Quartiere Tamburi – Etranger (Materiali Sonori, 2018)

Batterista toscano, già attivo in vari progetti realizzati da Materiali Sonori, nonché al fianco di The Gang, Ginevra Di Marco, Cisco e Arlo Bigazzi, Marzio Del Testa, nel 2001, ha dato vita a Quartiere Tamburi, una all percussion band che, negli anni, ha visto evolversi costantemente il proprio approccio alla ricerca sonora in uno con la costante tensione verso l’esplorazione di territori sonori poco battuti. L’attuale line-up vede Del Testa (cassa, udu, timbale, campara, cembalo, electronics, loops) affiancato da Iago Bruchi (timpano, block, cembalo), Riccardo Chiti (timpano), Andrea Taddeus Punzo de Felice (timpano, campanacci) e Lucio Passeroni (timpano, balaphone), strumentisti dal diverso background musicale ma accomunati dalla medesima visione musicale, elemento questo che ha condotto il gruppo ad esaltare sul palco la sua originale cifra stilistica, cristallizzata in dischi come “Losna” e “ERT”. Il loro concerti, infatti, sono vere e proprie performance in cui si percorrono i sentieri del ritmo tra i suoni ancestrali dei tamburi all’elettronica per toccare il minimalismo e le telluriche sonorità industrial. Proprio dall’esperienza live ed in particolare dallo spettacolo “Beatitudo” di Armando Punzo, realizzato per la Compagnia della Fortezza di Volterra, ha preso vita l’Ep “Etranger” nel quale hanno raccolto cinque brani che, nel loro insieme, documentano lo stato dell’arte della loro incessante indagine attraverso le percussioni. Aperto dalla meditativa “Piume” e dalla evocativa “Imagination”, entrambe tratte dalla colonna sonora del recital di Punzo, il disco ci regala subito il suo vertice con “Paesaggi Paesaggi” in cui si intrecciano suggestioni visionarie mentre le percussioni rimandano ai ritmi rituali della musica africana. La title-track con la sua immaginifica potenza narrativa ci accompagna verso il finale in cui scopriamo quel gioiello che è “Notte Buona”, un brano introspettivo nel quale le percussioni sembrano scandire il ritmo del respiro vitale prima del sonno. “Etranger” è, dunque, un lavoro intrigante nel quale la ricerca sulle ritmiche e sui timbri va di pari passo con il disvelamento delle potenzialità affabulative delle percussioni.


Salvatore Esposito

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