Artisti Vari – Aromanian Songs from Drenova/Kënge Arumene Të Drenovës - edited by Josif Minga and Mikaela Minga (Squilibri, 2018)

Un passaggio all’altra sponda dell’Adriatico con un disco dedicato agli aromuni d’Albania. Gli aromuni o (conosciuti anche come arumeni o valacchi) abitano l’area centro-meridionale dei Balcani; sono presenti in Macedonia, Grecia settentrionale, Albania, Romania, Serbia e Bulgaria. Nel Paese delle Aquile sono un’esigua minoranza stanziata del territorio di Drenova, nella regione sud-orientale di Korça. Un tempo nomadi, a partire dalla seconda metà del Novecento si sedentarizzano, integrati nell’assetto sociale dello stato governato dal Partito del Lavoro e costretti ad abbracciare la lingua e la cultura maggioritaria albanese. Il riconoscimento come minoranza linguistica – l’aromuno è una lingua romanza orientale, appartenente al gruppo rumeno – è arrivato nel 2017, anche in virtù del fatto che, con la caduta del regime comunista, molte pratiche culturali, tra cui quelle musicali, che si erano conservate nelle occasioni sociali informali e nell’ambito familiare, hanno ripreso vigore. I curatori del CD, pubblicato dall’editore Squilibri, sono Josif Minga, compositore e ricercatore, docente dell’Università di Korça, direttore artistico di gruppi musicali, e sua figlia, Mikaela Minga, musicologa dell’Istituto di antropologia culturale e studi delle arti di Tirana, i cui suoi interessi principali si rivolgono alle pratiche musicali urbane e alla popular music di area balcanica. La registrazione è stata realizzata a Drenova nell’estate del 2017; il disco contiene quindici canzoni in aromuno, un canto in lingua albanese (“Në këtë dynja”) e uno strumentale. Le accurate note di presentazione, in albanese e inglese, ci presentano le impressionanti modalità espressive polifoniche, basate sulla combinazione simultanea di parti distinte, riconducibili al dialetto musicale “tosk” del sud dell’Albania. Si ascoltano sei cantori: Aleks Mihallari, Spiro Gramozi, Spiro Bello, Thanas Tona, Jorgo Malelli e Agim Hysenllari, protagonisti di canti a tre parti vocali, disposte in tre ruoli, di cui la prima e la seconda parte sono affidati a solisti, mentre la terza, denominata, iso, il bordone (intonato sulla vocale /e/) ha un ruolo funzionale molto importante nel conferire fisionomia al canto. In generale, nelle manifestazioni polifoniche albanesi il numero di cantori che producono l’iso è variabile: nelle procedure di registrazione dei repertori di Drenova, gli esecutori sono stati portati a quattro, al fine di equilibrare le diverse parti vocali. Nelle prassi esecutive (l’iso-polifonia è stata inserita dall’UNESCO nell’elenco dei patrimoni immateriali) se i primi due solisti devono essere dotati ed esperti sul piano canore per potere interagire, produrre ornamenti, intersezioni di voci, sviluppi timbrici e passaggi di registri, la terza parte vocale, il bordone, non è meno importante, incidendo fortemente sulla sostanza polifonica, fissando il suono fondamentale del canto e conferendogli profondità. All’interno del repertorio proposto nel CD, si distinguono due tipi di canti: alcuni seguono la metrica del verso cantato, altri fanno riferimento a cellule ritmiche regolari. Quest’ultimi fanno parte del “valle e kënduar” (danza cantata), una forma di canto che, possibilmente, in passato accompagnava il ballo, e che risulta diffuso anche nelle espressioni canore a più parti in lingua albanese. In questa tipologia di canti eccellono i cantanti Thanas Tona e Spiro Bello (da ascoltare “Mi Sculai dit tahini”, “Ni pitricu dada cu oili”, “Na-atseli sti-abată” e “Napărti di-amari”) I testi dei sedici brani raccontano storie minimali della vita del passato, ma anche vicende contemporanee; i contenuti attraversano diversi generi testuali: dal lirico al tragico, dall’allegorico all’umoristico. In tal senso, risultano molto interessanti due canzoni sull’emigrazione (“Americă laiă” e “Tşi mi lo doru”), dove il marres (il primo solista), che è Spiro Gramozi, esibisce un notevole registro nell’ambito acuto. Un altro numero di spicco è “Di cănd deadi laia lună”, preceduto da una lenta introduzione strumentale, metricamente libera, per clarinetto, violino, llauta e tamburo a cornice, in cui Aleks Mihallari, il più anziano del novero di cantori (classe 1935), esegue sia la prima che la seconda parte. I quattro strumenti, suonati da Telando (clarinetto) ed Eraldo Feto (violino), Agron Murat (llauta) e Agron Nasi (dajre), entrano ancora in scena nel valle, la danza strumentale “Djocul al capedan Ilia”. L’album fissa un fenomeno musicale di grande pregio, con voci uniche di cui fare tesoro. 


Ciro De Rosa
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