Vigüela – A Tiempo Real (Arc Music, 2018)

Foto di Alfredo Moreno
Vibra intenso il sapere orale delle Castiglie. La tradizione vivente dei Vigüela, che ritornano con il doppio album “A Tiempo Real”. Ne parliamo con Juan Antonio Torres. frontman quartetto spagnolo.

Veterani del folk, i Vigüela, provenienti dall’area toledana, da oltre trent’anni lavorano sulla musica tradizionale del centro della penisola iberica. Da meno di un decennio, tuttavia, il gruppo ha impresso una svolta alla propria consapevolezza musicale, rivolgendosi al recupero delle singolarità dei moduli popolari più antichi, riconoscendone la vitalità e la permanenza ancora oggi al di fuori di circuiti musicali professionalizzati. La prima emanazione di questo nuovo pensiero, che ha condotto alla ridefinizione della cifra sonora del gruppo, è stato “Temperamento”, pubblicato da ARC Music nel 2016. Da qui la band è ripartita, affermandosi anche nei circuiti concertistici delle musiche del mondo, partecipando, tra gli altri festival, al Womad UK nel 2017. L’ottava produzione discografica della band si intitola “A Tiempo Real”, licenziato sempre dall’etichetta discografica britannica: un doppio album, dove si intrecciano voci, strumenti a corda e ad arco, tamburi a cornice, castagnette e percussioni prodotte con oggetti casalinghi (mortai, padelle, bottiglie e pentole). Ancora un lavoro di respiro internazionale, che ha portato immediatamente la band iberica ai vertici della Transglobal World Music Chart e nelle prime piazze della World Music Chart Europe. 
Foto di Alfredo Moreno
La formazione base è un quartetto, costituito da Juan Antonio Torres Delgado (voce, ribeca, chitarra e percussioni), Carmen Torres Delgado (voce e percussioni), Maria del Rosario Nieto Palomo (voce e percussioni) e Luis Garcia Valera (voce, chitarra, guitarro manchego liuti, percussioni), con la collaborazione di Javier Gómez Garcia (voce, liuti, chitarra, guitarro manchego, percussioni) e Eduardo Gómez-Olmedo (voce, chitarra, liuti). Nella copertina e nel booklet del CD, Alfredo Moreno ha assemblato immagini d’epoca del paese d’origine della band, El Carpio de Tajo, con nuove foto scattate oggi negli stessi luoghi. A parlarci del “suono profondo delle Castiglie” é Juan Antonio Torres Delgado.

Come nascono i Vigüela?
La band ha iniziato negli anni ‘80, all’incirca tra il 1986 e 1987; amando la nostra musica, volevano conoscere i repertori tradizionali, l’eredità musicale degli anziani. Apprezzando e divertendoci con quella musica, abbiamo deciso di suonarla anche in concerto. Eravamo molto giovani e in quel momento era un modo semplice di fare musica perché non c’era bisogno di molti soldi per tirar su una band di quella musica: niente chitarre elettriche o batteria ... , dato che puoi fare musica con qualsiasi utensile. Inoltre, pur se giovani, lo consideravano importante perché era la nostra musica, la musica della nostra gente. E poi anche a quei tempi la musica folk era di tendenza…

Foto di Menchu Torres
Quali sono state le modalità di apprendimento dei canti e degli strumenti?
Riguardo al cantare ... sai cantare come se fossi nato facendolo. E per suonare gli strumenti che suoniamo, che sono chitarre e percussioni, impari a poco a poco, guardando gli altri, chiedendo e praticando. Non c’è altro modo per imparare a suonare la chitarra nel modo tradizionale. Puoi imparare a suonare la chitarra classica con tecniche specifiche, ma per il tradizionale, solo guardando e ascoltando. Ho imparato la chitarra da un altro membro di Vigüela, che al momento non è nella band. Ho imparato da lui le basi, le quattro posizioni delle dita per suonare la chitarra e, in seguito, lavorando sul campo con gli anziani della regione di Castilla-La Mancha, quando ho appreso davvero a suonare la chitarra per accompagnare i canti tradizionali, come racconto nelle note di presentazione che accompagnano il nostro nuovo disco “A Tiempo Real”.

