Francesca Prestìa – Donne del Sud. Anch’io Francesca Prestìa canto Otello Profazio (Calabriasona, 2019)

“Donne del Sud. Anch’io Francesca Prestìa canto Otello Profazio” è l’accorata interpretazione di un florilegio di brani composti dallo straordinario, moderno cantastorie di Rende ad opera della catanzarese Francesca Prestìa. Dalla collaborazione tra Otello e Francesca è nato questo CD, che propone quattordici tracce di Profazio che ha fatto la storia degli ultimi cinquant’anni di folk revival, di cui tre scritte a quattro mani con l’amico Ignazio Buttitta, il poeta di Bagheria. Apre il CD “Lingua e dialettu”, una vera e propria dichiarazione d’intenti: «Un populu diventa poveru e servu/Quandu cci arròbbanu ‘a lingua addotata d’i patri», versi interpretati nel CD dalla voce dello stesso Profazio, che poi lascia campo libero alla Prestìa e in diversi momenti dell’album interviene ancora con sapienti incursioni. Ci si addentra nelle canzoni che la Prestìa ha scelto e che affrontano l’amarezza e la drammaticità della condizione femminile. Oltre a diversi brani a tema amoroso: “Amuri amuri”, “Lontananza”, “Nu letticellu arricamatu”, “Non amate forestieri”, “La grazia” ci sono “La Baronessa di Carini”, “La regina senza re”, “Il riscatto della bella” per narrare le vicissitudini tragiche di importanti donne che sono diventate simbolo in questa zona dell’Italia meridionale. Uno dei brani più importanti di questo lavoro, “La regina senza re” scritto a quattro mani da Profazio e Buttitta, narra la storia di Franca Viola, la prima donna che in Italia ha rifiutato il matrimonio riparatore: si fidanzò ufficialmente all'età di quindici anni, con il consenso dei genitori, con il nipote di un mafioso, che in quel periodo venne arrestato. Ciò indusse il padre di Franca, a rompere il fidanzamento; la famiglia Viola fu così soggetta ad una serie di violente minacce ed intimidazioni, finché il 26 dicembre del 1965, il mafioso, insieme a dodici complici, organizzò il rapimento della ragazza, che fu violentata e segregata per otto giorni. Le regole dell'omertà prevedevano che in questi casi tutto si risolvesse con la cosiddetta "paciata", ovvero un incontro volto a mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e far accettare alla famiglia della ragazza le nozze dei due giovani. Franca, invece, lo denunciò per stupro, aiutata e sostenuta dal padre, che si costituì parte civile e un anno dopo, il suo violentatore, con sei complici, venne condannato per sequestro di persona e violenza sessuale. Profazio ha scritto tanti brani di denuncia facendo luce su episodi gravissimi come quello raccontato in “Melissa” in cui si fa riferimento alle lotte per la terra, quando le classi dirigenti hanno mandato allo sbaraglio i contadini facendone fare carne da macello ad opera dei celerini del ministro Scelba. Da segnalare anche una toccante versione della celeberrima canzone di Profazio “La crozza”. Tra le precedenti produzioni discografiche della Prestìa, insegnante, compositrice di testi per il teatro, autrice di libri, ci sono “A Cantastorij”, “Mina Ventu” con le voci di alunni e alunne dell’8° Circolo didattico di Catanzaro e, nel 2016, "Mare nostrum". Nella sua scelta civile e artistica c’è il voler dare voce e spazio alle donne che, pur essendo la metà del cielo, hanno poco spazio per esprimersi. Le interpretazioni nel CD sono fresche, appassionate e dirette, grazie alla bella voce di Francesca che, accompagnandosi alla chitarra, arriva all’ascoltatore con grande forza comunicativa. A tratti intervengono il violino, la chitarra classica, il tamburello. La registrazione è artigianale, senza rielaborazioni e, dunque, possiede un’espressività diretta. 

 Carla Visca

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