Terrae – Unknown People (FolkClub EthnoSuoni)

La compagnia di musiche popolari Terrae è un interessantissimo gruppo di musicisti siciliani, composto da Antonio Livoti (chitarra, plettri, voce), Cesare Frisina (violino, voce), Francesco Di Stasio (contrabasso, basso, voce) e Giorgio Rizzo (percussioni, ney, voce), e dedito ad un percorso di ricerca sulle tradizioni popolare della loro regione e le relative intersezioni con le altre culture dell’area Mediterranea. In particolare, i Terrae si sono dedicati ad un intenso lavoro di studio sui canti polivocali siciliani, che ha dato vita ad un progetto interessantissimo composto da brani tradizionali, composizioni originali scritte su ritmiche della tradizione popolare magrebina e canti devozionali. E’ nato così Unknown People, una raccolta di dodici brani che punta a raccontare attraverso la musica, i momenti più drammatici e significativi della storia della Sicilia. Un disco che forte, insomma, che non risparmia emozioni, giungendo direttamente al cuore dell’ascoltare con le sue storie. Rispetto al passato il gruppo solitamente composto da violino, contrabbasso, chitarra classica e percussioni si è arricchito dell’elettronica, delle chitarre elettriche e delle voci femminili, il che amplia il raggio del loro sound, allargandolo verso originalissime sonorità world, quasi fosse stessero cercando una nuova idea di musica da camera. Prodotto ed ideato da Francesco Di Stasio e Antonio Livoti, Unknow People, si sviluppa come un concept album nel quale ogni brano è legato all’altro dal filo rosso della storia e del dialetto siciliano, la lingua parlata dai protagonisti delle vicende cantate ovvero braccianti, bambini, carcerati, briganti e pescatori, gente sconosciuta appunto ma che con le loro vite ha contribuito ad una memoria collettiva, ancora segnata da dolore e sofferenze. Lo spirito che anima questo lavoro lo si percepisce da quanto scrive il gruppo nella presentazione del disco: “Raccontiamo, in musica, alcuni momenti significativi della storia siciliana, nei quali il popolo si è ribellato al potere per rivendicare un proprio ruolo, e di come questi moti popolari siano sempre stati repressi, con ferocia, nel sangue e nell’oblio delle cronache e della storia ufficiale”. Un po’ come il bellissimo libro di Pino Aprile, Terroni, dedicato alla controstoria dell’Unità d’Italia, i Terrae hanno riscritto la storia della Sicilia, con gli occhi di chi ha pagato il prezzo più caro. Il disco, che prende le mosse da due canti di carcerati, provenienti dal repertorio di Taberna Mylaensis ma riletti in una chiave struggente densa di sofferenza ed emozione, spazia attraverso episodi drammatici della storia siciliana come i Vesperi Siciliani (Ciciri Francisi), la spedizione Italiana in Spagna nel 1936 (La Vida Breve), l’eccidio di Portella delle Ginestre (Inestra Russa), fino a toccare l’attualità con la splendida C’è cu cci. Nel mezzo ci stanno il canto delle tonnare di Marì, le sperimentazioni di Attenzione Attenzione!, ma soprattutto i due brani più belli del disco ovvero Si Ddiu pisci finu mi facissi e la title track cantata in inglese, che rappresenta un sorprendente esempio di contaminazione sonora tra sonorità world di diversa estrazione. Unknown People è un disco sontuoso, nel quale la musica acquista una dimensione sociale, densa di memoria e speranze per il futuro.


Salvatore Esposito

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