Along Came Jazz XVIII Edizione, dal 25 al 29 Luglio a Tivoli

E’ stata presentata il 6 luglio presso la sala convegni delle terme Acque Albule di Tivoli la XVIII edizione di Along Came Jazz. Nel 1994 alcuni pionieri locali organizzarono il primo festival jazz a Tivoli (Rm), addirittura con l’idea, per molti a primo lettura suicida, di seguire le evoluzioni contemporanee, le sperimentazioni e le nuove aperture. Un’idea rischiosa che non solo non è abortita sul nascere ma ha continuato a promuovere e sedimentare, consentendosi quest’anno di festeggiare la diciottesima edizione. Insomma “Along came Jazz” (nome logo del progetto derivante dal brano “Along came Beatty” di Benny Golson) è diventato adulto. Non senza problemi naturalmente, primo tra tutti l’endemica ripetuta carenza di finanziamenti soprattutto pubblici, fondamentali sin dagli esordi per un’associazione organizzativa fatta esclusivamente di volontari, Costa della Forma, che ha sempre perseguito inoltre, eticamente, la gratuità dei concerti. Questa rarefazione dei fondi è diventata poi taglio totale, costringendo gli organizzatori, tra i quali l’esperto giornalista Enzo Pavoni, a sospendere tutto per anni, mentre nelle ultime edizioni il festival è risorto grazie al produttore privato Acque Albule Terme di Roma, 
nella persona del presidente Giovanni Mantovani, che ha concesso anche gli agevoli spazi dello stabilimento termale e messo in circolo nuova linfa vitale. Nel tempo si sono avvicendati sul palco Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia, Maria Pia De Vito, Steve Coleman, Mary Halvorson, Pino Minafra Doctor 3, Don Byron, Taylor Ho Bynum, gli Screaming Headless Torsos, Anthony Braxton,Antonello Salis, Steve Lacy, Enrico Rava, Roscoe Mitchell, Richard Galliano, Mediana, David S. Ware, Tim Berne, Mark Dresser, David Tronzo, Evan Parker, Han Bennink. Quest’anno la scelta è caduta su due maestri evoluti diventati ormai, col senno di poi, paradossalmente, dei classici. E’ il caso di Steve Coleman e i suoi Five Elements, formazione che vede alla voce Kokayi (già in zona nel 2000 con gli esplosivi Screaming Headless Torsos di Fiuczynski) esponente di punta nell’evoluzione post di rap hip-hop e scat, oltre i limiti di genere, che potrà portare nuovi spazi di espansione per quel fanky jazz tanto caro un tempo a Gill Scott Heron. Sarà interessante ascoltarne gli innesti sui loop asimmetrici e mai ripetitivi del leader. E’ anche il caso di Bill Frisell che ha avuto esordi fuori schema che hanno scandalizzato prima e conquistato poi il gotha del jazz consegnando alla chitarra nuove espansioni sonore. Qui si presenta col nuovo progetto “When You Wish Upon A Star” dedicato alla manomissione di colonne sonore come “Il buio oltre la siepe”, “Il padrino” con omaggi ai nostri Rota e Morricone. I Roots Magic, formazione italiana, parte invece dal blues del delta e quello metropolitano per scardinarne poi strutture e ritmiche, tra rarefazioni e pieni orgiastici, in un’anarchia controllata. 
Tra queste formazioni inequivocabilmente jazz si inserisce, nella prima serata, un’artista che seguo da anni, la napoletana Flo, che considero una delle migliori cantanti attrici autrici in Italia.  Splendidi i suoi ultimi due album “Il mese del Rosario” e il nuovo “La Mentirosa”, dove mette in bella mostra doti vocali, controllo, capacità compositiva, scrittura alta e arrangiamenti di qualità. A sorpresa durante la conferenza stampa è stata annunciata l’apertura del concerto affidata a Marat, alias Marta Lucchesini, giovanissima nativa di Monterotondo (Rm) della genia delle Officine Pasolini di Roma, finalista al De André e seconda alla tenzone creativa di “Non è mica da questi particolari che si giudica un cantautore” nel 2018. 

Alberto Marchetti
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