John Renbourn - Live in Kyoto (Drag City, 2018)

Attorno al 1980 diversi artisti folk firmarono per delle produzioni “Japan-only” con la Nippon-Columbia, fra questi Bert Jansch, che strappò il contratto dopo la pubblicazione del mediocre “Live at La Foret” con Martin Jenkins, e John Renbourn che diede alle stampe l’ottimo “So Early in The Spring”, disco la cui scaletta costituirà la base del suo repertorio live per gli anni a venire. In quegli anni John si esibiva spesso in Giappone, e testimonianza di questo periodo è questo bel live registrato in una coffee-house di Kyoto; la registrazione mostra un Renbourn in gran forma, forse all’apice della sua capacità esecutiva chitarristica e canora: sono di quegli anni i capolavori solisti del periodo post-Pentangle ”The Hermit” e “The Black Balloon” (due album con cui tutta la letteratura chitarristica degli anni successivi dovrà fare i conti) e le escursioni fra rinascimento e India con il John Renbourn Group. Questo live fornisce un compendio del John Renbourn performer, country blues, ballate inglesi, blues e composizioni originali, fornendo anche un eccellente occasione per avventurarsi alla scoperta di questo imprescindibile chitarrista e cantante. Il repertorio attinge a pieni dai primi dischi per la Transatlantic, dall’omonimo del 1965 a “Faro Annie” del 1971. Da “Candyman” di Mississippi John Hurt allo strumentale “Transfusion”, al folk-blues di “I Know my Baby” (una derivazione del classico “I Know You Rider”) alla celeberrima “Angie” (o “Anji”), una prova di coraggio e di resistenza per chiunque volesse intraprendere la carriera di chitarrista folk: narrava John Martyn che nei folk-club, per guadagnarti un floor-spot prima di qualche artista più famoso dovevi dimostrare di saperla suonare. C’è, poi, “Kokomo Blues” di Furry Lewis, primo embrione della celebre “Sweet Home Chicago” e soprattutto una versione spettacolare della ballata “The Cuckoo”. Seguono le ballate “Banks of the Sweet Primoses” e “John Barleycorn”. La parte finale del live è dedicata alla musica strumentale: il fiddletunes “Peacock’s Rag”, la elisabettiana “Earl of Salisbury”, “Owen Roe O’Neill”, l’immancabile “English Dance” acclamata e applaudita dal pubblico giapponese, e un divertente medley finale “Gipsy and Jew Dances” dalle raccolte del liutista Hans Neusidler (XVI secolo). Un disco che mostra il chitarrista londinese davvero nel suo tempo migliore, buona la registrazione e notevole il libretto che accompagna il CD, stampato anche in edizione limitata in vinile. Se già conoscete bene Renbourn e la sua opera, sarà bello risentirlo in questo live e se conoscete poco di lui, questo può essere un disco per iniziare e innamorarvi di un chitarrista fondmentale nello sviluppo delle tecniche fingerstyle. 


Gianluca Dessì
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