L’Orage – Medioevo Digitale (PhD/Artist First, 2019)

Anticipato dalla pubblicazione del singolo “Canto d’addio”, ispirato alla vita del filosofo Giordano Bruno, “Medioevo Digitale” è il nuovo album de L’Orage, folk-rock band valdostana nata nel 2009 dall’incontro tra il cantautore Alberto Visconti (voce e chitarre) con i fratelli Remy (ghironda, organetto, violino e cori) e Vincent Boniface (organetto diatonico, sassofoni, tastiere, cornamuse e cori) ed attualmente completata dalla sezione ritmica composta da Luca Moccia (basso) e Antonio Gigliotti (batteria). Sin dall’esordio “Come una festa”, ispirato all’opera di Arthur Rimbaud, il gruppo si è segnalato come una delle realtà più interessanti della scena folk e world italiana, raccogliendo prestigiosi riconoscimenti, mettendo in fila collaborazioni di prestigio (su tutte quella con Francesco De Gregori), ma soprattutto dando alle stampe lavori di ottima fattura come “La Bella Estate”, la raccolta con inediti “L’età dell’oro” e il più recente “La Macchina del Tempo” del 2016. In questi tre anni di pausa discografica, L’Orage ha proseguito la sua intensa attività live, senza dimenticare i progetti collaterali dei vari componenti dai Trouveur Valdotèn al Collettivo Decanter per toccare i Pìtularita. Questo nuovo episodio discografico del gruppo è l’evoluzione ulteriore della loro continua ricerca musicale nella quale un songwriting dalla cifra stilistica originale si accompagna ad esplorazioni sonore che dal folk passano attraverso sonorità moderne per toccare la world music. Abbiamo intervistato Alberto Visconti per approfondire con lui la genesi e i temi di questo nuovo album.

Partiamo da lontano, come si è evoluta la ricerca musicale de L'Orage dagli esordi a questo nuovo album?
Abbiamo cominciato con uno spirito avventuriero e assolutamente esplorativo. Non avevamo idea di cosa stessimo cercando, ma ci entusiasmava trovarlo. C'erano le mie canzoni, canzoni accumulate e portate con me negli anni della mia gioventù vagabonda, e c'erano gli strumenti e l'immenso bagaglio di melodie tradizionali e incastri armonici di Rémy e di Vincent. C'era un gruppo di amici che per svariate ragioni si erano ritrovati uniti da questo progetto. Un progetto che è stato, fin dall'inizio, baciato dalla fortuna di avere un pubblico di appassionatissimi.  Siamo cresciuti insieme, insieme abbiamo calcato palchi sempre più grandi, ci siamo fatti il nostro giro nel mondo dello Showbiz (anche grazie a Tiziana Sconocchia che è diventata la nostra manager nel 2012).  E abbiamo continuato a scrivere e a registrare. Dal 2010 a oggi abbiamo fatto 5 album, non male per degli indipendenti come noi. Nel corso degli anni siamo andati alla ricerca di un sound che fosse colto e pop al tempo stesso, cercando di trovare una formula meno prolissa e più immediata di quelle sperimentate ai tempi del progressive senza però nemmeno entrare nella maniera tipica del combat folk. Con Medioevo Digitale crediamo di essere arrivati a una buona sintesi, un po' più aspra e tagliente delle versioni precedenti.

Ci potete raccontare come nasce "Medioevo Digitale"? Come mai avete scelto questo titolo?
Medioevo Digitale nasce dopo un periodo di silenzio, il più lungo della nostra storia. E' un disco scaturito dall'esigenza di rispondere in maniera più viscerale possibile ai "tempi moderni" che ci circondano. E' un grido di appartenenza e di resistenza. Un disco che abbiamo cercato di caratterizzare con i chiaro scuri più  marcati della nostra discografia. In quest'album le parti "cattive" sono proprio "cattive" (“Terra Desolata”, “Medioevo Digitale”, “Canto d'Addio”) mentre il dolce rasenta lo struggente (“Occhi miei”, “Sylvie”).  
Il “Medioevo Digitale” del titolo è quello che proviamo a creare in musica miscelando ghironde e casse elettroniche ma anche quello che denunciamo, quello dei nostri tempi: un'epoca in cui istanze a dir poco medioevali viaggiano incontrastate su autostrade digitali.

