Alim Qasimov & Michel Godard – Awakening (Buda 2019)

Respiro. Voce. Ritmo. Sono sufficienti le battute che aprono l’album in “Doyme Karami” per riportarci ai fondamentali. Michel Godard e Alim Qasimov disegnano, fin dalle prime note, un mondo inconsueto e intimo allo stesso tempo: un mondo cui ti pare strano non aver prestato maggiore attenzione e che prelude ad ascolti ripetuti. È raro poter sentire il serpentone, antenato cinquecentesco della tuba, con tre ottave di estensione. Godard sa proporlo sia come strumento solista, sia come “controcanto” ed estensione della voce di Alim Qasimov che canta nella tradizione dei mugham e della poesia spirituale dell’Azerbaigian e si accompagna con il daf. Già nel secondo brano, “Dunya Mardlar Dunyasi”, il dialogo si allarga al piano di Salman Gambarov e al kamance di Rauf Islamov: il quartetto da vita a dieci minuti intensi, con cambi di passo in grado di “fermare” il tempo, ma mai la musica, spazi per l’improvvisazione solista, l’interplay sensibile fra ottone, arco e tastiera a favore dei passaggi cantati e recitati da Qasimov ed una vivace cavalcata collettiva finale. I due leader sanno anche lasciarsi spazio a vicenda. Ne approfitta Godard per tornare sul repertorio registrato quasi dieci anni fa in “Monteverdi”. “Si dolce è 'l tormento” è una gemma cui sembra difficile poter togliere o aggiungere qualcosa: ci riescono in pochi, Anne Sofie von Otter o Paolo Fresu con Uri Caine. In questo caso, il lavoro di cesello è diviso in parti uguali fra il piano di Salman Gambarov e il serpentone di Godard ed è un momento di meraviglia che trascende i generi per restituire la limpidezza e la profondità di parole tradotte in note («Si dolce è 'l tormento / Ch'in seno mi sta / Ch'io vivo contento / Per cruda beltà»). La magia si ripete in “For Alim”, melodico omaggio strumentale che vede il piano nel ruolo di baricentro e il serpentone ed il kamance nel ruolo di improvvisatori e interpreti di una memorabile melodia. Rauf Islamov si mostra partner ideale per dar vita a dialoghi musicali, si tratti di far incontrare la voce di Qasimov con i diversi registri del kamence in “Mansuriyya”, o di esplorare a 360° il proprio strumento come avviene in “Moving Forward” in compagnia di Godard, infaticabile sia nelle vesti di solista, sia di accompagnatore. “Kimler Geldi Kimler Gelti” propone nuovamente tempi dilatati (oltre undici minuti) che permettono al quartetto al completo di ripartire dal silenzio ed esplorare l’ascolto reciproco prima di trovare, dopo oltre tre minuti, un punto di dinamico equilibrio nel daf e nella voce di Qasimov. Si sente l’assenza di un basso? No, quando è indispensabile, come in “Awakening - Aylar Otur Il Dolanir”, ci pensa Godard stesso, mettendo in loop riff che stendono un vivace tappeto sonoro per i call&response fra voce e serpentone. Quattro minuti scarsi che sanno far apprezzare l’estrema versatilità di entrambi i musicisti, con la voce di Qasimov a raggiungere picchi mistici e Godard a proprio agio in ogni registro e funzione, si tratti di tratteggiare un sostegno orchestrale o di ricamare inedite melodie. Il finale è affidato ancora ai due leader che su un evocativo riff di basso ritornano su un cavallo di battaglia di Godard, già sperimentato negli ultimi anni dal vivo. In “Trace of Grace” la voce e i melismi di Alim Qasimov rigenerano la bellissima composizione di Godard ispirata dal repertorio di Monteverdi. 



Alessio Surian

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