Perché parlate di un nuova “take” della tradizione spagnola? In che misura, il vostro approccio è diverso da quelli del passato?
Questa idea è stata introdotta dall’etichetta ARC Music, che ha pubblicato i nostri ultimi due album (“Temperamento” e “A Tiempo Real”). Penso che abbiano compreso che focalizziamo la musica tradizionale da un altro punto di vista. Facciamo musica tradizionale del XXI secolo, usando i codici tradizionali. E dico “codici tradizionali” perché realizziamo stili tradizionali senza utilizzare altri stili moderni per giustificare la contemporaneità della musica.
Foto di Araceli Tzigane
Attualmente, almeno in Spagna, la maggior parte degli artisti inserisce altri stili per modernizzare la musica tradizionale, senza utilizzare i codici della musica tradizionale. Oggi, la maggior parte delle band musicali tradizionali suonano come pop o rock ... ma non stanno costruendo nuova musica tradizionale. Quello che facciamo è creare nuovi materiali all’interno di linguaggi tradizionali: facciamo nuove jota, facciamo nuovi fandango, nuove seguidilla ... del XXI secolo, perché siamo musicisti del XXI secolo. Usiamo vecchi codici ma non vecchi repertori. I codici sono le caratteristiche di base di questa musica. Ad esempio, il ritmo, il modo di pronunciare le frasi nelle melodie ... Facciamo musica tradizionale contemporanea. Gli stili di base sono jota, fandango, seguidilla e son, ma  non suoniamo una jota come due secoli fa, non abbiamo l’intenzione di fare una jota come i nostri nonni la facevano. Usiamo le caratteristiche degli stili che i nostri nonni usavano e con quelle, facciamo la nostra jota per il nuovo millennio. Creiamo nuove melodie e nuovi testi. Quando ascolti, suona molto arcaico, perché impiega codici arcaici, ma parliamo di temi del XXI secolo.

Di cosa parlano i testi?
Cantiamo testi con cui ci identifichiamo o che ci emozionano, ma creiamo anche nuovi testi su cose che ci accadono. È sempre stato così nella musica popolare, perché è un modo emozionante di trasmettere idee, una forma poetica che concede più bellezza o che serve a sdrammatizzare soggetti spinosi o politicamente scorretti, a volte attraverso l’umorismo, che altrimenti sarebbero difficili da comunicare.
Foto di AMCieszewscy
Ad esempio, uno dei nuovi testi riguarda il mio divorzio e le trattative sulla proprietà, che sarebbe molto brutto e molto noioso, ma cantandolo diventa divertente e mi permette di condividere queste preoccupazioni nella musica.