Dal punto di vista del songwriting quali sono le differenze e le identità tra questo nuovo disco e i precedenti?
Per me la scrittura di questo disco, scaturito di getto nelle ultime due settimane di febbraio è stata dolorosissima, terapeutica, travolgente. Ci ho messo dentro la rabbia dei vent'anni e quella dei (quasi) quaranta. Ho cercato di fare delle canzoni che rendessero giustizia alla mia generazione. Una generazione cresciuta nel mito di grandi cuori come quelli di Kurt Cobain (figura che aleggia spesso nel disco) o di Giovanni Lindo Ferretti a cui oggi si chiede, tra l'altro, di accontentarsi di un successo estivo. Una generazione che si è trovata ad avere vent'anni nel momento del cambiamento epocale esploso nel 2001 e forse soltanto oggi pienamente - e dolorosamente - compreso. Medioevo Digitale è un disco che parla di emarginati, di alienazione, di irreversibile lontananza da casa. 

"Medioevo digitale" si apre con una citazione di "Smells Like Teen Spirit" dei Nirvana, una scelta significativa che fa da preludio ad una sorta di concept album sulla generazione X, quella vissuta tra il 1978 e il 1982. Da dove nasce l'ispirazione per questo disco? 
Come ti ho scritto qui sopra la figura di Cobain è volutamente evocata più volte nel disco. In qualche modo rappresenta l'ultimo di una lunga fila di idoli giovanili nella quale possiamo sicuramente trovare anche Bob Dylan, Bowie, Patty Smith ecc. Eroi che ci sembravano immortali e immutabili ma che nel corso degli anni ci appaiono sempre più lontani e inadatti a decodificare il presente. La sensazione principale è quello di un discorso che si sia interrotto nel suo momento più interessante. "Medioevo Digitale" è un tentativo di riprendere le fila del discorso interrotto nel 2001 con le manganellate di Genova e il cadavere di Carlo Giuliani a metterci un punto. E' un tentativo di riprendere un discorso musicale spazzato via dall'ossessione del contemporaneo, dell'orizzontale. 
In questo senso la citazione più a fuoco dell'album e quella che il brano Terra Desolata fa dell'omonimo poema di Elliot che si chiude con i versi: "Con questi frammenti ho puntellato le mie rovine". Il sentimento che si respira in Medioevo Digitale è lo stesso. 

"Il mare in mezzo" racconta il tema dei migranti. Quanto è importante cantare questa emergenza mondiale?
Crediamo che sia importantissimo cantarla dal punto di vista della canzone, che non a caso ha come sottotitolo "Sul perché hanno i cellulari". L'Emergenza dei migranti è ogni giorno sulle prime pagine dei giornali e in apertura dei TG. Eppure nessuno sente mai le loro voci. In Italia non esiste un rapper, un cantante, un personaggio pubblico che abbia voce per farsi ascoltare che sia arrivato su un barcone. E se ci pensi è assurdo in un'epoca in cui abbiamo filmati letteralmente di qualsiasi cosa. Eppure le loro voci non ce le fanno ascoltare. Crediamo che "Il Mare in Mezzo" sia la canzone più politica che abbiamo mai realizzato. 

"Sette Lune" dal punto di vista musicale rimanda alle strutture della danza tradizionale. Come nasce questo brano?
E'un brano lunare, partorito rispondendo a criteri onirici e non razionali. Credo che parli della sensazione di avere perso la strada di casa. Dell'euforia di essere da soli in un posto sconosciuto, come in quella vecchia canzone degli Stones "2000 light years from home..." 

"Batteria al Lidio" con i suoi ritmi in levare sembra essere la base di partenza per una improvvisazione a tutto campo..
“Batteria al Lidio” è un tema di Rémy che abbiamo usato come fil rouge dell'album declinandolo in due versioni: reggae/dub/elechtro con l'aiuto del grande DJ Grissino e in salsa Nu-folk, un po' Lou Dalfìn, grazie all'aiuto di Francesco Giusta alla ghironda acustica. Nel pezzo è fondamentale l'apporto di un terzo ospite che si è rivelato preziosissimo per la realizzazione dell'album, Roberto "Robbo" Bovolenta che con le sue chitarre e i suoi mandolini ha dato al disco un respiro da grande folk internazionale.  Nel disco ci sono anche i contributi di Federica Formica che fa le voci femminili in "Mia Libertà" e di Nicolò Bottasso che ci onora della sua presenza suonando la tromba in "A Cell Sereno" e il flicorno in "Occhi Miei".

