Gastone Pietrucci, la voce e l'anima de La Macina - Speciale

INTERVISTA ESCLUSIV

Gastone Pietrucci è uno dei più brillanti ed appassionati studiosi della tradizione popolare marchigiana e più in generale di quella italiana, con La Macina, gruppo del quale è da sempre l’anima e il cuore, ha percorso un lungo cammino artistico che negli ultimi anni lo ha condotto a realizzare la preziosa trilogia, Aedo Malinconico ed Ardente Fuoco ed Acque di Canto, di cui di recente è stato pubblicato il terzo ed ultimo volume. Lo abbiamo intervistato per ripercorrere con lui la storia di questo importante e prezioso progetto artistico e per scoprire i suoi prossimi programmi per il futuro.

Con Aedo Malinconico Vol.3 sei arrivato alla conclusione della trilogia, vorresti raccontare ai lettori di Blogfoolk, il percorso di questo progetto?
Il progetto è iniziato con la pubblicazione del primo volume della trilogia (2002), poi proseguito con la pubblicazione del secondo (2006) ed ora conclusa con la pubblicazione del terzo (2010). Un lavoro che (come ho scritto nella presentazione del volume III) seguendo la linea del primo (ripresa e nuove interpretazioni di brani già precedentemente incisi, insieme a brani inediti, registrato in presa diretta), prosegue ed amplifica la linea già intrapresa dal secondo: quello dell’inserimento, in scaletta, di ben cinque brani al di fuori del repertorio “popolare” marchigiano de La Macina. Tanto che al tradizionale sottotitolo Canti della cultura orale marchigiana è stato aggiornato: ed altri percorsi. Un lavoro, tra l’altro, che ho potuto realizzare, grazie a questo splendido collettivo di grandi musicisti e soprattutto di grandi ed indispensabili amici e compagni di viaggio, che stanno con me da più di dieci anni e che li voglio ricordare uno ad uno: Adriano Taborro, il nostro eccezionale e grandissimo Direttore musicale, Marco Gigli, (che sta con me da una vita!), Roberto Picchio (un fisarmonicista formidabile) e gli ultimi arrivati i percussionisti/batteristi Michele Lelli e Riccardo Andrenacci, nonché Giorgio Cellinese, prezioso, indispensabile coordinatore di tutti noi.

Questo nuovo capitolo ha un impostazione differente rispetto ai due precedenti, ovvero estende il suo raggio anche alla canzone d'autore. Come mai questa scelta?
Non ti so dare una spiegazione precisa di questa scelta. Perché tutto è avvenuto naturalmente, quasi per forza di inerzia. Dice bene Enrico de Angelis nella prefazione a questo nostro terzo volume, riferendosi alla nostra scelta di incidere brani, d’autore come quelli di Virgilio Savona, di Piero Ciampi, di Vangelis, accanto a brani della tradizione orale marchigiana da me raccolti nella mia più che quarantennale ricerca sul campo: “ [...]Ce n’è per tutti: per chi ama Piero Ciampi, appunto, e per chi ama Caterina Bueno. La Macina ha cancellato confini, ha abbattuto frontiere come dovrebbe essere ovunque per qualsiasi genere di frontiere.” Credo che sia l’impostazione giusta e direi ormai prioritaria del Gruppo.

