Malawi Mouse Boys – Score for a Film About Malawi Without Music from Malawi (Toy Gun Murder, 2018)

Si torna a parlare di Ian Brennan, produttore americano portavoce di numerose realtà sociali complicate. Lo ricordiamo per l’album “Our Skin May Be Different, But Our Blood Is The Same” del Tanzania Albinism Collective di cui abbiamo parlato a inizio estate, o per band come Tinariwen, gruppo di Tuareg dal nord del Mali vincitore di un Grammy Award, e Zomba Prison project, progetto che ha coinvolto prigionieri della prigione Zomba in Malawi. È proprio in Malawi che si sviluppa la storia dei “Malawi Mouse Boys”, gruppo già prodotto da Brennan in passato e protagonista di una vicenda singolare che ha portato al rilascio dell’album “Score for a Film About Malawi Without Music from Malawi”. Malawi Mouse Boys è un gruppo di quattro ragazzi cresciuti cantando durante la messa e vendendo topi ai turisti sul ciglio della strada. Costruiscono i loro stessi strumenti: dalla chitarra a quattro corde alle percussioni raffazzonate con materiali di recupero (contenitori di plastica, bottiglie di vetro, ruote e deragliatori di biciclette). Nonostante la loro musica sia espatriata raggiungendo mercati internazionali, portandoli anche a suonare al WOMAD festival di Peter Gabriel, i quattro ragazzi continuano a vivere in condizioni di estrema povertà. Il successo della band ha permesso ai musici di apportare piccoli miglioramenti alle loro condizioni di vita (tetti di latta per le case, materassi ad aria per i figli, lezioni di inglese, una bici ed un piccolo impianto), ma ha allo stesso tempo generato tensioni con i locali che, in parte per risentimento in parte per ridicolizzare il loro operato, non li assumono per lavori di qualsivoglia genere. Sono quindi tornati a vendere topi ai turisti e, allo stesso tempo, raccogliere carbone, attività non solo poco remunerativa ma anche estremamente logorante per la salute. In questo contesto, complesso nella sua semplicità, prende forma l’album “Score for a Film About Malawi Without Music from Malawi”. Contattati dal regista per realizzare le musiche del primo film prodotto in Malawi, i Mouse Boys sono stati poi rimpiazzati da un compositore straniero. Il licenziamento in sé non sarebbe particolarmente contestabile se mosso da motivate ragioni estetiche ed attuato con professionalità. Il quartetto, tuttavia, non solo aveva già registrato tutte le musiche investendo personalmente per produrre il prodotto, ma si è visto allontanare senza poter aprire finestre di dialogo o ricevere spiegazioni di sorta. Eppure era tutto lì: l’album è una raccolta molto varia di sentimenti contrastanti palesati in forme diverse come richiede la narrazione filmica. Molte tracce ambient quali “Power Line”, “Dirt Floors” e “Tin Roof” potrebbero riempire l’alternarsi altrimenti silenzioso di immagini paesaggistiche o frammenti privi di dialogo, riempiendo lo spazio narrativo con ritmi percussivi sconclusionati, chitarre biascicanti che traballano in un loop pigro, sound effects e registrazioni dell’ambiente Malawiano che circondano lo spettatore. Per i momenti di celebrazione e vita di comunità abbiamo “Water” e “Hope”: il primo un pezzo di chitarra che per timbrica e armonia può ricordare vagamente lo stile di Eddie Vedder nella colonna sonora di Into The Wild, il secondo una breve canzone dai colori caldi e sonorità maggiori che, come suggerisce il titolo, trasmette sensazioni di speranza e spensieratezza. Non mancano pezzi di profonda tensione, talvolta generata da dissonanze o ritmi sbilenchi, talvolta dalla manipolazione sonica. “Funeral”, “Invaders”, “Ghosts” o “Alone” dipingono immagini spaventosamente nitide anche per chi il film non lo ha visto. Abbiamo poi brani più vicini all’estetica compositiva del Sud Est dell’Africa: “Sky Above”, “Hunger” e la già citata “Hope” si caricano dell’energia comunitaria del canto corale, essenza dei Malawi Mouse Boys e ritratto limpido dello spazio musicale di cui sono figli. Pezzo forse più interessante del disco è “Njala”, un accorpamento crescente di voci di bambini che ripetono questa parola fuori fase finché il rumore di sottofondo non inizia a ricordare il brusio di uno sciame di mosche. Il pezzo precede la traccia forse più tesa e dissonante del CD, accostamento particolarmente azzeccato dato il titolo dell’ultima: “Madness”. L’ironia forse più amara della vicenda risiede nel fatto che il film sia una rappresentazione biografica di un giovane Malawiano che grazie al suo estro riesce a salvare la sua famiglia ed il suo villaggio dalla carestia, storia che, in qualche modo, rassomiglia quella dei quattro musicisti. Brennan è riuscito a ridonare dignità alle composizioni dei Malawi Mouse Boys producendo l’album ormai già registrato e pronto alla sincronizzazione. Non si può non notare la forte nota critica mossa alla produzione del film espressa nel titolo dell’album, starà agli ascoltatori decidere se la composizione dei Malawi Mouse Boys sia una colonna sonora più elegante ed appropriata per un film che ritrae la lotta con la fame in Malawi.


Edoardo Marcarini
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