Pepe Maina – Scerizza (Archeo Recordings, 2019)

A quarant’anni dalla pubblicazione ufficiale,“Scerizza”, il secondo (e mitico) album di Pepe Maina ritorna per la prima volta in vinile. La nuova versione è curata da Archeo Recordings, etichetta di Firenze specializzata nella ristampa di “oscure gemme sonore dal passato” con particolare attenzione per gli artisti italiani. Come suggerisce il nome stesso della label, quella di Archeo è un’appassionata missione quasi “archeologica” che dal 2014 riporta alla luce pregiati reperti ad alto rischio di perdita. “Scerizza” è uno di questi gioielli che il dj e collezionista Manu-Archeo ha recentemente riesumato dall’oblio. Si tratta di un album assolutamente originale e pionieristico, proprio come il percorso del suo autore iniziato nel lontano 1977 con la pubblicazione (per la CGD) dell’esordio “Il canto dell’arpa e del flauto”, uno dei primi esempi di world-music. L’anno successivo Maina si unì agli Agorà, suonando le percussioni in alcuni concerti, compreso un evento filmato a Montreux ancora inedito. Dopo il precedente e fugace contatto con una major discografica, nell’estate di quel 1978, Pepe iniziò a lavorare a un nuovo progetto completamente autoprodotto e registrato nel personale Nonsensestudio in compagnia di Massimo Spinosa al basso, Carlo Maina e Maria Corsello alle voci e del misterioso Sri Boomotooni (il suo cane). La successiva fase dell’elaborazione fu ultimata agli inizi del 1979, stesso anno di uscita del disco. “Scerizza”, dal nome di una frazione in provincia di Lecco dove il musicista vive, riprese il discorso interrotto con il precedente “Il canto dell’arpa e del flauto”, giungendo a un risultato complessivo forse ancor più maturo ed eclettico. All’ascolto, ancora oggi risulta davvero difficile descrivere a parole il contenuto di quest’opera, un variegato mix di umori e atmosfere. Ci sono canti popolari che incontrano organo e sintetizzatori (“Coro di Nava”), inediti spunti quasi prog e persino curiosi esperimenti di “folk orchestrale”, suonati quasi esclusivamente dal solo Maina, che da fiero autodidatta passa con estrema disinvoltura dalle chitarre, alle tastiere, ai flauti, alle cornamuse, sino a percussioni, zither e salterio. Pepe stesso definisce il proprio stile “Musica ambient & prog rock per sogni e illusioni”. La musica di “Scerizza” è senza dubbio estremamente progressiva, lo è nel significato più autentico del termine e conserva in più il potere evocativo della musica ambient arricchita da luminose tinte mediterranee. La sognante “Cocoon Star (Parte 1 e 2)”, accompagnata dai vocalizzi della Corsello ne è la perfetta dimostrazione. “La danza dei pulcini”, prosegue il viaggio all’insegna della versatilità e nel suo incedere sembra evocare una fanfara arcaica, mentre “Canzone di Maggio” presenta un suadente tema guidato dalle cornamuse. Per chiudere in bellezza, c’è persino spazio per un brioso divertissement per sintetizzatori e flauto intitolato “Al contadino non far sapere quanto sei cretino” che nelle atmosfere si avvicina un po’ ad alcune cose degli Aksak Maboul (vedi in particolare lo splendido “Onze Danses Pour Combattre La Migraine”). In definitiva, “Scerizza” è un lp davvero personale in cui la creatività viaggia libera da riferimenti e senza alcun ostacolo. Pepe Maina cita spesso i Jade Warrior come uno dei suoi principali gruppi ispiratori ma qui c’è anche altro, world music, canti popolari, elettronica, sperimentazione e ironia si incontrano in un risultato unico. Concludo questa mia piccola introduzione segnalandovi che la nuova ristampa è disponibile in due edizioni limitate e include, oltre alle tracce del vinile originale, anche “Sorpresa (Versione 3)”, un brano inedito registrato durante le sessioni di “Scerizza”. Buona esplorazione a voi curiosi ascoltatori. 


Marco Calloni

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