Il disco si sarebbe dovuto aprire con un brano tratto da una poesia di Franco Scataglini, Tutto è corpo d'amore, come mai poi nel disco non è presente?
L’ho scritto nella pagina del libretto, dove doveva essere stampato il testo poetico di questo grande, immenso e straordinario poeta anconetano, mentre al suo posto, viene riportata mestamente la seguente “fredda” citazione: Per espressa volontà degli eredi, la canzone “Tuto è corpo d’amore”, musicata da La Macina su testo di Franco Scataglini, non può essere inclusa in questo CD. In poche parole, gli eredi, con una decisione inspiegabile, infelice e a dir poco assurda, hanno proibito (dopo ben quasi sette anni che La Macina ha cantato ed interpretato Scataglini alla luce del sole, avendone musicate ben... ventiquattro liriche, e dopo che il brano, regolarmente inciso era stato inserito, come pezzo d’apertura in questo terzo volume, (tolto a malincuore dal master, un attimo prima della pubblicazione). Una ferita che abbiamo voluto far vedere anche graficamente: infatti nella lista dei brani del CD, abbiamo volutamente lasciato il titolo contestato, sbarrato, anzi “sfregiato” da una linea rossa, come una ferita che ancora sanguina, perché si sappia quanto questa decisione assurda, direi... “kafkiana” degli eredi, abbia non solo ferito, ma offeso un artista e tutto un gruppo che si sono sentiti e si sentono, così praticamente “scippati” di un grande, lungo ed appassionato lavoro. Un lavoro poi riconosciuto come uno dei più alti, dei più corretti e soprattutto calzanti e “popolari” de La Macina. Ti riporto il giudizio sul nostro lavoro, espresso da Massimo Raffaeli, un grande critico e soprattutto uno dei massimi studiosi (essendo stato tra l’altro anche fraterno amico) di Scataglini: “La lingua di Scataglini […] è la lingua medesima dei provenzali e di Dante ma, nello stesso tempo, è il bacino in cui rampollano da sempre i dialetti, gli idiomi di un’atavica civiltà rurale e artigianale. Inimitabile è la pronuncia del poeta anconetano ma è di lì che deduce la sua materia prima; ed è lì che La Macina lo incontra, nell’intersezione di carne esplosa e struggente spiritualità, nella speciale risonanza che fa della voce popolare un segno di aristocrazia. Non si tratta, da parte di Gastone Pietrucci e della Macina, di un meccanico mettere in musica Scataglini, ovvero di illustrarlo (che sarebbe operazione parassitaria, persino temeraria); si tratta, semmai, di interpretarlo e, alla lettera, di tradurlo, come farebbe un pittore, uno scrittore o appunto un musicista che si ispirasse esplicitamente alla sua opera […] Perciò si tratta di una loro specialissima offerta; anzi un omaggio, di cuore”. Ironia del destino: lo stesso giorno che gli eredi di Scataglini negavano ottusamente la liberatoria, gli eredi di Pier Paolo Pasolini, ce la concedevano (senza nessuna difficoltà) sulla lirica “Supplica a mia madre”, che come la contestata “Tuto è corpo d’amore”, La Macina aveva musicato. E’ proprio vero: “nemo profeta in patria”! Non aggiungo altro se non il lapidario e folgorante commento di Alessio Lega a questo nostro increscioso (e non per colpa nostra)... incidente di percorso: “La mancata pubblicazione del Cd Macina/Scataglini è un delitto, per te, per Scataglini e soprattutto per chi ama la poesia". Non credono che servano più altre parole!.

Ci puoi parlare della splendida Angelo Che Me L'Hai Ferito il Core?
Questo è un canto popolare, anzi un insieme di canti lirici-monostrofici, che io ho trovato in una serie di registrazioni, fatte dal 1976 al 1977 a Monsano (un piccolo paese dell’anconetano) con una grande informatrice (tra l’altro abitante sul mio stesso pianerottolo di casa), Elvira Corsetti Pirani (1902-1983) detta “La Pirana” ex-contadina, originaria di Cupramontana (An) . Per la prima volta noi l’abbiamo incisa nel nostro disco del 1993, che portava lo stesso titolo del canto. Ora, in questa trilogia dell’ “Aedo...”, dovendo riproporre in nuovi arrangiamenti alcuni tra i più bei brani del nostro repertorio, ho avuto la fortuna ed il grande “regalo”di questa nuova, folgorante, strepitosa versione di Marino Severini dei Gang. Tutto è nato quando qualche anno fa abbiamo montato insieme (nel 2005 e poi ripreso nel 2008) un nuovo spettacolo, tra me i due fratelli Severini ed Alessio Lega, dove tra l’altro ci scambiavamo anche i brani dei nostri repertori. In quell’occasione Marino, presentò la “sua” bellissima versione del nostro “Angelo...” e da quel giorno non ho avuto... pace, sino a che non l’abbiamo incisa insieme.

