Malagasy Guitar Masters – Volo Hazo (Buda Musique, 2018)

Nel corso degli ultimi decenni la chitarra in Madagascar è stato uno degli argomenti più interessanti nell’ambito delle musiche strumentali africane: mai diventato realmente di moda, ha però fatto conoscere musicisti di gran pregio e tecnica come D’Gary, Haja, e il franco-malgascio Solo Razafindrakoto. L’interesse per la musica malgascia nasce dagli anni Sessanta con le tournèe in Europa del trio Ny Antsaly, i primi a sposare il suono della valiha (il cordofono tradizionale autoctono dell’isola) con quello della chitarra. “Volo Hazo” mette insieme i rappresentanti di tre generazioni di chitarristi, il giovane Chrysanto Zama, un versatilissimo Joël Rabesolo, appassionato di musica afroamericana e di un suono fusion (membro del trio Toko Telo con D’Gary e la cantante Monica Njava), e il più anziano Teta, maestro dello Tsapiky, genere popular molto in voga nell’isola, quest’ultimo già titolare del cd “Blue Tsapiky”, anch’esso edito da Buda appena tre anni fa. Il disco è molto affascinante sin dal primo brano, la corale “Milomano”: in gran parte strumentale, mostra la tecnica e la sensibilità dei tre chitarristi fra accordature aperte, un fingerstyle sempre accattivante, un interplay invidiabile e composizioni che a volte ricordano il lavoro di grandi chitarristi come Pierre Bensusan, echi della cui produzione possono essere rintracciati nella splendida “Be Lamba” o come “Ho Havi” di Zama, dove l’arpeggio sembra preso in prestito da Martin Simpson. Spesso le trame sono sottilissime e raffinate, altre volte lo schema ostinato più improvvisazione prende il sopravvento, ma in tre quarti d’ora di musica non ci sono momenti di stanchezza o meramente riempitivi, grazie anche a sporadiche parti vocali, anche se la vera unica canzone è “Sarombaho”. Meno interessante è la versione di “Caravan” di Duke Ellington, che immagino sia uno dei momenti più coinvolgenti dei live del trio. Fra i brani più interessanti il solo di Teta “Maro Valy” e l’elettro-acustico (con tanto di wah-wah) di “Kabary Lava”. In chiusura “Valiha Malaza”, Madagascar al 100%, dedicata dal trio al genio della valiha, Rakotozafi, morto in galera negli anni ‘70 dopo aver ucciso accidentalmente il figlio durante una lite. In conclusione, un disco particolare, ma accattivante e mai noioso e destinato, al contrario di quello che si può supporre, non ai soli chitarristi o ai soli addetti a lavori; ideale per scoprire un paese, un suono, una musica inusuale ma del tutto fruibile. 


Gianluca Dessì
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