Bluegrass Stuff – Bluegrass Vision (Nota, 2018)

Nel 1977, mentre si assisteva al declino del rock e all’inizio della stagione del punk, in Italia un gruppo di giovani musicisti milanesi diede vita ai Bluegrass Stuff. Nell’arco di quarant’anni di attività il gruppo ha contribuito in modo determinante nel far conoscere nella nostra penisola il bluegrass, un genere che potremmo definire transoceanico in cui sono sintetizzati elementi musicali differenti dal folk al blues, passando per il gospel e il jazz fino a toccare il vaudeville e la tradizione klezmer. Concerti, festival, incontri culturali, collaborazioni e iniziative divulgative hanno rappresentato una costante nella mission del gruppo che, in parallelo, non ha mancato di curare anche l’attività discografica con lavori pregevoli come “Volare” del 2008 in cui rileggevano il brano omonimo di Domenico Modugno e “Tu vuo’ fà l’americano” di Renato Carosone e “The Old Bridge” del 2013 che li vedeva alle prese con composizioni originali. Tutto questo ha reso la band un punto di riferimento importante a livello internazionale, per tutti gli appassionati di bluegrass e non è un caso che in bacheca vantino numerosi premi e riconoscimenti. Negli ultimi anni, la line-up del gruppo si è profondamente rinnovata ed attualmente vede il leader Massimo Gatti (mandolino e voce) affiancato dal figlio Icaro (banjo e voce), Michele Dal Lago (chitarra e voce), Francesco Mosna (dobro e voce) e Rino Garzia (contrabasso e voce). Questa nuova formazione è protagonista del nuovo album “Bluegrass Vision” che mette in fila quindici brani, tra riletture e composizioni originali che, nel loro insieme, rappresentano la celebrazione del loro lungo percorso artistico. Registrato in presa diretta per conservare la freschezza delle esecuzioni e la spontaneità delle interazioni tra i musicisti, il disco ci propone un viaggio che si dipana attraverso la canzone d’autore americana e i suoi addentellati con il bluegrass. Aperto dalla ballata “Heading West” di Dan Seals, il disco ci regala subito una delle sue perle con la superba resa della nostalgica “North Wind”, nata dalla collaborazione tra Jim & Jesse McReynolds e Charlie Louvin. Se la sofferta “One More Dollar” arriva dal repertorio di Gillian Welch e David Rawlings, la successiva “Spring Peppers” è ripescata in un vecchio disco di Bob Lucas ed impreziosita dall’organetto di Riccardo Tesi. Lo strumentale “Bluegrass Vision” firmata da Massimo Gatti vede il banjo di Icaro in grande evidenza e fa da preludio alla ballata “Ridin' My Thumb to Mexico” di Johnny Rodriguez. Non mancano un'incursione nella tradione inglese con la rilettura “Pretty Fair Maid in the Garden” ispirata a quella di Tim O’Brien nel disco “Fiddler’s Green” e gli splendidi omaggi a Jon Hatford (“No End of Love”), John Prine (“Spanish Piperdream”) e Richard Thompson (“When I Get to the Border”). Lo strumentale “The Wanderer” ripescato da un cassette ci accompagna verso il finale in cui spiccano l’intensa versione di “Steel Rail Blues” di Gordon Lightfoot”, “Borders of the Moon” di John Smith e il tributo a Guy Clark con “Virginia's Real”. Lo strumentale “Friends in Raleigh” di Icaro Gatti completa un disco ricco di bella musica, accompagnato da un corposo booklet con note storiche e aneddoti che raccontano la storia del più longevo gruppo bluegrass italiano, nonché testi e traduzioni in italiano ed inglese. 


Salvatore Esposito

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