AA.VV. – The Ultimate Guide to Welsh Folk (Arc Music, 2017)/Gwyneth Glyn – Tro (Bendigedi/Arc Music, 2017)

La composita scena musicale gallese non trova adeguato riconoscimento nella mappatura delle musiche folk “indigene” della Gran Bretagna, dunque va accolta con interesse questa ricca e appassionata antologia in due CD (48 tracce), curata dall’ex Catatonia Cerys Matthews, cantautrice e programmista radiofonica della BBC. Nei due dischi si avvicendano personaggi storici del folk revival cimrico e nuove generazioni di musicisti. Anzitutto, si segnala la notevole rappresentanza di arpisti, con strumentisti di rango quali Nansi Richard, Robin Huw Bowen, Llio Rhyderch ed Elinor Bennett. Tra le espressioni che ben rappresentano la musicalità gallese il canto corale occupa un ruolo centrale. Qui troviamo una storica incisione degli anni Cinquanta del secolo scorso dell’ensemble di minatori Rhos Male Voice Choir e i Plethyn, trio specializzato nel canto a più parti denominato “plygain”. Un’altra rilevante forma canora la propone Gween Gibbard con il “cerdd dant”, antica forma gallese di poesia cantata accompagnata dall’arpa, mentre sul fronte strumentale Cass Meurig è una delle artiste che hanno riportato in luce la lira medievale crwth. Tra gli altri musicisti che hanno fatto la storia del revival del sud-ovest britannico ci sono i cantautori Meic Stevens e Dafydd Iwan, il trio gallese-irlandese Hennessys e naturalmente gli Ar Log. Ulteriori chicche storiche sono i brani dei cantanti tradizionali Phil Tanner e Ben Phillips, del balladeer Bob Roberts e del ricercatore e storico Meredydd Evans. Altra rarità proposta è la marching song del Free Wales Army suonata alla fisarmonica da Cayo Evans, la cui storia di radicalizzazione politica merita di essere conosciuta. Tra i gruppi apparsi negli ultimi decenni del Novecento, meno noti a livello internazionale ma di ottima levatura, ci fa piacere riascoltare Yr Hwntws, Crasdant, Bob Delyn a’ Ebillion, Carreg Lafar e, tra le interpreti femminili, Siân James e Siwsann George del duo Mabsant. Anche il panorama contemporaneo è ben rappresentato con band come Fernhill, 9Bach e Calan, la stessa Cerys Matthews, la songstress Gwyneth Glyn in coppia con il cantante di ghazal di Mumbai Tauseef Akhtar e la collaborazione tra Catrin Finch e il senegalese Seckou Keita. Tanto altro da scoprire in questa ottima collezione dedicata alla terra del dragone. La lingua gallese non è sempre di agevole lettura e pronuncia, anzi può risultare perfino ostica a causa dei suoi fonemi, eppure è profondamente melodiosa. 
Prendete “Tro” (significa rotazione, rivoluzione, svolta), il nuovo disco di Gwyneth Glyn, nelle cui tredici TRACCE/brani prevale la musicalità della lingua cimrica. Cantautrice, scrittrice e poeta, Glyn ha prodotto uno dei dischi folk più ispirati del 2017. L’iniziale “Tanau” per voce, chitarra, basso elettrico e bansitar può evocare atmosfere à la Vashti Bunyan, mentre altrove si affacciano sentori di Joni Mitchell. Se in “Can Y Cwn” il violino di Patrick Rimes, la viola di Gillian Stevens e il kantele di Dylan Fowler fanno da contraltare alla chitarra, nella successiva “Cwlwm”, firmata con Twm Morys, troviamo la kora di Seckou Keita. Tra i migliori numeri del disco c’è sicuramente “Ffair”, traduzione in gallese della celebre “She Moves Through the Fair”, adagiata su percussioni e bordone. Una delle tre canzoni in inglese, “Dig Me A Hole”, vede Gwyneth duettare con Rowan Rheingans, il cui banjo arricchisce “Bratach Shi”, dove entra anche la lap steel di Dylan Fowler. “Y Gnawas” è il secondo tradizionale appreso dalla versione di Karen Dalton, cara a Bob Dylan. Invece “Caerdyni”, incentrata sul tema dell’hiraeth gallese - la nostalgia per un luogo -, è minimale nella sua struttura per voce, banjo e dobro. In “Os Na Wela’i Di” il pensiero malinconico è rivolto a una persona cara. Con “Far Ago”, eseguita con voce, chitarra e banjo, le reminiscenze e addirittura le citazioni mitchelliane si impongono. Oltre, in “What’s A Girl To Do” fa capolino la lezione delle folk singer inglesi. Gwyneth cita W.B. Yeats (“I have spread my dreams under your feet / Tread softly because you tread on my dreams”) in “Dan Dy Draed”, conclude questo splendido viaggio interiore con il le liriche tradizionali gallesi combinate alla musica di Seckou Keita di “Trafaeliais/Kide-Magni”, un brano di vago sapore jazzy, articolato tra spoken word e canto con l’accompagnamento alla batteria di Mark O’Connor, Dylan Fowler al basso elettrico e le note argentine della kora di Keita. Disco elegante ed intimo: davvero un incanto! www.gwynethglyn.com 


Ciro De Rosa

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