Miguel Flores – Primitivo (Sounds Essentials Collection Vol 2) (Buh Records, 2018)

Dopo “Composiciones Nativas” di Arturo Ruiz Del Pozo, continuiamo a parlare di musica d’avanguardia peruviana con un’altra recente ristampa “vinilica” a cura della Buh Records. Questa volta ci occupiamo di “Primitivo”, un curioso album del percussionista Miguel Flores che continua quel percorso di fusione tra tradizione e modernità. Attivo sin dagli anni sessanta come batterista rock della storica formazione Pax, ispirato dalla musica d’avanguardia e dalla Nueva Canción, Flores (n. 1951) fondò nel 1974 il gruppo Ave Acústica che cercò di ridefinire (e ampliare) i confini della musica tradizionale peruviana utilizzando tecniche compositive non convenzionali. In quel periodo la formazione si esibì in vari eventi dedicati alla musica popolare contribuendo attivamente alla nascita di una nuova generazione di musicisti e gruppi folk; fondamentale in tal senso fu la partecipazione ai Talleres de la Canción Popular del 1974 guidati da Celso Garrido Lecca. Da questo momento Flores abbandonò definitivamente il rock concentrandosi sulle sue ricerche sperimentali. Lasciati i Pax, ideò una musica in grado di miscelare gli input più disparati spaziando dal folk, all’avanguardia, al free jazz sino alla Psichedelia, in memoria del suo lontano flirt con il pop. Nel 1980, dopo una lunga tournee in Giappone, la coreografa Luciana Proaño commissionò a Flores la composizione della musiche per una nuova performance contemporanea “MITOS Y MUJERES”. Con il contributo di: Corina Bartra, Arturo de la Cruz, Manuel Miranda e Aberlardo Oquendo, nel1983 Flores registrò tre lunghi brani ispirati da miti e leggende della cultura peruviana, nati per accompagnare le coreografie della Proaño. Rimasti inediti per più di trent’anni questi pezzi ritornano oggi (e in esclusiva) su vinile. Tra esperimenti “solitari” per quattordici tracce di chitarra elettrica sovrapposte (“Pachacuti”), mix astratti tra Field Recordings, sintetizzatori e percussioni (“Iranpabanto”) e deliranti esperimenti per fiati e voce (“Taki Onqoy”), “Primitivo” ci offre qualcosa che sfugge da facili classificazioni e che sarebbe ancor più interessante valutare nella sua completezza, all’interno della performance e accompagnato dalle coreografie originali. 


Marco Calloni
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