Bixiga 70 – Quebra Cabeça (Glitterbeat, 2018)

Il ritorno dei Bixiga 70 con “Quebra Cabeça” è un tributo musicale alle rombanti strade di São Paulo. La band strumentale di dieci elementi ripropone la formula vincente che ha caratterizzato i primi album, intensi ritmi afro-beat con una svolta ballerina brasiliana, rinforzata da una composizione narrativa più densa e da un’intensa enfasi melodica affidata agli ottoni. Il risultato è un mix eclettico ma scorrevole, coinvolgente e raffinato. Il ponte musicale che collega il Brasile ed il continente Africano percorre l’intero Atlantico, con radici profonde nello schiavismo coloniale del primo diciassettesimo secolo. Il ritratto sonoro della band è il riflesso di una realtà urbana complessa e mista, figlia di una storia secolare di incontri ed influenze. I membri, infatti, provengono da background musicali differenti, caratteristica che contribuisce ad arricchire ulteriormente l’intreccio ritmico con sapori jazz, dub e reggae. Il disco si apre con la traccia omonima “Quebra Cabeça”. Il preambolo percussivo anticipa senza mezze misure le atmosfere danzanti che caratterizzano l’intera composizione. Batteria e congas accolgono infatti l’ascoltatore, accompagnate dal coro di ottoni che ricorderà ai più appassionati lo stile di Fela Kuti. Chitarre e sintetizzatori regalano al pezzo la dovuta modernità, completando la fitta trama ritmica. La stessa intensità la ritroviamo terzinata in “Pedra De Rairo”, brano minore che dondola tra groove serrati ed un valzer rilassato, clave latini alle percussioni ed un intenso bembé alla batteria. La melodia armonizzata ha toni nostalgici e notturni e si declina come un botta e risposta tra i fiati, la chitarra ed il basso. Il disco procede con sonorità più moderne supportate da ritmiche sempre ballerine ma, talvolta, meno marcatamente latin. “4 Cantos” porta con sé echi caraibici, i cui tratti emergono similarmente a come fanno nel jazz fusion degli inglesi Ezra Collective o degli americani Snarky Puppy. Riff tenaci e compositi accompagnano le melodie e l’alternarsi di soli in dinamica crescente, fino al gran finale celebrato di nuovo dagli ottoni. In maniera drasticamente diversa, la contaminazione rock-fusion riappare in “Levante”, trainato invece dalle chitarre elettriche e dai sintetizzatori. “Portal” chiude infine le danze, un pezzo più lento che cresce con gli ottoni nella melodia per sbocciare infine con gli assoli. La dinamica interna dei fiati sbalordisce per il controllo espressivo e la loquacità idiomatica con cui affrontano i singoli motivi, donando caratteri distintivi e agglomerandoli, contemporaneamente, in un collettivo coerente seppure eterogeneo. L’intero lavoro dei Bixiga 70 è un treno inarrestabile, un vortice di percussioni in costante evoluzione. La rete ritmica è tessuta con raffinatezza e gusto, con diversi colori che si scambiano, a più istanze, ruoli e posizioni, assicurando un solido background per il ballo senza intaccare il piacere dell’ascolto. Il repertorio è estremamente interessante su disco, ma invita chiaramente l’ascoltatore a partecipare alla musica dal vivo, ricreando con gli artisti la frenesia delle strade brasiliane. 


Edoardo Marcarini

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