Roberto “Freak” Antoni – Freak-Out (CNI, 2017)/Daniela Amenta, Freak out. Freak Antoni. Psicofisiologia di un genio, Compagnia Nuove Indye 2017, pp.256, Euro 14,00

Sono trascorsi tre anni dalla prematura scomparsa di Roberto “Freak” Antoni ed il panorama musicale sembra averlo dimenticato troppo in fretta, preso dalla frenesia costante di una produzione discografica sempre meno attenta alla qualità ed impegnata unicamente nel ricorrere i successi commerciali che durano una stagione. Eppure quel “giovane urlatore di Bologna, molto estroso ma basso di statura” ci manca tanto, così come il suo straordinario genio in grado di inventare linguaggi e scardinare ogni regola, ma anche di fare poesia in modo unico. Freak ha vissuto diverse fasi artistiche ed è passato da altrettante incarnazioni musicali, ma la sua vita quella reale è stata a suo modo unica, anche se troppo breve. Nell’arco dei quarant’anni del suo percorso artistico ha saputo donare al suo pubblico tutto sé stesso, la sua curiosità, la sua ironia e la sua arte declinandole attraverso innumerevoli espressioni artistiche, combattendo con la sua esistenza tormentata ed autodistruttiva. Le sue maschere come quella di Beppe Starnazza hanno avuto successo, anche in televisione, ma ancora oggi c’è la certezza che al suo essere artista non è stato ancora reso giustizia. Allo stesso modo troppo stretta è l’etichetta di provocatore affibbiatagli nei giorni degli Skiantos, perché Freak incarnava profondamente la tensione destabilizzante che permea l’arte. 
Negli ultimi anni di vita, poi, ecco toccare il vertice della sua produzione con la complicità della pianista Alessandra Mostacci, compagnia di vita e complice in musica, che seppe dare alle sue composizioni un tratto straordinariamente originale con il progetto “Ironikontemporaneo”. Insieme scrissero tante canzoni, lavorando giorno e notte con Freak che tirava fuori dal suo genio la poesia e la Mostachova, come la chiamava lui, a metterle in musica. I suoi nonsense, troppo frettolosamente catalogati come demenziali, nascondevano qualcosa di più. Dentro ogni verso c’è lui con la sua vita, le sue amarezze e la consapevolezza di essere nato in un paese in cui “non c’è gusto ad essere intelligenti”. Significativo in questo senso l’esclusione da Sanremo di quel gioiello di pura bellezza e semplicità che è “Però Quasi”, ma Freak andò avanti perché lui, come disse Andrea Pazienza, era “il più pazzo di tutti” e mai come ora la sua poesia sarebbe stata necessaria. A rendere omaggio a Roberto “Freak” Antoni e al suo complesso universo artistico è il progetto “Freak-Out” pubblicato da CNI e che vede il disco postumo omonimo, completato magistralmente dal libro di Daniela Ameta. 


Roberto “Freak” Antoni – Freak-Out (CNI, 2017) 
I dischi postumi per loro natura si portano dietro tanto quel senso dolceamaro di nostalgia per la scomparsa del loro autore, quanto il più classico dei sospetti che si tratti di operazioni meramente commerciali. Del resto l’industria discografica ci abituato a questo ed altro, negli anni, e lo sciacallaggio è sempre dietro l’angolo. Ci sono però album che nascono come un vero e proprio atto d’amore verso chi li ha realizzati ed hanno il pregio di conservare intatto il senso di immortalità che dovrebbe essere strettamente legato all’arte. E’ il caso di “Freak-Out” di Roberto “Freak” Antoni, album che giunge a tre anni dalla sua prematura scomparsa e, in qualche modo anticipato, nel 2012 dall’Ep “Però Quasi” inciso con la pianista Alessandra Mostacci. Si tratta di un lavoro composto da brani provenienti dalle diverse esperienze artistiche susseguitesi negli anni, dal repertorio degli Skiantos alla Freak Antoni Band, passando per composizioni più recenti e riletture d’eccezione. Prodotto da Fabrizio Federighi (basso, chitarre acustiche ed elettriche, tastiere e programmazione) e registrato presso il Dsiderecors di Follonica, l’album vede al fianco di Freak e Alessandra Mostacci (pianoforte) alternarsi un folto gruppo di strumentisti: Stefano “Dedo” Gaggioli (basso), Simone Baldini Tosi (violino e direzione orchestra), Saverio Gerardi e Roberto Federighi (batteria), Jacopo Castrucci (chitarra elettrica), Luca Ravagni (sax baritono), Stefano Scalzi (trombone), Diego Conti (Violino), Simone Baroncini (corno), Orchestra Leggera Sinfonia: Francesco Marconi (violino), Mariel Tahiraj (violino), Chiara Santarelli (viola), Isabella Faralli (violoncello) e Riccardo Ragno (contrabbasso). Aperto dell’emblematica riflessione sul mondo di “Allegretto Ma Non Troppo”, il disco ci regala subito due vere e proprie gemme l’introspettiva e geniale “Mi Sento Strano” e la deliziosa canzone d’amore “Però Quasi”, all’epoca incisa con l’obiettivo di portarla sul palco del Festival di Sanremo ed incomprensibilmente esclusa. E’ proprio in questi due brani che emerge a pieno tutta la potenza espressiva e la disarmante semplicità della scrittura di Freak, che il pianoforte di Alessandra Mostacci riesce ad elevare ed esaltare, superando i classici stilemi della canzone d’autore. Ad impreziosire il tutto gli arrangiamenti di Federighi che creano una cornice strumentale perfetta in cui si inserisce la voce dell’ex Skiantos. L’emblematica “Diventare Santo” e lo spiazzante duetto con Laura Bono in “Dove Sei” ci introducono a “Gelati” con il finale parlato in cui Freak parla della dipendenza dalla droga e consiglia l’ascoltatore a sostituire la propria mania con il gelato. Il trittico composto da “Simboli del sesso”, la nuova versione di “Sono Un Ribelle Mamma” e la sorprendente rilettura di “Una Brava Ragazza” ci accompagna alla conclusiva e bellissima “Sciare”, una canzone d’amore dal testo irresistibile che suggella la conclusione più degna del percorso discografico del grande Freak.


