The Trials of Cato – Hide and Hair (Autoprodotto, 2018)

The Trials of Cato sono un trio composto da Robin Jones (mandolino, banjo tenore e voce), William Addison (bouzouki irlandese e voce) e Tomos Williams (chitarra e voce), tre giovani strumentisti provenienti dal Galle e dallo Yorkshire i quali, durante un lungo soggiorno in Libano nel 2016, hanno unito le forze per dare vita ad un comune percorso di ricerca e sperimentazione sulla tradizione folk inglese. Quel viaggio, durato quasi un anno, è servito a gettare le basi per definire la loro cifra stilistica e soprattutto per rodare il loro repertorio che sorprendentemente ha fatto subito presa sul pubblico libanese. Tornati in Inghilterra, si sono subito messi a lavoro per realizzare il loro Ep di debutto presso l’Abbey Road Institute di Londra che è valso l’apprezzamento di Mark Radcliffe della BBC Radio 2. Il passo verso il loro disco di debutto è stato breve e, così, eccoci a “Hide and Hair” opera prima che raccoglie dieci brani di pregevole fattura registrati presso i Pen Y Lan Studios di Meifod in Galles. Dotati di una eccellente tecnica strumentale, unita ad una particolare cura per gli arrangiamenti dei materiali tradizionali e la composizione di nuovi brani, il trio disegna le rotte di un ideale viaggio tra presente e passato, proiettando la tradizione musicale inglese verso il futuro. Aperto dalla travolgente bellezza di “Difyrrwch”, originale medley che propone l’intreccio tra le melodie gallesi “Hen Ferchetan” e “Difyrrwch Gwyr y Gogledd” e il tradizionale inglese “The Parson's Farewell”, il disco entra subito nel vivo con “Gloria”, ballata narrativa che racconta la scoperta del sesso di una cortigiana alla fiera del paese. Il tradizionale gallese “Haf” fa da preludio prima allo splendido strumentale “Kadisha” ispirata da una valle del nord del Libano e nella quale si apprezzano echi delle melodie mediorientali e, poi, a quel gioiellino che è “Gawain”, ballata ispirata al racconto medioevale di Sir Gawain e il cavaliere verde. L’istantanea del loro soggiorno in Medio Oriente “Libanus” e la rilettura di “Tom Paine’s Bones” di Graham Moore ci aprono la strada alla wolking-song di protesta “These Are The Things” a cui segue l’intensa “My Love’s In Germany”, toccante canto di una donna che aspetta il ritorno di suo marito dalla guerra. “The Drinkers” nelle cui trame melodiche è racchiuso il tradizionale “Rees” suggella un disco sorprendente: quarantatré minuti di grande musica per sole corde e voci tutti da gustare dall’inizio alla fine. 


Salvatore Esposito

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