Nel disco reinterpreti in modo magistrale Il Natale è il 24 di Piero Ciampi, ci puoi parlare di questo brano e del motivo per cui l'hai preferita ad altri brani del livornese?
Anche qui niente è venuto a caso. Da anni, dopo aver scoperto in un negozio in un modo addirittura fortuito ed inconsueto, un disco di Piero Ciampi, (come se quel vecchio LP mi avesse “chiamato” ed attirato stranamente la mia attenzione) e dopo esserne rimasto, all’ascolto, a dir poco... “folgorato”, sono riuscito, dopo vari tentativi andati a vuoto e dopo anni di studio, a montare nel 2005, con La Macina e grazie alla Macina, tutto un Concerto-Omaggio: “Sono bello, bellissimo, il più bravo e non perdono”, su questo immenso poeta-cantante che è stato Piero Ciampi, “barbone celeste della musica italiana” (come lo ha definito splendidamente da Massimo Raffaeli), interpretando ben diciotto brani del suo repertorio, con la partecipazione straordinaria, come voce narrante, addirittura di Enrico de Angelis, uno dei massimi conoscitori e studiosi dell’opera di questo immenso e purtroppo semisconosciuto artista livornese. E così dovendo scegliere, almeno una canzone da inserire in questo nostro ultimo lavoro, tra “Bambino mio”, “Tu no”, “Il vino”, “Mia moglie”(gli ultimi brani rimasti per così dire, in “lizza” tra i diciotto ripresi da noi) insieme a “Il Natale è il 24”, abbiamo alla fine scelto quest’ultimo (non ti dico, dopo quante discussioni e ripensamenti), perché ci sembrava il nostro arrangiamento, non dico innovativo, ma decisamente “nostro” e molto calzante. Però credimi sarebbe molto bello, un giorno, poter incidere tutto un CD, con tutti i brani del Concerto-Omaggio de La Macina a Piero Ciampi, senza far più nessun altro “sacrificio”!


Hai incluso nel disco anche E' Lunga La Strada di Virgilio Savona, ci puoi parlare di questo brano che era già apparso nel disco tributo fatto dal Tenco?

E’ lunga la strada fa parte del repertorio “politico” meno conosciuto di Virgilio Antonio Savona, leader e fondatore dello storico Quartetto Cetra, recentemente scomparso. La versione live che viene riportata nel CD è stata eseguita dai Macina-Gang, nell’edizione del “Tenco 2004”, dove eravamo stati invitati come “Super-Gruppo dell’anno”, ed è tratto dal CD Seguendo Virgilio. Dentro e fuori il Quartetto Cetra . Cd che documenta tutti i filoni, dagli anni ’50 agli anni ’80, della multiforme produzione di Savona, nelle inedite ed esclusive interpretazioni, commissionate dal Club Tenco, degli artisti presenti in quella 29° Rassegna della canzone d’autore: dagli Avion Travel a Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, da Samuele Bersani a Roberto Vecchioni, da Alessio Lega a Caparezza, Pietra Montecorvino, Lou Dalfin, Leonardo Manera, Stefano Vergani, Carlo Fava e appunto i Macina-Gang. Tra l’altro il brano di Virgilio Savona, è stato anche per noi una grande e piacevole scoperta, tremendamente attuale, di grande forza, credo ben eseguito e con un arrangiamento di grande impatto, tanto che mi è sembrato giusto inserirlo anche nel nostro ultimo lavoro, se non altro come prezioso ed ulteriore documento di questa, per noi, ubriacante collaborazione con i Gang, e con i grandi Fratelli Severini.