Avete realizzato otto dischi, da “Cantes del pueblo de El Carpio de Tajo” al recente doppio album, “A Tiempo Real”. Cosa è successo nella musica di Vigüela in questo lungo viaggio nella tradizione?
Ascoltando gli otto album nell’ordine in cui sono stati realizzati, avresti una buona risposta a questa domanda. Ciascuna delle nostre registrazioni è molto diversa. Non abbiamo mai smesso di fare ricerca da quando abbiamo iniziato. In Spagna non ci sono luoghi in cui si può davvero studiare come fare musica tradizionale, così ci siamo ritrovati tante volte nelle nebbie… nel tentativo di studiare le caratteristiche di questa musica. Quindi, abbiamo imparato poco a poco; ogni album ha un’estetica specifica in base ai nostri sviluppi nella ricerca. Ecco, perché i nostri dischi sono diversi e perché ora Vigüela ha prodotto “A Tiempo Real” perché, giorno per giorno, abbiamo consolidato il modo di rendere contemporanea questa musica, di renderla nostra e renderla interessante, esteticamente e artisticamente significativa. Negli ultimi anni abbiamo cercato, soprattutto, l’emozione nel modo di comunicare, di dire, all’interno dei codici tradizionali. Stiamo mettendo quell’emozione nel modo di dire, di pronunciare la frase, sempre basata sulle caratteristiche di questa musica. In altre occasioni abbiamo iniziato a lavorare sui repertori.
Foto di Pedro Martin
È ovvio che esistono repertori e c’è possibilità di lavorarci su, però negli ultimi anni abbiamo approfondito il modo di “parlare”: è un altro modo di avvicinarci alla musica. In un certo senso, accadeva già nel precedente “Temperamento”, ma ora abbiamo una conoscenza più consolidata, padroneggiamo meglio l’estetica. Finora lo studio e l’analisi della musica tradizionale sono stati fatti con l’approccio della musica accademica, con le sue concezioni e le sue strutture di pensiero. Ma la musica tradizionale non è comprensibile con quelle cornici interpretative. Ha bisogno di un approccio specifico. Attraverso la nostra costante ricerca abbiamo incontrato persone come Javier de Nerpio (Javier Gómez-Garcia, ndr) e Eduardo Gómez-Olmedo, gli artisti ospiti nel secondo CD di “A Tiempo Real”, con cui abbiamo sperimentato gli stili tradizionali e incorporato l’improvvisazione sui codici tradizionali: musica creata in tempo reale, come si può ascoltare nella registrazione. Sono giovani – hanno 22 e 36 anni, rispettivamente –, con loro abbiamo concordato su tono e stile, registrato il CD senza fare prove, ma con la conoscenza di quel codice della musica tradizionale che ha sempre permesso alle persone di riunirsi e suonare spontaneamente senza bisogno di prove o pentagrammi. In un certo senso, è questa la nuova “take”.

Un disco doppio non è proprio all’ordine del giorni di questi tempi…
Foto di Alfredo Moreno
Abbiamo realizzato due CD perché in uno non c’era tutto quello che volevamo mostrare. Il primo CD è dedicato principalmente a tonada e romance, con un ruolo da protagonista nella voce. Gran parte della nostra musica è sempre stata fatta senza strumenti reali, ma con oggetti di uso quotidiano, perché una chitarra o un liuto costa denaro che molte persone non potevano spendere e volevano divertirsi! In questo CD siamo i quattro membri essenziali della band. È più austero nell’aspetto, ma il carico espressivo di questi stili è enorme. Il CD è realizzato con stili di danza. Quindi, mostriamo due aspetti della nostra tradizione, con uso e contesto interpretativo diversi. Sul secondo CD abbiamo i due artisti ospiti e abbiamo registrato senza prove, seguendo la via popolare del fare, come un incontro di amici che condividono un linguaggio musicale, in quanto possono parlarsi e creare frasi e concetti in modo non premeditato con la loro conoscenze mediche, grammaticali, ecc., possono creare un’opera musicale con la loro conoscenza del codice della jota, del fandango, della seguidilla, che sarebbe effimero se non fosse stato fissato su disco. Come siamo soliti fare, incontriamo persone che condividono questi linguaggi: Javi de Nerpio e Eduardo Gómez-Olmedo sono due di quelle persone e hanno anche una grande capacità artistica ed estetica.

Come si svolge la vostra ricerca: archivi, vecchie registrazioni, lavoro sul campo?
Raccogliamo, ascoltiamo registrazioni ... ma non per reinterpretare la musica degli anziani, come detto. La musica degli anziani ha avuto il suo uso in quel momento, in quelle circostanze. Vogliamo fare musica al giorno d'oggi, ma con quei linguaggi.
Quello che facciamo con le registrazioni degli archivi e la registrazione sul campo è quello di frantumarla per capire perché quella persona in quella registrazione rende la musica così, perché quella persona non mette la musica in un ritmo come fanno oggigiorno altri. Quindi usiamo queste registrazioni per capire come funziona la musica, perché questo è il codice base della musica spagnola. Ovviamente, suoniamo musica che potrebbe essere più “evoluta” di quelle registrazioni. La musica deve evolversi perché le persone si evolvono. Non possiamo essere scalzi ora, come nei tempi antichi! La musica è più ricca ora, ma anche più ricca, deve mantenere quel sapore, perché deve avere quegli ingredienti che forniscono quel sapore.

