come effettivamente ragionava e lavorava. Prendiamo ancora il “foglio 175 r” del Codice “Arundel”. Una parte è dedicata ai movimenti della terra e al movimento dei pianeti, un’altra parte agli strumenti musicali, dove viene sviluppata un’idea di fondo, cioè come realizzare strumenti a percussione modulabili. Guardiamo il disegno del tamburo: se tendo la tela, aprendo questa “forbice” cambia il suono; quest’altro, invece, è un “tamburo flauto”.  Come quando si suona il flauto, nelle intenzioni, dovresti riuscire a ottenere un’intonazione diversa. Siamo sempre nell’ottica della modificazione timbrica su cui spesso lavorava Leonardo. Sulla carta l’idea era apprezzabile, ma tecnicamente incontra dei problemi (…). Qui vediamo disegnate delle raganelle, dove si aprono e chiudono degli “sportelli” per creare sonorità diverse, verosimilmente pensate per essere impiegate in teatro o per creare quegli effetti di stupore di cui parlavamo prima. Quest’altro è un tamburo che strumentalmente non funziona, perché richiede l’utilizzo di una pelle aperta. Il principio è di avere un tamburo che possa suonare come uno “xilofono”. Nel disegno sono segnate le barrette di pelle, tese da delle corde. L’obiettivo era di poter suonare tramite le barrette note diverse. Se guardiamo questo altro strumento (tamburo elastico, sempre nel Codice Arundel), osserviamo che Leonardo progetta un tamburo avente una gabbia di metallo. Il disegno è basico e intuitivo.  Vi sono una gabbia e una vite senza fine azionata da una manovella, tramite la quale puoi tendere o rilasciare la pelle, avendo la possibilità con uno stesso supporto di eseguire diversi suoni. È questo un meccanismo progettato da Leonardo che, nella pratica strumentale orchestrale, sarà utilizzato solo agli inizi dell’Ottocento (...). 
Tamburo elastico
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Francamente, rimango perplesso quando sento studiosi e divulgatori andare a cercare qualità musicali di Leonardo non dimostrabili, citando sempre alcune vaghe note biografiche che dovrebbero essere interpretate tenendo presente che Vasari, quando scriveva, aveva l’intento di “ esaltare” ogni qualità di Leonardo, cercando indirettamente di garantire valore al proprio lavoro di scrittura e di documentazione. Questa almeno è l’idea che mi sono fatto. Tra gli strumenti, alla fine si mette sempre in risalto la “lira d’argento con la testa di cavallo”. Possibile forma e materiali idealmente affascinano, ma nella pratica su che cosa possiamo basarci per la costruzione? In mancanza di disegni ed esplicite indicazioni di Leonardo, possiamo formulare credibili ipotesi e procedere, mentre abbiamo ben altri documenti, più concreti, che ci permettono di dare valore alla sua ricerca musicale. Tuttavia questi documenti, quasi sempre, rimangono appannaggio di pochi, ma una delle mie sfide è di riuscire a garantire un’informazione completa, basandomi il più possibile su dati oggettivi usando, ove necessario, la tecnologia moderna, come i modelli multimediali in 3D. Parlando, poi, della nota “Dragolira” (drago parlante, che compare nel Codice Ashburnham fogli C e D), troviamo disegnato uno strumento musicale a corde pizzicate, a forma di testa di drago. Personalmente ho qualche dubbio sulla paternità del tratto e del disegno. In ogni caso, è evidente che si tratti principalmente di uno strumento concepito per essere utilizzato in una scena teatrale, avvalorerebbe la mia tesi il fatto che esistono altri disegni (in un altro foglio) che mostrano un uomo a cavallo indossante una maschera, intento a suonare una tromba. Sono tutti disegni riferibili a scenografie teatrali, il cui scopo principale era quello di stupire esteticamente. Nei nostri ragionamenti, dobbiamo tenere conto della committenza di Leonardo per la quale, soprattutto a Milano, era chiamato a realizzare magnifiche e sontuose rappresentazioni teatrali e festive, di cui parlano anche le cronache del tempo. Sono ambiti operativi in cui teatro e musica andavano a braccetto (…). 
Drago parlante
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La progettazione per Leonardo era concepita in itinere, ideava, cercava di capire quali fossero i problemi per risolverli tecnicamente; comprendeva che alcuni strumenti potessero essere perfezionati, però si scontrava sempre con la prestazione fina, quella cioè che serve e viene apprezzata dagli esecutori professionali. La “clavi viola” (“Codice Atlantico, foglio 93r”) è una bellissima idea, che permetteva con un solo strumento di riprodurre idealmente la musica di un quartetto di strumenti a corda, camminando ad esempio durante una festa (...).  Ebbe idee geniali, ma trovo fuorviante e limitativa l’associazione Leonardo = genio. Genio si nasce. Leonardo la sua genialità la conquistò passo dopo passo. Con sacrificio, studiando, applicando, verificando. Ha continuato a progredire evolvendosi con lo studio e la sperimentazione, con la pratica, nel caso degli strumenti musicali confrontandosi strumentalmente con il mondo della liuteria che ai suoi tempi era parecchio evoluto.   Anche il verbo “inventare” trovo sia spesso usato a sproposito. Uno strumento si evolve nel tempo e lo si perfeziona, c’è sempre alle spalle una tradizione, una storia, quasi mai s’inventa dal nulla. Questi sono concetti basilari che hanno caratterizzato la storia delle scienze e della tecnica, ma che molti preferiscono ignorare. Guardando ai dati oggettivi, possiamo avanzare valutazioni globali. Alcune idee di Leonardo sono solo riportate sulla carta, altre solo abbozzate, alcune sviluppate parzialmente, altre ancora realizzate in forma di prototipo. Bisogna perciò saper distinguere e valutare, ma comprendo che non sia operazione alla portata di tutti. Di certo, Leonardo ideava e progettava con i piedi in terra, cercava un riscontro pratico, calato nel suo tempo. Dei progetti riscontrava e conosceva i limiti, e non ho problemi a dire che, in numerose occasioni, s’intravvede una sua inesperienza organologica, come nel caso di questi flauti a fessura (“foglio 1106r” del Codice Atlantico), a scorrimento, di cui abbiamo già detto in passato. Non tutta la progettazione organologica di Leonardo può essere posta su uno stesso livello. 
Edoardo Zanon, Jonathan Pia, Marco Casiraghi
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E prendo spunto da questo rilievo, per evidenziare un aspetto tecnico del mio lavoro di costruzione che, fino a questo momento, è stato pensato soprattutto per le esposizioni e per le mostre. In diverse occasioni abbiamo avuto modo di far suonare gli strumenti realizzati a musicisti professionisti, ma anche quelli più avanzati non reggono un intero concerto, perché hanno delle criticità.  Tuttavia un grande ringraziamento per i risultati ottenuti devo rivolgere anche ai miei collaboratori, in primis ai liutai che, negli anni, mi hanno aiutato nella realizzazione: Mario Bonoconto, Marco Casiraghi, Marco Minnozzi, Pino Zampiga, Saverio Anselmi Tamborini. Ho piena consapevolezza del rilievo che ha il mio lavoro rispetto alle progettazioni di Leonardo in ambito musicale, ritengo sia ormai maturo anche il tempo per scriverne in modo compiuto in un’opera specifica. Intanto, sempre con i piedi per terra, proseguono le nuove realizzazioni musicali di “Leonardo3” per la mostra milanese, sulle quali preferisco mantenere riserbo, almeno per il momento. Rispetto all’approfondimento di Leonardo e la musica e dei suoi rapporti con i compositori e i teorici del tempo, come ad esempio Gaffurio e Pacioli, è più utile si esprimano altri esperti.  Da quanto ho potuto capire in questi anni di ricerca, l’appeal musicale di Leonardo era più rivolto a cercare sonorità che alle composizioni, io non ho mai riscontrato velleità compositive in Leonardo, viceversa avrebbe lasciato tracce consistenti e indelebili, come nel suo stile (…).  

