La Macina: Non altro che il canto

L’altra Italia e le sue signore. La Macina nelle testimonianze di Gastone Pietrucci, Rossana Casale, Giovanna Marini e Sara Modigliani 

Dopo oltre cinquanta anni di tempo e di attività e questo solo nel mondo della musica, perché ci sarebbe da dire moltissimo anche per quello che riguarda l’arte sublime dei collages – ne pubblichiamo alcuni a corollario di questo articolo che troveranno altro albergo anche, e per la prima volta, nella mostra dal 11 al 16 settembre allestita presso il Foyer della Sala Petrassi, dell’Auditorium Parco della Musica - Gastone Pietrucci, leader e fondatore incontrastato de La Macina, ricorda come fosse oggi, con una lucidità sconvolgente, quella serie di serate e di repliche a Spoleto dello spettacolo “Bella Ciao”. Voluto dietro le quinte anche da Nanni Ricordi. Già molto sensibile al mondo cantautorale. 
Gastone Pietrucci, Quello Sguardo
Ma evidentemente non solo a quello…Ma, comunque, più che altro portato in scena da Roberto Leydi in quel tempio dell’aristocrazia che era il festival di Spoleto. Curato da lui e con la collaborazione di una pletora di personaggi ed artisti come Crivelli, Fortini, lo stesso Menotti. E tutti i cantori del cosiddetto folk revival della primissima generazione, quella ovvero del Nuovo Canzoniere Italiano con dentro Sandra Mantovani, Giovanna Daffini (ex mondina di Gualtieri), Giovanna Marini (all’epoca scoperta da Leydi al Folk Studio di Roma), Michele L. Straniero, il Gruppo Padano di Piadena, Caterina Bueno, Maria Teresa Bulciolu, Silvia Malagugini, Caty Mattea, Hana Roth, Ivan Della Mea, Gaspare De Lama (alla chitarra). E poi molti altri dopo di loro in una sorta di ideale e splendido passaggio di testimone. La musica di un’altra Italia insomma, con il placet dello stesso Gianni Bosio, di Cesare Bermani ed altri insigni storici ed operatori culturali. Parole, quelle del sottotesto e degli intenti dello spettacolo di cui stiamo ricordando, che oggi, alla vigilia di questo importante evento celebrativo del 14 settembre in Sala Petrassi presso l’Auditorium Parco della Musica, tutto dedicato a La Macina, dal titolo “Non altro che il Canto”, Gastone Pietrucci recita quasi a memoria, come se nulla fosse cambiato, nulla fosse successo in questi oltre cinquant’anni di storia e vicende italiane. E come dargli torto! Sentite qua, oggi che le riprendiamo in mano con uno sguardo dal ponte: “L’altra Italia non vuol esser una rassegna di cultura subordinata, ma un confronto documentato dei dislivelli di cultura presenti nella nostra società. 
Gastone Pietrucci, Frammenti (1992)
L’altra Italia vuole contribuire a dare inizio al processo di spiegazione, cioè di razionalizzazione del patrimonio delle nostre tradizioni popolari e cogliere in esso alcuni fermenti di possibile nuova cultura”. Fu l’inizio insomma di una rivoluzione e, come si racconta spesso nella storia del rock che dallo scioglimento dei Velvet Underground tante altre band e storie parallele sono nate, così, in un certo senso, si potrebbe dire per Bella Ciao. Dopo le sue repliche, le sue contestazioni, tanti altri cantori sono venuti. Uno fra tutti, La Macina. “Le canzoni presentate sono esempi della espressività musicale del popolo, colta nei suoi momenti più significativi: il lavoro, lo svago, il divertimento, il rito, l’amore, la guerra, la protesta sociale e politica. Il programma ripropone il patrimonio di una cultura che si presenta con una fisionomia autonoma rispetto alla cultura dominante….". Parole che Gastone ancora oggi fa sue in toto e ce le chiosa e ce le commenta con veemenza: “Bella Ciao” significò l’inizio di tutto, senza aver visto quello spettacolo La Macina non sarebbe mai esistita. Un momento che mi ha aperto gli occhi. E’ stato un modello di spettacolo. Una cosa grande. Che mi ha fatto conoscere un altro mondo. Abitavo a Spoleto in quegli anni e stavo facendo gli esami di Stato. Mi trascinò a vederlo un mio amico. E dopo la prima volta ci sono tornato sette volte ancora. La fortuna di quello spettacolo furono anche le polemiche che ne nacquero, le contestazioni sulla strofa di “O Gorizia tu sei maledetta”, tutta una serie di incidenti di percorso che ne furono la sua fortuna. La Daffini spesso mi ricordava certi episodi accaduti davanti e dietro le quinte. E poi quel disco che entrò persino in classifica!”. Uno spettacolo collettivo insomma. 
Gastone Pietrucci, Groviglio di corpi ed oggetti (2016)