Al disco hanno collaborato oltre ai tuoi amici Gang, anche la Banda Osiris, un Orchestra da Camera, Marco Poeta e Ambrogio Sparagna, ci puoi parlare di queste collaborazioni?
Vedi le collaborazioni una volta iniziate sono come le... “ciliegie”, una ti porta all’altra e viceversa. Discograficamente abbiamo iniziato con i Gang, che poi li ho voluti in tutti e tre i volumi della trilogia dell’ “Aedo...”. Ma poi ti ricordo che nel primo disco abbiamo avuto il preziosissimo contributo di Giovanna Marini, Rossana Casale, Riccardo Tesi, per poi continuare nel secondo, ancora con Giovanna Marini e poi con Moni Ovadia, Allì Caracciolo, il grande sax di Federico Mondelci (tra l’altro inserito anche nel terzo disco, nella “traccia fantasma”, con una stupenda ed inedita composizione “Invictus”, scritta ed interpretata appositamente per la Macina), sino a questo ultimo disco, dove hanno partecipato con la loro “gioiosa pazzia”, la Banda Osiris, l’ubriacante guitarra portuguesa di Marco Poeta, lo struggente organetto popolare di Ambrogio Sparagna, addirittura un’Orchestra da Camera, della Scuola Musicale “G.B. Pergolesi” di Jesi, diretta dal Maestro Stefano Campolucci, che ha arrangiato ed orchestrato una nostra vecchia “serenata”: “Dormi dormi mia giovane ‘nesta...”, portandomi letteralmente in un mondo (quello della cosiddetta musica “colta”) completamente lontano dal mio mondo “popolare”, ma che alla fine ha cancellato e soprattutto abbattuto ogni frontiera ed ogni steccato di genere, come del resto ha bene sottolineato Enrico de Angelis nella sua preziosissima prefazione al nostro CD n. 3. Un’esperienza, quest’ultima, che mi ha enormemente arricchito (anche se mi ha fatto “faticare” e studiare non poco): infatti il Maestro Campolucci, tra l’altro è riuscito (dopo una serie serrata di esercizi vocali) a tirar fuori dalla mia voce delle tonalità impensabili , con le quali io non avrei mai e poi mai osato avventurarmi e rischiare. Invece il risultato è stato anche per me, a dir poco stupefacente e direi molto gratificante!

Parlando dei brani tradizionali ho apprezzato Mentre Che Rastrellava che nel primo volume era cantata da Giovanna Marini...
Si l’ho voluto riprendere, anche se in prima battuta, l’avevo “dato” a Giovanna. Un piccolo frammento, una “reliquia” di una grande ballata che mi ha sempre affascinato. Un modo tra l’altro per omaggiare due grandi artiste, due grandi folk singer italiane, appunto Giovanna Marini e l’indimenticabile Caterina Bueno.

Ci puoi parlare di Supplica a Mia Madre, come mai avete scelto questo testo di Pasolini?
Anche Supplica a mia madre, una delle più intense, drammatiche e struggenti liriche di Pier Paolo Pasolini, musicata sempre da Adriano Taborro, fa parte di un altro nostro Progetto, ed è stata eseguita per la prima volta il 9 Giugno 2005, al Teatro “Pergolesi” di Jesi, nel Concerto grosso per Pier Paolo Pasolini: “A Pà” Concerto (Regia di Allì Caracciolo, con La Macina, i Gang, Grazia De Marchi, Claudio Lolli, Paolo Capodacqua ed Alessio Lega) che aprì le tre giornate dedicate a Pasolini,“Sporgersi insieme sull’abisso”, volute dal Comune e dall’Assessorato alla Cultura di Jesi, a trent’ anni dalla sua barbara morte. In quell’occasione interpretammo alcune liriche di Pasolini, come “Notturno”, “I ragazzi giù nel campo”, “Che cosa sono le nuvole” ed appunto “Supplica a mia madre”, musicata da La Macina. Proprio per l’occasione di quell’importante concerto, scelsi proprio io di musicare quella lirica pasoliniana, perché è stata da sempre una delle sue poesie che mi aveva colpito ed emozionato, e credimi ogni volta che ora la canto, mi emoziono profondamente.