Coda 
Apprezziamo Edoardo Zanon come progettista e studioso anche per gli obiettivi generali che insegue con coraggio imprenditoriale, cercando di superare gli stereotipi d’immagine che si sono venuti a sedimentare nel corso dei secoli. Con animo musicale, a nostro modo, abbiamo voluto commemorare Leonardo da Vinci a cinquecento anni dalla dipartita. Un anno speciale durante il quale, nel mondo, si sono susseguiti eventi di ogni genere che, in vario modo, hanno mostrato la sua grandezza
Tromba gigante
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intellettuale e umana, sorretta da un entusiastico rispetto verso la Natura, da lui ammirata e contemplata in ogni particolare in quanto fonte di profonda conoscenza. Una conoscenza capace di superare i confini, la quale gli permise, con visione olistica, di emergere come uomo d’ingegno e di talento universale, costantemente proteso all’approfondimento di molteplici ambiti del sapere, ricercando principi di unitarietà e armonia. Concedendoci nel finale una breve digressione, pur vivendo anni di cambiamenti epocali e di crisi dei valori, siamo certi che la luce delle opere e degli insegnamenti di Leonardo, superando la semantica delle parole, continuerà a infondere etica passione negli animi dei contemporanei i quali - con ars, scienza e tecnologia - sono chiamati a porre urgente rimedio ai danni ambientali prodotti in pochi decenni dai propri simili, tornando ad avere rispetto, riguardo e attenzione verso la Natura e le sue leggi, che da sempre sono state base universale per la crescita delle diverse civiltà e dell’intera umanità. 


Paolo Mercurio

Gli strumenti musicali citati nel contributo sono visibili presso la mostra permanente “Il Mondo di Leonardo” (www.leonardo3.net), in Piazza della Scala, a Milano

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