Voce e ritmo sono la base del suono di Vigüela… 
Cantiamo con le modalità della gente della nostra regione che è nel centro della Spagna), il modo di camuffare la voce, il timbro, i melismi ... Beh, i melismi sono tipici di tutta la Spagna. E i ritmi sono la conseguenza di mettere il messaggio, i testi sulle melodie. Ci sentiamo totalmente identificati con questo modo di cantare e di dire, viene da dentro di noi, con naturalezza. 

Siete coinvolti anche in stage di danza. Si può insegnare davvero insegnare qualcosa in pochi giorni? 
Sì. Possiamo insegnare in meno di qualche giorno. Possiamo insegnare in poche ore come ballare alcuni stili. Facciamo sentire alle persone come devono muoversi nello stile tradizionale. Certo, non insegneremo molti passi, perché non hai bisogno di molti passi per poter ballare uno stile. Con due passaggi puoi davvero ballare uno stile tradizionale. Per questo, abbiamo bisogno di due ore o anche meno. Per approfondire e padroneggiare hai bisogno di più tempo e pratica. Ma per essere in grado di ballare, non hai bisogno di molte ore. Realizziamo anche laboratori di improvvisazione di melodie e testi su stili tradizionali.

Nella musica della Spagna centrale che suonate, qual è la relazione tra movimento, ballo e testi? 
La relazione è tra i testi e il modo di dire i testi all'interno di una melodia. Crea cadenze che permettono la danza. Questa è la relazione. Il ballerino deve capire la cadenza creata dai testi nella melodia.

Ci sono territori in cui fare ancora ricerca in Spagna?
Sì. Sempre. Un ricercatore troverà sempre una risorsa che può essere utile per un’indagine. Le persone sono abituate a visitare solo persone anziane quando lavorano sul campo, ma è particolarmente interessante per noi vedere come i giovani suonano musica tradizionale.
Questo è, ad esempio, il motivo per cui lavoriamo con Javi de Nerpio, perché ha un approccio aggiornato a ciò che ha imparato da questo nonno. Ci sono sempre nuove cose da ricercare. Non repertori, perché i repertori sono forse, al 99%, già catturati e sono nelle biblioteche e negli archivi, ma i diversi modi di creare quei repertori non vengono rilevati in modo da poter sempre ricercare di più, ovunque in Spagna. 

Da ricercatori, vi assumete una grande responsabilità nel portare la musica tradizionale ad un pubblico globale? Qual è il modo migliore? 
Il modo migliore è quello di essere coerenti con quello che fai e ciò che offri dal palco, perché è una finestra per la diffusione e non puoi parlare di musica spagnola, se non sai perfettamente cosa stai mostrando. Ovviamente, ognuno ha il suo modo di affrontare questo argomento, ma per noi è assolutamente essenziale avere una coerenza tra il nostro lavoro, il nostro sviluppo e il nostro senso estetico.