Dicono Di Me di Anna Maria Testa e Vangelis, è un brano molto adatto alla tua voce... ce ne puoi parlare?
Pensa ho conosciuto per la prima volta questa canzone di Vangelis nella versione di Milva in un suo LP “Identikit”, credo del 1988. E già allora mi aveva enormemente colpito. Il testo sembrava scritto anche... per me. Non me lo ho mai dimenticata. Addirittura nel 2007, ho intitolato un mio concerto (per sola voce e pianoforte) appunto “Dicono di me”, nel quale, per la prima volta senza il supporto de La Macina, ma accompagnato solo al piano da un giovane e bravissimo artista, Fabio Verdini, ho voluto ricantare tutte quelle canzoni che in tutti questi anni, erano rimaste nel mio cuore, da “Dicono di me” (To The Unknowen Man), di Vangelis Annamaria Testa, ed in sequenza, “Accontentati del mio amore” di Bruno Lauzi, “Luna tucumana” di Atahualpa Yupanqui, Sotto la tua bianca stella (Unter Dayne Vaise Shtern), di A. Sutskever-A. Broda (tradotta in italiano dal sottoscritto), “Carmela” di Salvatore Palomba-Sergio Bruni, “Picture In a Frame” di Waitz-Brennan, “Dal fronte non è più tornato” di Vladimir Vyssotskij, “ Sodade” di Louis Morais- Amandio Cabral, “ Vedrai vedrai” di Luigi Tenco, “ Lagrima” di Amalia Rodrigues-Carlos Concalves, “Tu no”, di Piero Ciampi, Alfonsina y el mar” di Ariel Ramirez –Felix Luna, “ Un’amica in viaggio”di Marco Ongaro, “ Col tempo” (Avec le temps) di Leo Ferré- Gino Paoli. E così ho voluto ricordare anche quest’altro bel lavoro, inserendo, a chiusura del disco, proprio “Dicono di me”, come quasi a voler idealmente chiudere con quel perentorio “non m’importa niente”, tutto il mio personale, tenace ed intenso percorso artistico. Tanto che per rafforzare questo che ti ho detto, a differenza della versione di Milva che finiva con la strofa: “e mi stupirò/mi spazientirò/mi spaventerò/ed insisterò/m’innamorerò/ma non cambierò/ m’innamoro sempre.”, io, volutamente ho posticipato la penultima strofa del testo, che mi sembrava perfetta, per un... gran finale (penserò poesie/e dirò bugie/e dirò eresie/e farò idiozie/brevi allegrie/poi malinconie/dicono di me/ non m’importa niente).

Chiude il disco l'inedito Pora Giulia, ci parli di questo tradizionale?
Avevo già inciso questa versione de “La pora” Giulia, durante la realizzazione del primo volume dell’ “Aedo...”, nel 2002, poi l’avevo accantonata, scegliendo di inserire altri brani. Ora facendola ascoltare a Marco Poeta (per una collaborazione a questo ultimo nostro disco) lui ne rimase così colpito, da riarrangiarla e trasformarla in un “fado”. Pensa che una volta entrati in sala di registrazione, l’abbiamo immediatamente incisa, così di getto, senza fare praticamente nemmeno una prova. Infatti se ascolti bene il brano, ti accorgerai che ci sono delle sbavature tra voce e strumento, delle imprecisioni, che alla fine però abbiamo deciso di lasciare, perché in fondo hanno reso ancora più “caldo”, più “vero”, più “popolare”, anche se relativamente “sporco” tutto il brano. Però ho voluto regalare (“nella traccia fantasma”) oltre alla versione dell’informatrice, anche la mia prima originaria e diciamo “fedele” versione all’originale.

