Roberto De Nittis – Dada (Caligola Records, 2019)

Pianista di talento e in grado di spaziare attraverso ambiti musicali differenti dal jazz alla musica classica passano per il pop, Roberto De Nittis vanta una solida formazione accademica con la laurea con lode in discipline musicali jazz e un articolato percorso artistico costellato da prestigiose collaborazioni tra cui vale la pena citare: Mauro Ottolini, Gavino Murgia, Paolo Fresu, Roy Paci, Gegè Telesforo, Maurizio Giammarco, Dan Kinzelmann, Omer Avital, Morgan e Gino Paoli. A coronamento di queste esperienze messe in fila nel corso degli anni, il pianista pugliese, giunge al debutto discografico come solista con “Dada” album che raccoglie quattordici brani in larga parte originali, incisi con la collaborazione di Zoe Pia (clarinetto piccolo, flauto dolce, saxoflute quercetti e giocattoli), Sebastian Mannutza (baby violino), Davide Tardozzi (baby chitarra elettrica, ukulele tenore), Glauco Benedetti (sousaphone e bombardino), Marcello Benett (baby Drum e caffettiera) e le voci di Vincenzo Vasi (theremin, giocattoli) e Ada Montellanico (voce & giocattoli). Si tratta di un lavoro dal taglio molto originale nel quale De Nittis ha sintetizzato gli studi e le precedenti esperienze musicali, divertedosi a mescolare stili e generi musicali differenti, colorando il tutto con arrangiamenti in cui al centro vi è l’utilizzo di giocattoli e micro-strumenti. L’ascolto rivela composizioni che sovvertono gli stilemi delle blue note in un gioco di contrari in cui composizioni originali per micro-strumenti si affiancano a riletture di classici del jazz, della musica classica e della contemporanea. Il jazz e lo swing sono, dunque, la base di partenza per una ricerca sonora a tutto tondo che si muove su atmosfere immaginifiche, quasi felliniane. Si parte con le sperimentazioni e gli alambicchi sonori de “L’alchimista” che sfocia in una melodia irresistibile ed a cui segue “Jinrikisha”, firmata da Zoe Pia, che si dipana in una atmosfera misteriosa per sciogliersi nel finale con il volteggiare della voce di Ada Montellancio. Se “Tartaruga” è una gustosa divagazione nella canzone d’autore, la successiva muove da sonorità vagamente mediorientali per giungere ad una esplosione sonora free form. L’ironica title-track ci introduce alla spensierata “Oneiroi” in cui fa capolino la voce di un bambino. Si prosegue con la bella rilettura di “Always true to you in my fashion” di Cole Porter ma il vertice del disco arriva con la sequenza composta da “Istanbul not Constantinople” di Nat Simon, “Ambaradan” di Zoe Pia e “La menade danzante” che si lasciano apprezzare per originalità e brillantezza degli arrangiamenti. I tre movimenti (“Waltz”, “Polka” e “Foxtrot”) della suite jazz di Dimitri Shostakovich e la ghost track “Spongiebob” completano un ottima opera prima che rappresenterà certamente un ottima base di partenza per il percorso solista di De Nittis.


Salvatore Esposito

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