Kalàscima – K (Ponderosa, 2018)

Individuare procedure compositive per oltrepassare abusati cliché musicali locali è l’intento dei salentini Kalàscima, di cui “K” è la nuova produzione, pubblicata da Ponderosa e Ipe Ipe Music, con il sostegno di Puglia Sounds Record, MiBACT e SIAE. La hard-working band, originaria del territorio del Capo di Leuca, si è costruita un prestigioso curriculum di numerosi concerti sui palcoscenici festivalieri mondiali, dove ha riscosso lusinghieri consensi. Con il nuovo album il sestetto spinge decisamente, e con successo, sul piede della disposizione internazionale, già esibita nel precedente “Psychedelic Trance Tarantella”, imprimendo alla musica ispirata al ritmo della pizzica nuove traiettorie, che stratificano rock-indie ed elettronica. Kalàscima conserva la l’attitudine coreutica, ma si propone con songs imperniate su testi visionari che mischiano inglese, dialetto e griko. Neo-folk urbano? Salento hipster? Diciamo, che, con sensibilità contemporanea, la band intraprende nuove avventure soniche, muovendosi tra molte luci ma palesando, nel contempo, alcune opacità e oscillazioni. “K” è un album che si dipana in dieci tracce; si rinnova la produzione di Alberto Fabris, mentre mixaggio e masterizzazione, ad opera di Tim Oliver, sono stati effettuati presso gli studi inglesi Real World. Al sestetto base – Riccardo Laganà (tamburello, voce), Luca Buccarella (fisarmonica, armonica, voce), Massimiliano De Marco (chitarre classiche ed elettriche, bouzouki, lira calabrese, e voce), Federico Laganà (tamburi a cornice, drum set, elettronica, voce), Riccardo Basile (basso, tastiere e voce), Aldo Iezza (zampogna, ciaramella, elecroneddas, xaphoon, voce) si aggrega, nel ruolo centrale di sound designer, Enrico Russo (synth, elettronica e chitarre elettrica). La trasversalità musicale è offerta subito dalla vorticosa e coinvolgente Ballamundi”, ma ancora di più la rivelano l’elettronica e le chitarre incisive che innervano le successive “Your Beat” e “Korasai”: la prima è una canzone d’amore, la seconda, con lo straniamento positivo suscitato dalla sua ambientazione industrial, è un invito a una “Bella Figliola” a risollevarsi e riprendersi la vita. Scorrendo ancora la track-list, ecco la coralità vocale a tempo di pizzica di “Tie si l’amore”, mentre il testo della rockeggiante “Vortoj” si ispira tanto al simbolismo del poeta romantico inglese William Blake (“The Angel” ed “Eternity”) quanto al lirismo griko di “Klama” del salentino Franco Corlianò. L’atmosfera trasognata di “Luce” conferisce nuova anima a un canto alla stisa. Siamo, quindi, condotti a “Centu Vie”, dove l’incedere del tamburello si fonde con i pattern elettronici, incontrando perfino il canto armonico mongolo di Bukhchuluun Ganburged. “Maria”, epitome della necessità di scacciare i demoni con il ritmo del ballo, è la protagonista di “Still live”, una pizzica dal profilo dark. Con la carica punk-rock di “Sex Drugs and Pizzica Pizzica” i Kalàscima volgono provocatoriamente lo sguardo al modaiolo e sempre più massificato turismo estivo, che si riversa nella loro terra. Evocativo il commiato di “Eva”, in cui l’elettronica si fa predominate e dilatata con loop e voci digitalmente modificate, che affondano nella zampogna dell’ottimo Aldo Iezza, il molisano del gruppo. Che siano i prodromi di nuovi sentieri sonori che i Kalàscima intendono percorrere? 


Ciro De Rosa
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