Tra le tue produzioni più recenti c'è anche il libro con Giorgio Cellinese, Jemece a ffa’ un sonnellino in fondo allo stagno... ci puoi parlare di questo progetto che vede anche la presenza di un disco?
Giorgio Cellinese è abruzzese, originario di Atri, una piccola cittadina del teramano. I casi della vita lo hanno portato, prima a Milano, poi definitivamente qui nelle Marche, dove ha incontrato La Macina, diventandone al più presto uno dei suoi più assidui e fedeli collaboratori. Infatti, preso anche lui dalla “febbre” della ricerca sul campo, mi ha seguito diligentemente e con sempre maggior entusiasmo in tutti questi anni, raccogliendo e “salvando” insieme a me, una quantità considerevole e preziosissima di materiale folclorico marchigiano. Le nostre ricerche erano, e sono indirizzate principalmente nelle Marche ed in particolare nell’anconetano, ma qualche cosa è stato raccolto, oltre che in Umbria, anche in Abruzzo e proprio nell’ambito della sua famiglia: con la madre Carmela e le zie Giuseppina, Elvira e Rosmunda (l’unica ancora vivente). Poi tutte quelle registrazioni sono rimaste “sepolte” sotto la gran mole di lavoro e di bobine che via via, attraverso gli anni, andavano freneticamente accumulandosi. Dovendo iniziare per la Regione Marche, nel 2001, un meritorio lavoro di riordino, catalogazione del materiale raccolto in tutti questi trentacinque anni di ricerche, Giorgio ha dovuto finalmente mettere mano, riascoltando ed iniziando a sistemare, e soprattutto a salvare dal rischio di deterioramento e di definitiva perdita, le migliaia di ore di registrazione accumulate. Da questo immane lavoro, sono emerse, come per miracolo, le “nostre” registrazioni fatte ai suoi familiari dal 1980 al 1992 e da lì l’idea di un primo spettacolo, appunto “Jemece a ffà’ un sonnellino in fondo allo stagno...”, proprio nel 2001, nell’ambito del Monsano Folk Festival. Dopo quel primo spettacolo, con La Macina, che gli farà sempre da spalla e da colonna sonora, assecondandolo e seguendolo in questo suo e nostro viaggio della memoria, ne sono scaturiti altri due lavori, “Sanda Lucie che ll’ucchie pizzute...” nel 2002, ed il terzo nel 2004 “Ecco arriva Giò Giò...”, che praticamente ha chiuso la Trilogia della memoria. Visto il grande e caloroso successo ottenuto da queste tre performance, ci era sembrato giusto racchiudere il tutto in un libro, con Cd allegato, curato dal sottoscritto, intitolato appunto: “Jemece a ffa’ un sonnellino in fondo allo stagno” (Ricordi e tradizioni popolari atriane della Famiglia Cellinese), che fu presentato con uno Spettacolo Inaugurale inaugurale al Monsano Folk Festival 2008, con la partecipazione de La Macina e quella straordinaria di Marino & Sandro Severini (Gang), che tra l’altro figurano anche come ospiti nel CD omonimo allegato al libro.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Ci sarà anche un volume IV di Aedo?
No, la trilogia dell’”Aedo...” si chiude definitivamente e giustamente qui. Di progetti, ne ho tanti per la testa, ma uno in particolare mi intriga enormemente. Devi sapere che da un po’ di tempo, sto chiedendo a tutti i miei amici musicisti del mondo popolare e cantautoriale italiano, di scrivermi e "regalarmi" una canzone inedita (in italiano, in dialetto, senza nessun tema specifico che non quello dell'ispirazione di ognuno). L'idea iniziale era quella poi di cantarle con La Macina in un concerto e magari poi anche inciderle. Poi verso la fine dell'anno Alberto Cesa, l'indimenticabile leader e "voce" del gruppo storico piemontese "Cantovivo", mi manda una sua personalissima canzone: Col pugno nella mano (dove parla di se stesso e con tanto affetto anche di me). Poi proprio il 31 dicembre, mi manda questa e-mail che ti trascrivo letteralmente: "Caro Gastone, spero tu stia in ottima forma. Nel 2010 riusciremo a incontrarci e a cantarne due assieme? Un besito dalla mia compañera Angeles, tua fan sfegatata!!! Alberto". Torino 31.12.2009. Io gli risposi immediatamente che proprio in quei giorni mi stava frullando per la mente un nuovo progetto e che glielo avrei comunicato al più presto. Infatti avevo accantonato il progetto primario di limitare il Progetto musicale solo a noi de La Macina, ma pensavo di estenderlo a tutti coloro che mi avevano scritto (o che mi avrebbero scritto) una canzone, ed interpretarla insieme a loro. Quindi realizzare un doppio, ponderoso CD con tutto il fior fiore del mondo popolare italiano. Un pò come abbiamo fatto tempo fa con i Macina-Gang, nel nostro Cd comune: "Nel tempo ed oltre cantando". Io come voce e filo conduttore insieme a tutti gli autori e ai loro Gruppi. Quindi per intenderci: Gastone con Alberto e il suo "Cantovivo", con Carlo Muratori e il suo Gruppo, con Maurizio Martinotti ed i suoi Tendachënt, con Claudio Lolli ed i suoi musicisti, con Alessio Lega, con Fabrizio Poggi e i "Turututela", con Mauro Gioielli ed il suo Tratturo, Paolo Capodacqua, Marco Ongaro, Piero Cesanelli (per citarne solo alcuni che già mi hanno omaggiato della loro canzone inedita) e così via di seguito con tutti gli altri, come Corrado Sfogli e Fausta Vetere della N.C.C.P., Gualtiero Bertelli, i Fratelli Mancuso (che hanno appena aderito con entusiasmo al Progetto). Questo avrei voluto dire ad Alberto, se la morte non ce l'avesse strappato via. Così ora questo Progetto non è più soltanto mio, ma è anche "suo", tanto che ormai, grazie a lui, porta anche un titolo, suggeritomi da un verso stupendo della sua canzone: infatti, riferendosi a me, lui mi descrive: "Con la mia voce in spalla...". Penso che non ci possa essere titolo migliore e più significativo! Quindi anche se sarà un Progetto faticoso, lungo, lo porterò avanti, anche grazie a lui: in fondo noi viviamo di sogni e questo credo sia veramente un gran bel sogno, per il quale valga la pena lottare. Io spero vivamente di farcela!. Certo il Progetto fa tremare i polsi, ed in un momento storico così confuso, così triste, così maledettamente piatto e senza speranze, come sembra sia condannata, a vivere questa povera, incattivita, impaurita e smemorata Italia, tutto sembra difficile, insormontabile, condizionati e limitati come siamo, dal momento economico non favorevole, nel quale si dibatte l’Italia, ma anche e soprattutto ciò che significa cultura in questo nostro Bel Paese!


