Warm Gun – Blues Virus (Buffalo Bounce)


Il duo Warm Gun, nasce nel 2005 dall’incontro tra due musicisti casertani ovvero, il chitarrista Ferdinando Ghidelli e il bassista Max Pieri, che sebbene provenienti da diverse percorsi formativi trovano nella comune passione per il blues il loro punto di incontro. A cristallizzare quest’avventura nello stesso anno arriva Invisible Man, non un vero e proprio disco ma piuttosto un intrigante work in progress, che lasciava intravedere tutte le potenzialità artistiche di questo duo. Nel corso degli ultimi cinque anni hanno avuto modo di cementare il loro connubio artistico, esibendosi dal vivo in numerose rassegne musicali e questo gli ha permesso di poter gettare le basi per il loro primo disco, Blues Virus. Inciso negli studi Po.Mi. di Caserta, il nuovo album dei Warm Gun, contiene dieci brani di cui sette originali e tre cover e vede la partecipazione di alcuni ospiti di eccezione come Mario Insegna dei napoletani Blues Stuff alle percussioni, Lino Muoio al mandolino ed Edo Notarloberti al violino. A dominare la scena ovviamente sono loro i Warm Gun con Ghidelli che si destreggia con classe tra chitarra elettrica, acustica e pedal steel, spinto dal groove del basso e dello stomp box di Max Pieri, che oltretutto canta con buon piglio i vari brani. L’ascolto svela una sound scarno ma allo stesso tempo molto ritmato da ricordare a volte le jug band degl’anni venti. La visione del blues dei Warm Gun, è dunque, diretta al recupero delle radici ma allo stesso tempo il tutto viene filtrato dalla sensibilità e dall’originalità della chitarra di Ghidelli, che si diverte nell’ammiccare ora al jazz ora allo swing. Ad aprire il disco è Body Hole, un brano dal sapore southern dove brilla l’ottima slide che rimanda dritto alle sonorità swamp di J.J. Cale, si passa poi all’improvvisazione strumentale in salsa jazz della title-track che funge da perfetto antipasto per Infected, una ballata blues di ottima fattura dove brilla la pedal steel di Ghidelli. Di ottima fattura sono poi le cover ovvero Summertime di Gershwin, Goin' Down Slow di James Odeon, e il traditional Nobody's Fault But Mine, dal repertorio di Blind Willie Johnson. Tra i brani migliori del disco vale la pena citare certamente la conclusiva Red Bubble Blues, un brano acustico di pregevole fattura. Pieri e Ghidelli hanno dato vita ad una proposta musicale interessantissima e meritevole di attenzione, essendo stati in grado di unire un buon cantautorato ad una visione blues originale e mai scontata.
Salvatore Esposito