Kali Malone – The Sacrificial Code (Ideal Recordings, 2019)

A un anno di distanza da “Cast Of Mind”, ottimo lavoro che integra suoni acustici, sperimentazione elettronica e drone music, la compositrice americana Kali Malone torna con un nuovo progetto interamente dedicato all’organo. Cresciuta in Colorado, dopo la formazione musicale come cantante classica, Kali si stabilì a Stoccolma affascinata dalla vivacità della scena musicale svedese. Proprio qui, partecipò per caso a un concerto di musica contemporanea per organo che rivoluzionò radicalmente la sua idea dello strumento. Oltre a questa esperienza particolarmente significativa, l’affascinate racconto di un accordatore e la conoscenza diretta dei diversi sistemi di temperamento, le suggerirono nuove e inaspettate possibilità. Così, poco dopo, provando ad accordare personalmente un organo, Kali iniziò a suonarlo in modo molto naturale e di conseguenza, a ideare un proprio metodo di composizione. A poco tempo dal precedente “Organ Dirges 2016, 2017”, “The Sacrificial Code” compie un ulteriore passo perfezionando la conoscenza dello strumento. Un aspetto molto interessante e significativo dell’intero lavoro è l’atipico metodo di realizzazione. Ad eccezione della sezione conclusiva dell’album, tratta da un concerto presso l’Hagakyrka di Göteborg, la maggior parte dei brani non sono stati registrati in chiesa (come generalmente avviene in molti dischi per organo) ma presso la Kungliga Musikhögskolan di Stoccolma e lo Studio Acusticum di Piteå. In questo modo, grazie anche a un particolare sistema di microfonaggio che ha permesso di eliminare riverberi, rumori esterni e ogni altro possibile “identificatore ambientale”, l’organo si è trasformato in una ”tela bianca”, uno strumento puro liberato da un’impronta culturale tanto significativa quanto caratterizzante. Sul piano formale, le musiche sono volutamente spogliate da ogni virtuosismo e dalla tipica “gestualità” del repertorio organistico (più eseguito), abbracciando invece uno stile diametralmente opposto ascetico, meditativo eppur estremamente intenso nel suo rigore strutturale. In poche parole, una perfetta dimostrazione sonora del principio “less is more”. Brani come “Spectacle Of Ritual”, “Sacrificial Code” o Fifth Worship II, caratterizzati dallo sviluppo lento, graduale e privo di inutili orpelli tipico del Minimalismo, ne sono la perfetta dimostrazione. “The Sacrificial Code” è insomma un album ricco di musica e coraggioso che in dieci brani (2 lp/3cd) offre un ulteriore possibile modo di ascoltare e immaginare l’organo, uno strumento unico e davvero affascinante, soprattutto se riscoperto oggi da giovani compositori con talento e curiosità. Da ascoltare con dedizione. 


Marco Calloni

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