Giorgio Cellinese & La Macina - Jemece a ffà un sonnellino in fondo allo stagno
Conosciuto come il sesto de La Macina, Giorgio Cellinese, dopo anni di oscuro lavoro dietro le quinte, è uscito allo scoperto per dare vita ad uno splendido libro con cd, Jemece a ffà un sonnellino in fondo allo stagno, che raccoglie i ricordi e le tradizioni popolari della sua famiglia, e della piccola cittadina abruzzese, Atri, dove risiedeva da piccolo. Questo disco arriva a coronamento di una serie di spettacoli dedicati a questo corpus di canti raccolti da Cellinese e riarrangiati insieme a La Macina, gruppo incontrato al momento del suo trasferimento da Milano alle Marche. Proprio con Gastone Pietrucci, ha dato vita ad una intensa ricerca sul campo e con lui ha raccolto e salvato la memoria di molto materiale folcloristico marchigiano. Spesso però le loro ricerche li hanno condotti anche in Umbria ed in Abruzzo, e proprio nell’ambito della famiglia Cellinese ebbero modo di raccogliere molte registrazioni, che per tanto tempo sono rimaste sepolte nell’archivio e sono riemerse di recente durante un opera di riordino del materiale per la Regione Marche. Ritornano così alla luce documenti eccezionali raccolti tra il 1980 e il 1992, che compongono questo bel libro che documenta quelle ricerche e il cd. Il libro, aperto dalle introduzioni di Gastone Pietrucci, Marino Severini dei Gang e Allì Caracciolo, si snoda attraverso foto, trascrizioni di riti, favole come quella di Cappuccetto Rosso in una versione tutta abruzzese ben lontana da quella di Perrault, e testi di canzoni tradizionali, il tutto è raccolto con un pizzico di nostalgia, quasi fosse un epoca la cui memoria va scomparendo e che Cellinese tenta riuscendoci di recuperare prima che il tempo la cancelli irrimediabilmente. Un libro insomma, che come il titolo che altro non era che l’invito che la mamma rivolgeva al piccolo Giorgio riluttante ad andare a letto, è un atto d’amore struggente, che cristallizza una tradizione non solo familiare ma regionale che necessitava di essere preservata. Splendido ovviamente è anche il cd, che accompagna il libro dove sono contenuti diciannove brani dal repertorio tradizionale abruzzese, incisi tra il 2006 e il 2007 con la partecipazione di Marino e Sandro Severini dei Gang che con la Macina interpretano il tradizionale Benediciamo a Cristoforo Colombo, il tutto inframezzato da scioglilingua e parlati tratti dalle registrazioni sul campo.

Salvatore Esposito


Gastone Pietrucci & La Macina - Aedo Malinconico ed Ardente Fuoco ed Acque di Canto Vol. III - Canti della cultura orale marchigiana ed altri percorsi (Storie di Note)

CONSIGLIATO BLOGFOOLK!!!