Dal cui esempio e testimonianza, sotto la cui bandiera ed ombra ancora una volta Gastone si posiziona e ne cita ampi stralci anche semplicemente negli intenti e le intenzioni romantiche, ma comunque battagliere, di coinvolgere, in una nuova rappresentazione, amici ed artisti di ieri e di oggi. Così sarà dunque il 14 settembre alla Sala Petrassi del Parco della Musica. “Cinquantanni di Macina” in “Non altro che il canto”. Con l’amichevole partecipazione di Giovanna Marini, Sara Modigliani, Rossana Casale e Lucilla Galeazzi. Una per una. Le quattro grandi signore della musica popolare italiana. Il loro “Bella Ciao”. La loro voce. E forse qualche altra testimonianza a sorpresa. “Lucilla la conosco da tempo – ci spiega ancora Gastone - La prima volta la invitai al Monsano Folk Festival per celebrare e ricordare appunto i 50 anni di “Bella Ciao”. Maremma”, “Gorizia”, quelle canzoni li, quelle strofe: “sebben che siamo donne paura non abbian”. Era “La Lega”. Una delle prime canzoni proletarie di lotta al femminile. E Lucilla la canta in modo straordinario. Con quella sua voce magnifica, bella per tutte le stagioni. Lei che ha iniziato in fondo con il quintetto di Giovanna Marini. Ci unisce affetto e stima. E ci ritroviamo cosi, in questa serata, dove faremo qualcosa da “Bella Ciao” e qualcosa dal suo repertorio”. E poi Giovanna Marini che ci invia un video messaggio tenerissimo e profetico: “Ho conosciuto Gastone e La Macina negli anni ottanta, durante una gita. Anzi prima, durante un seminario. Gastone ha una voce velata, bellissima. 
Gastone Pietrucci, L'uomo a metà (2014)
Un artista così appassionato, autentico. Lui, come tutti gli altri del gruppo. Poi sempre cosi creativo, geniale. Mi sono subito affezionata a loro. Sono tornata molte volte da lui nelle Marche, a trovarlo. Anche con il gruppo di Testaccio. Dal 1982, credo, sia iniziato il nostro rapporto. Sono più di trenta anni ormai… Ho imparato tanto da lui. Ho suonato e cantato con lui. La nostra è una bella amicizia e sono felice di esserci il 14 settembre”. Le grandi signore della musica popolare si diceva. Curiosamente un evento che si tinge di rosa e di passione. Come la passione di Sara Modigliani: “Ho conosciuto Gastone e la Macina nel 1991. Mi invitò a cantare in un “Cantamaggio”. E così, in quella occasione, facendo la questua nelle Marche, ho riscoperto il canto popolare, grazie a lui e grazie a Italia Ranaldi, ho riscoperto la meraviglia dei canti popolari. Successivamente ho portato con me tutto il coro del Circolo Gianni Bosio. Non ci dimenticheremo mai quell’esperienza di questua a Morro d’Alba, casa per casa. E poi la sua incredibile personalità. Quel suo gruppo meraviglioso. Sono felice ed onorata di partecipare a questa serata. Felice di cantare insieme a loro. Sospetto che intoneremo un canto della memoria, un canto di un coscritto che facemmo una volta insieme a Monsano; abbiamo un infinito repertorio in comune tra Lazio e Marche che potremo anche fare brani come “Cecilia”, “Donna Lombarda”. Vedremo. Sarà bellissimo!”. La Macina di Gastone Pietrucci. 
Gastone Pietrucci, Omaggio a Giovanni Primi
e ai suoi amanti del 1913 (2017)
Un gruppo trasversale, capace di ricercare e contaminarsi, collaborare con uno dei più grandi fotografi del secondo 900 come Mario Giacomelli, o con pittori come Enzo Cucchi, così come di aprirsi a mondi musicali più pop rock, più jazzy, come nel caso della loro grande e storica amicizia con Rossana Casale, anche lei tra le quote rosa della serata del 14 settembre ed anche lei così generosa nel commentare e rilanciare: “Il mio rapporto con La Macina è iniziato verso il 1997, all’epoca abitavo sul Conero. Avevamo degli amici in comune. Così iniziò un rapporto di stima. Ne compresi subito la ricerca, quel loro andare indietro nella memoria vocale degli anziani. Le canzoni che si erano tramandate verbalmente. Io ho sempre amato molto la musica dei popoli e delle terre. Quando ero piccola mio padre mi portava con se in Grecia e Jugoslavia e la radio era sempre accesa sulla musica del posto. Da lì in poi ho sempre avuto grande curiosità per la musica dei popoli, la bossa, l’africana, ascoltando poi Paul Simon di “Graceland”, Brian Eno. La musica è incontro tra i popoli. Il rapporto con Gastone, non per citarmi, ma mi appare come “Uno stato naturale”. Un rapporto quello tra Rossana Casale e Gastone Pietrucci che si è interrotto quando Rossana si è trasferita a vivere a Roma, ma che oggi con questa serata del 14 settembre riprende o potrebbe riprendere. “Oggi, per me, la musica deve creare una nuova evoluzione culturale e le varie evoluzioni avvengono sempre dall’incontro tra culture diverse. Richiamare il passato è sempre una cosa meravigliosa, per recuperarlo anche. Il passato ci può servire per vedere dove ci siamo persi”. Una riflessione sulla memoria, quella della Casale, sollecitata a farlo da questo nuovo incontro con un gruppo ed un’artista che fa della ricerca nel passato una modus operandi innovativo. “Sono storie che ci vengono tramandate, anche toccanti, quelle della musica del passato – riflette la Casale - E’ importante la musica che va raccontando queste storie del passato. Perché è musica che insegna dei valori contro la superficialità di un mondo dove tutti parlano e sono molto aggressivi, ma nessuno scende più in piazza a sentire la voce vera degli uomini e a sentire il suono delle vere emozioni”


Jonathan Giustini
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