Daniela Amenta, Freak out. Freak Antoni. Psicofisiologia di un genio, Compagnia Nuove Indye 2017, pp.256, Euro 14,00 
Il 7 aprile 2011 Freak Antoni consegnò ad Alessandra Mostacci un fascicolo impaginato nel quale aveva personalmente selezionato e raccolto settantacinque testi, pescati da un vasto repertorio di libri, canzoni, frammenti, aforismi e poesie. Dopo la scomparsa dell’ex Skiantos, tutto quel materiale è diventato la base di partenza per “Freak Out. Freak Antoni. Psicofisiologia di un genio”, volume curato da Daniela Amenta, giornalista e scrittrice di lungo corso, e pubblicato da Compagnia Nuove Indye. Non era semplice fare ordine e ricostruire tanto la vita quanto la vulcanica carriera artistica multiforme di Freak e riuscirci a pieno rappresentava una sfida non di poco conto che l’autrice ha raccolto e vinto seguendo semplicemente l’essere del tutto fuori dagli schemi del suo protagonista. Ne è nata una biografia asimmetrica che completa ed arricchisce il disco omonimo, ma soprattutto ci conduce alla scoperta dell’uomo, dell’artista a 360° e del genio che era Freak. Non esistevano, infatti, ambiti artistici che non avesse attraversato o esplorato, vestendo i panni di autore, scrittore, comico, animatore, rianimatore, conduttore, attore, musicista, operatore culturale, critico, poeta e punk. Suddiviso per tematiche (Amore, Sesso, Cibo, Politica, Arte e Poesia, Skiantos, Scrittura, Droghe e Malattia), il libro pagina dopo pagina ci svela il racconto a tutto tondo della vicenda artistica ed umana dell’ex Skiantos. Leggere e rileggere i suoi testi ci svela la complessità del suo essere uomo del dubbio, le sue visioni e la sua curiosità, il suo essere punk più di ogni altro punk, ma anche poeta malinconico e riflessivo. In queste pagine, insomma, c’è tutto. Rivivono, così, le sue scorribande da inventore di quel non-genere musicale passato alla storia come rock demenziale, e dalla Bologna del 1977 si giunge agli ultimi anni ed al cambio deciso di direzione con il progetto “Ironikontemporaneo” con Alessandra Mostacci. Ad impreziosire il tutto le interviste di Ida Guglielmotti, i contributi di Diletta Parlangeli e Luca Punkow, che fu l’ultimo ad intervistarlo, e i ricordi di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo come Guido Catalano, Gianni Celati, Massimo Depaoli, Stefano Disegni, Eros Drusiani, Roberto Grassilli, Danilo Masotti, Elisa Minari, Alessandra Mostacci, Sandro Oliva, Luca Pastore, Oderso Rubini, Brunetto Salvarani, Andrea Setti, Marino Severini e Vincenzo Sparagna. A completare il volume sono una dettagliata discografia e la biografia ma soprattutto la necessità di andare a curiosare in lungo ed in largo nella sterminata produzione artistica di Freak. Un libro necessario, dunque, perché come scrive Marino Severini: “Il nostro è spesso un mondo feroce e che dimentica in fretta i suoi “eroi“, vale per Freak ma anche per molti altri che ho conosciuto prima dell'addio definitivo. Quello che ha salvato Freak dalla solitudine, dalla paura e dal dolore penso sia stata la “solita” risata”. 


Salvatore Esposito
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