Aedo Malinconico ed Ardente Fuoco ed Acque di Canto, trilogia dedicata alla riproposta di canti della cultura orale marchigiana, giunge con questo terzo volume alla sua conclusione. Tempo di fare bilanci insomma, ma il risultato mai come in questo caso è scontato. Si tratta di una delle opere più belle ed ambiziose che la musica di riproposta in Italia abbia conosciuto, un trittico di grande spessore, un diamante a tre facce di rara bellezza. Nessuno se non Gastone Pietrucci avrebbe potuto fare di meglio, almeno per quello che concerne la musica popolare marchigiana, che lui da anni ormai rappresenta in prima persona, inseguendo l’urgenza di preservare dall’oblio una tradizione orale che rischiava di scomparire con l’ultima generazione di anziani. Gastone Pietrucci, La Macina, un connubio che negli ultimi anni è riuscito ad arrivare anche all’attenzione del grande pubblico, ma che alle spalle ha un lungo percorso fatto di decenni di studi, ricerche sul campo, catalogazione e rielaborazione di materiale raccolto nei paesini delle Marche, un percorso in salita denso di sacrifici ma che alla fine sta ripagando con grandi soddisfazioni. Non importa, dunque se per un capriccio o per ripicca gli sia stato negato l’utilizzo di Tutto E’ Corpo D’Amore, una canzone nata su una poesia di Franco Scataglini e scelta per aprire questo terzo ed ultimo capitolo di questa trilogia. Questo Volume 3, rispetto agli altri due rappresenta l’anello di congiunzione tra canzone d’autore e musica popolare, e in questa visione quella poesia musicata da Pietrucci e Adriano Taborro, avrebbe cristallizzato come trait d’union queste due anime che ora convivono nel percorso artistico de La Macina. Questo piccolo grande dispiacere per non poter sentire questa splendida canzone, della quale lo stesso Gastone Pietrucci mi aveva raccontato in una vecchia intervista per Folk Bullettin, viene del tutto cancellato dall’ascolto di questo disco. Il disco, segue nell’impostazione i due precedenti mescolando brani già precedentemente incisi riproposti in versioni nuove con inediti registrati in presa diretta, ma ciò che lo rende diverso è la scelta di deviare il cammino verso “altri percorsi”. Ecco allora brillare le interpretazioni di Pietrucci di brani forse poco noti al grande pubblico ma certamente considerabili tra le pietre miliari della canzone d’autore italiana, è stupore puro misto ad incanto sentire la personalissima voce del marchigiano colorare di passione E’ Lunga La Strada di Virgilio Savona (già nota per essere parte del tributo al cantante ed autore del Quartetto Cetra), o rendere ancor più struggente e commovente Il Natale è 24 di Piero Ciampi. Sempre sullo stesso versante si pongono Supplica a Mia Madre, toccante poesia di Pier Paolo Pasolini musicata dal Pietrucci e To The Unknown Man di Vangelis tradotta in italiano con il titolo Dicono Di Me da Anna Maria Testa, quest’ultima posta a chiusura del disco. Larga parte è però dedicata ai canti tradizionali e ad aprire il disco è la bellissima Angelo che me l’hai ferito ‘l core, in una versione inedita in duetto con Marino Severini dei Gang, che fa il paio con La Pora Giulia, canto tratto dal repertorio dei cantastorie riletto quasi fosse un fado con la complicità della chitarra portuguesa di Marco Poeta. Meravigliose sono poi la riproposta di Mentre Che Rastrellava, che avevamo già incontrato nel primo volume interpretata da Giovanna Marini, Mariuccina a mme mme gela… riletta con la complicità della Banda Osiris e Coraggio amore mio…, canto antichissimo risalente all’epoca appena successiva al 1799 quando Napoleone Bonaparte emanò la coscrizione obbligatoria. Non manca anche una incursione nelle sonorità classiche, con lo splendido arrangiamento di Dormi Dormi Mia Giovane Nesta, nella quale troviamo ospite l’Orchestra da Camera della Scuola Pergolesi e un tributo appassionato a Caterina Bueno con il canto di lavoro So’ stato a llavorà a Montesicuro, un brano di grande attualità in cui viene affrontato il tema delle morti sul lavoro. Questo terzo volume di Aedo Malinconico ed Ardente, sugella un progetto di grande spessore non solo musicale ma anche culturale. Da non perdere!

Salvatore Esposito