Africa Express – Egoli (Africa Express, 2019)

“Egoli” è il sesto lavoro discografico promosso dall’organizzazione britannica Africa Express. L’idea è quella di offrire occasioni di collaborazione fra musicisti britannici e africani. Il promotore è Damon Albarn (Blur, Gorillaz). E’ una storia che rimonta al 2005: Damon Albarn ed il giornalista Ian Birrell decisero di dar vita a collaborazioni e progetti che reagissero all’inclusione di un solo artista africano nel Live 8 a favore dell’Africa, esemplificazione del colonialismo ancora intrinseco nella produzione artistica. Acqua passata? Non si direbbe, almeno a giudicare dalle critiche appena ricevute da Elon Musk per non aver incluso neppure un artista africano fra i 21 protagonisti dell’iniziativa “Space is the Place” (ispirata all’afrofuturismo di Sun Ra) al Künstlerhaus Bethanien di Berlino. L’ultima iniziativa di rilievo di Africa Express, nel 2013, aveva prodotto le registrazioni di “Maison Des Jeunes”, i cui proventi sono stati destinati a sostenere le produzioni discografiche a Bamako. Per la recente tappa a Johannesburg (che è anche il titolo del singolo che ha lanciato l’album il 12 luglio) Damon Albarn è volato in Sudafrica con musicisti come il chitarrista, e già compagno di avventure, Nick Zinner (Yeah Yeah Yeahs), Georgia, il rapper Ghetts, Gruff Rhys (Super Furry Animals). Il progetto ha avuto il suo momento polemico con due artisti residenti in Inghilterra, Nabihah Iqbal e Yannick Ilunga (o Petite Noir), che hanno protestato perché i loro contratti prevedevano sostanzialmente solo il rimborso spese e la cessione dei diritti su quanto prodotto musicalmente per la simbolica somma di una sterlina. Hanno parlato di “21st-century colonisation” e sono finiti fuori dalle registrazioni, improntate allo spirito della jam e di produzioni da contenere nell’arco di una settimana. Nell’occasione, Africa Express ha confermato che, nello spirito di un’organizzazione non-profit, organizza il bilancio prevedendo che gli artisti “occidentali” investano e cedano volontariamente il proprio tempo e il proprio lavoro, mentre quelli africani vengano pagati e tutti i profitti vadano a loro e alla promozione della musica africana. L’album privilegia i registri pop e hip-hop, con brani che strizzano l’occhio alla radio e al dance floor. Centrati sulla chitarra acustica, si distinguono il benvenuto offerto dalla voce roca di Phuzekhemisi in apertura del disco e “Absolutely Everything Is Pointing Towards the Light“ con Zolani Mahola che duetta con Gruff Rhys sulle note di un brano tradizionale. Gruff Rhys si dimostra il più attento ad arrangiamenti essenziali che valorizzano ritmi e melodie locali anche in “Taranau”, questa volta in coppia con Otim Alpha. La partecipazione dei BCUC, insieme a Nonku Phiri e Mr, Jukes, avrebbe potuto restituire un po’ della straordinaria energia che in tempi recenti ha attraversato non solo Johannesburg, ma anche molti dei migliori palchi di world music, ma “Bittersweet Escape” sceglie un tempo medio e una produzione lucidata che non rende giustizia ai travolgenti crescendo cui ci hanno abituato. Stessa sorte per il mbaqanga delle Mahotella Queens che fanno capolino in quattro tracce dove fanno sentire il proprio potenziale vocale, ma ingabbiate in arrangiamenti lontani dai propri brani migliori, anche se in “The River”, con Zola 7 e Muzi, l’arrangiamento è accattivante e ben costruito. In “City Lights” si confrontano con musica tradizionale achioli, ma il formato electro-dance proposto da Zinner, Georgia e Otim Alpha risulta troppo quadrato. Ce n’è un po’ per tutti i gusti, compresa una rivisitazione dell’house di marca chicagoana in “The Return of Bacardi” con FAKA e DJ Spoko. 


Alessio Surian

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