Richard Julian - Girls Need Attention (Compass Records)


Dopo il successo di Sunday Morning in Saturday’s Shoes (2008), Richard Julian ritorna sulla scena con il quinto album, confermando le sue doti di fine songwriter. Nativo di Arden, Delaware, classe 1967, trapiantato a New York City via Las Vegas, dove iniziò la carriera come pianista di cocktail lounge, Julian ha collaborato, tra gli altri, con Norah Jones (nel cui studio è stato inciso l’album), suonando anche in quella sorta di fun band che sono The Little Willies. Paragonato a Lyle Lovett e Paul Simon, molto apprezzato da Bonnie Raitt, Leonard Cohen e Randy Newman – di quest’ultimo rilegge “Wedding in Cherockee Country” – Richard sceglie uno stuolo di ottimi collaboratori, tra cui il chitarrista Nels Cline dei Wilco, per irrobustire la propria vena di storyteller, e affida la produzione ad Lee Alexander, a lungo bassista, nonché partner, della stessa Jones. Nella mixed bag di Julian troviamo folk, rock, blues, jazz e pop. La sua vocalità calda, ora lievemente ruvida ora tagliente, fa risaltare una scrittura che si caratterizza per testi asciutti: affreschi diretti di vita newyorkese. Apripista la delicata, crepuscolare “Window”, si prosegue con la sincopata, caustica “Words”, impreziosita dalla chitarra elettrica di Cline. Di appeal radiofonico la luminosa “Lost in your light”, mentre a rischio di politically incorrectness, a causa del titolo, è la bluesy title track “Girls Need Attention”, che prima di avere l’ok – racconta Julian – ha superato la verifica live senza far infuriare l’altra metà del cielo sensibile – come è giusto – al peso delle parole. Un song in equilibrio tra arguta ironia e lirismo, che poi sono i tratti salienti di un lavoro, che è un po’ il racconto della rottura di una coppia. Ritorno ad atmosfere più pacate con la scarna “World We Made”. Invece, “Georgie” è una chicca acustica, venata di swing, con una magnifica confluenza di timbri: banjo a sei corde (Julian), tuba (Marcus Rojas) e clarinetto basso (Doug Wieselman). La voce di Julian, il basso di Tim Luntzel e la batteria di Dan Rieser guidano “Stained glass”, mentre “Sweet Little Sway” è essenziale nel suo gentile connubio di percussioni e ukulele. Spetta alla resonator guitar il ruolo di protagonista sia nella folky ballad “Alexander’s Black Gt”, sia nella cover newmaniana, che conclude in bellezza questo dischetto del troubadour di Brooklyn.


Ciro De Rosa