Vigüela – A Tiempo Real (Arc Music, 2018)
#CONSIGLIATOBLOGFOOLK

Vive un momento particolarmente felice la musica iberica anche grazie all’ensemble  Vigüela, il quartetto di El Carpio de Tajo, nel territorio di Toledo, animato da grande sensibilità, che si è rivolta in modo sempre più profondo ad apprendere le espressioni tradizionali delle Castiglie (La Mancha e Léon), integrando fonti d’archivio, registrazioni (anche qui è passato Alan Lomax) e i “testimoni” del presente, con cui sono entrati in relazione nella loro ricerca e nel loro lavoro di divulgazione etnomusicologica. Il fine etico ed artistico, al contempo, è la creazione di una musica tradizionale attuale, per portare alla luce modalità canore e strumentali sommerse se non, talvolta, trascurate dalle più mediaticamente affermate forme popolari di Spagna. In “A Tiempo Real”, due CD (48 minuti e di 50 minuti di musica, rispettivamente), che assommano a venticinque brani, la musica di Vigüela ha una vivida impronta rurale; si compone di canti e danze rituali e celebrative il cui linguaggio vocale, strumentale e performativo è stato ripreso con scrupolosa attenzione dai quattro musicisti, che presentano arrangiamenti curati ma diretti, senza ammantarsi, tuttavia, di modi falsamente contadini. Gli strumenti sono chitarra acustica e guitarro manchego, liuti, ribeca, battito delle mani e numerose percussioni: nacchere, tamburo a cornice, tamburo a frizione (zambomba), triangolo, utensili da cucina ordinari, come padelle, pentole, bottiglie e mortai. Il primo CD, in cui agisce l’organico di base in quartetto, si mette subito in luce la forza dell’insieme vocale nel brano d’apertura “Arrímate, Pichón, a Mí”, dove l’uso della ribeca imprime un ritmo di danza allo stile di son che era all’origine di questo canto della vigilia di Natale. Superlativo il successivo “Moreno mío, cuánto te quiero”, una tonada tradizionale, eseguita a cappella da María del Rosario Nieto Palomo. Interessante anche la ronda “El ramo/ Palillo verde/Allá en La Habana”, di cui l’ultima sezione è un distico diffuso dai soldati spagnoli di ritorno da Cuba dopo la guerra ispano-americana. Il primo disco, che prosegue con son, canzoni, canti natalizi e nuziali, è quello più austero, imperniato, principalmente, sulla voce solista o su combinazioni canore, che prevedono da due a quattro voci. Si segnalano, ancora il romance satirico di carattere anticlericale “El Demonio El Calderero”, accompagnato dalla zambomba (il tamburo a frizione), “Pandero Arroyano Por Seguidillas”, già raccolta da Don Manuel Garcìa Matos e da Alan Lomax negli anni ’50 del Novecento, eseguita per voce e tamburo a cornice, con nel testo un tocco urbano contemporaneo inserito dalla band. Infine, “Arroyo Claro”, ancora magistralmente interpretata dalla sola Nieto Palomo. Nel secondo CD al quartetto si uniscono i due ospiti, Javier Gómez Garcia (voce, liuti, chitarra, guitarro manchego, percussioni) ed Eduardo Gómez-Olmedo (voce, chitarra, liuti). Siamo al cospetto di undici brani, registrati in presa diretta, che accrescono lo slancio danzante della formazione. Qui, a prevalere, infatti, sono jota, malagueña, seguidilla e diverse tipologie di fandango. Tra quest’ultimi, prende subito l’iniziale “Que Si Quieres, Moreno”. Oltre, “Malagueña a tres Del Dos” mette insieme stili diversi: uno tradizionale e due di nuova composizione, proposti da tre voci con l’accompagnamento del liuto. Le note del disco accompagnano l’ascoltatore in questo sapiente viaggio nelle terre de Las Castillas, mentre i testi sono scaricabili dal sito dell’etichetta discografica (www.arcmusic.co.uk/extra). Proseguendo, sono incisive “Jota de Nerpio de Tajo” e “Malagueña Sorda de Javi De Nerpio”, la prima suonata al liuto da Javi Gómez Garcia, la seconda proposta con chitarre, castagnette e tamburello. Gran finale con “Del Cigüeñuela Al Tajo”, ancora una jota tradizionale, a cui i nostri hanno aggiunto un verso, cantata nello stile dei villaggi intorno a Sierra Norte di Madrid, Segovia e Guadalajara. “A Tiempo Real” merita senz’altro la vostra attenzione. 


Ciro De Rosa
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