Tra i vertici del disco c'è "La Mia Libertà". Come nasce questo brano?
E' un disco su tutti gli Stefano Cucchi o i Federico Aldrovandi d'Italia. O i Carlo Giuliani... e per estensione un po' tutti i ragazzi e le ragazze della generzione X. Sono stati spesso i più sensibili a finire bruciati dalle manganellate o dalla giustizia, dalle droghe o da una spirale cheli ha portati ad allontanarsi sempre più inesorabilmente dalla società. E la società ne ha pagato le conseguenze. E' una canzone che vuole sussurrare all'orecchio del ragazzo sanguinante con la testa sull'asfalto: "Stai tranquillo, lo sbandato non sei tu". 

Come si evolvono i brani del disco del vivo?
Eh, cerchiamo di pestare più che possiamo. 

Concludendo quali sono i vostri progetti futuri? 
Vorremmo che più persone possibili entrassero in contatto con queste canzoni. Vogliamo fare tanti concerti, qualche videoclip e dare respiro al progetto Medioevo Digitale. In quest'ottica invitiamo tutti i lettori che ne hanno la possibilità a mettersi in contatto con noi per organizzare un live nella loro città!  



L’Orage – Medioevo Digitale (PhD/Artist First, 2019)
Un titolo dalla grande forza evocativa e la copertina che ritrae su fondo giallo una statua greca intenta ad utilizzare un cellulare, racchiudono perfettamente le ispirazioni e i temi di “Medioevo Digitale”, nuovo album di valdostani L’Orage che arriva a tre anni di distanza da “La Macchina del Tempo”. Si tratta di un lavoro profondamente ispirato elle derive della società attuale dove viene alimentato l’odio e l’intolleranza e nella quale internet e i social network ci hanno resi quasi schiavi proprio come accadeva nella società feudale determinando anche una prepotente involuzione culturale. Ispirati dalle speranze e dal vissuto della generazione nata tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, i brani si caratterizzano per il songwriting maturo ed originale di Alberto Visconti, a cui si accompagnano gli arrangiamenti firmati dai fratelli Bonifice in cui al centro vi è un approccio sonoro energico e moderno in cui il folk è la base di partenza per una esplorazione continua attraverso stili differenti. In questo senso determinante è stato anche il contributo di alcuni ospiti come Enrico Remmert che ha cofirmato la title-track, Roberto Bovolenta, Francesco Giusta, Nicolò Bottasso e Dj Grissino, così come i “Terra desolata” ritroviamo i tre ex componenti del gruppo Memo Crestani (chitarra elettrica), Florian Bua (batteria) e Marc Magliano (basso). Composto da dodici brani, il disco si apre con la title-track nella quale fanno capolino i Nirvana evocati nel riff e che si evolve in un brano dalla struttura radio-friendly con la cornamusa a guidare la linea melodica. Si prosegue con “Il mare in mezzo” tutta giocata tra flauto ed archi e con la ballata folkie “Sette lune” che fanno da preludio alla prima parte dello strumentale “Batteria al Lidio”. Gustose sono, poi, la dolcissima “Occhi miei”, i ritmi in levare dell’ironica “A cell sereno” e la ballad “Sylvie” ma il vertice del disco arriva con “Canto d’addio”, ispirata a Giordano Bruno ed impreziosita da una struttura ritmica trascinante. La seconda parte dello strumentale “Batteria al Lidio” ci accompagna verso il finale con l’elegante e poetica “Mia Libertà”, l’intensa e riflessiva “Terra Desolata” e quel gioiellino che è la ballata “Dedans un Jardin” che chiude il disco. Insomma, “Medioevo Digitale” è un disco di spessore che conferma tutta la bontà e l’originalità del progetto artistico de L’Orage.


Salvatore Esposito

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