Nuju – Storie vere di una nave fantasma (Manita Dischi/Latlantide, 2018)

#ANTEPRIMABLOGFOOLK

Calabresi di origini ma emiliani di adozione, i Nuju nascono nel 2009 con l’obiettivo di dar vita ad un progetto artistico che coniugasse canzone d’autore italiana, rock e turbo-folk con l’aggiunta di una bella dose di ska e ritmi in levare. Dopo aver debuttato nel 2010 con il disco omonimo, il gruppo, nell’arco di poco meno di dieci anni di attività, messo in fila cinque album, tra i quali spiccano “3° (mondo)” del 2012 e “Urban Box” del 2015, e una lunga serie di tour che li ha portati ad attraversare in lungo ed in largo la penisola. Proprio durante la serie di concerti seguita alla pubblicazione dell’antologia “Pirati e Pagliacci”, che compendiava attraverso diciotto brani il loro immaginario poetico e musicale, è nato il loro quinto disco in studio “Storie vere di una nave fantasma” nel quale hanno raccolto dodici brani, nati dall’urgenza creativa di raccontare il mondo dalla prospettiva del gruppo. Sono storie vere o verosimili di personaggi e luoghi sospesi nel tempo, storie di fantasmi da raccontare ma anche di uomini e donne realmente incontrati dal gruppo, che nel loro insieme compongono un concept album sugli eterni ritorni e la stratificazione di insegnamenti e morale a cui abbeverarsi. Registrato in presa diretta presso il Bunker Studio di Rubiera (RE) con la produzione di Andrea Rovacchi (programmazioni, tastiere, pianoforte), questo nuovo album rappresenta un vero e proprio salto in avanti nella loro produzione tanto dal punto di vita della ricerca sonora, quanto da quello del songwriting. 
E non a caso ad arricchire il sound della band, attualmente composta da Fabrizio Cariati (voce, synth, cori), Marco Ambrosi (chitarre, bouzouki), Stefano Stalteri (batteria, percussioni), Gianluca Calò (basso), Marco Giuradei (fisarmonica, organo, synth), si sono aggiunti per l’occasione: Simone Copellini (tromba), Arjuna Iacci (sax), Valentino Spaggiari (trombone) e George Saxon (banjo), nonché due special guest d’eccezione come Francesco “Cesko” Arcuti e Francesco “Fry” Moneti (violino e chitarra). L’ascolto svela un lavoro dal sound intrigante ed originale nel quale strumenti acustici ed elettrici dialogano con l’elettronica, sostenuti da una potente sezione di fiati e da una impeccabile sezione ritmica. Ad aprire il disco è la trascinante “Burattinaio” con i fiati ad incorniciare la linea melodica e ad evocare il ritratto di chi cerca di incantare e manipolare chiunque. Il ritmo resta sostenuto in “Carillon”, metafora della vita sociale dell’uomo moderno, nella quale spicca la partecipazione di Francesco “Fry” Moneti al violino ed alla chitarra. Se la dedica al Mare Nostrum “Una faccia una razza” ci regala una progressione melodica in crescendo tra rock e suoni mediterranei, la successiva “Pagliaccio” è uno struggente omaggio a Anas Al Basha, il pagliaccio di Aleppo, con la tromba a tessere una elegante trama sonora. 
“Tracce di coriandoli” con il suo ritmo in levare è un po’ il manifesto artistico del gruppo racchiudendo la passione e l’amore con cui ognuno dei suoi componenti ha inseguito il proprio sogno. Il rock di “Denaro” con i suoi irresistibili cambi di tempo apre uno spaccato sul valore che si da alla vita e ci introduce alla scorribanda sonora in chiave ska di “Gluck” nella quale la soggettiva si sposta ancora sulle esperienze personali del gruppo, raccontando le difficoltà di chi vive lontano da casa. Il riflessivo folk-rock “Polvere tra i sassi” apre uno spaccato sull’importanza delle proprie origini e apre la strada al vertice del disco con la superba “Onde Radio”, scritta e cantata con Cesko degli Après La Classe ed in cui si intrecciano lingue e dialetti diversi per ribadire che le persone non smetteranno mai di ballare e cantare per le strade delle città. Si torna ai suoni del Mediterraneo con “Carta da regalo” con il bouzuki a guidare il crescendo strumentale mentre nelle liriche fa capolino un fantasma che ripercorre la sua vita ricordandoci di vivere ogni giorno come fosse l’ultimo. L’attualissima “Arrivano dal mare” sul dramma dei migranti ci accompagna verso il finale con la bella canzone d’amore “La città degli innamorati”, una dedica a Parigi e all’importanza di non avere paura delle proprie emozioni. I personaggi e le storie raccontate nei vari brani prendono poi forma visiva nel booklet con le tavole grafiche del fumettista, grafico e videomaker Lorenzo Menini che ha curato anche l'artwork di copertina.“Storie di una nave fantasma” è, dunque, un disco dal grande impatto sonoro e lirico, e siamo certi che affascinerà quanti gli dedicheranno un ascolto attento.



Salvatore Esposito
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