Mary Gauthier – Rifles & Rosary Beads (In the Black/Appaloosa, 2018)

A distanza di quattro anni da “Trouble And Love” che segnava la più compiuta espressione del suo songwriting, Mary Gauthier torna con “Rifles & Rosary Beads”, nono album in studio nel quale ha raccolto undici brani inediti, nati dall’incontro con Darden Smith, fondatore dell’organizzazione no-profit “SongwritingWith:Soldiers”, volta ad aiutare i veterani di guerra nell’elaborazione dei traumi subiti attraverso la scrittura di canzoni. Frutto di una lavorazione durata cinque anni, nel corso dei quali la cantautrice americana, assistita da un gruppo di psicologi, ha incontrato personalmente numerosi veterani di guerra, il disco raccoglie una selezione delle oltre cinquanta canzoni che hanno preso vita in quei giorni trascorsi a mettere in musica e parole i ricordi, le ferite, gli scontri a fuoco e le cicatrici dell’anima. La forza intrinseca del songwriting della Gauthier in grado di trasformare le sofferenze della vita in canzoni dal taglio riflessivo profondissimo, in questo lavoro si apre al racconto che passa attraverso le voci di coloro che hanno combattuto nei tanti teatri di guerra disseminati nel mondo. Empatia, osmosi creativa e un senso di incredibile umanità pervade ogni brano facendo emergere una realtà del tutto diversa dalla realtà raccontata dai media. Le cronache, soprattutto quelle americane, ci raccontano spesso di strategie governative, generali, brigate e reparti, tralasciando troppo spesso che dietro ognuno di quei singoli numeri, quelle “ruote dell’ingranaggio” ci sono uomini e donne che mettono la loro stessa vita al servizio del proprio paese. E’ difficile poter immaginare il carico di sofferenze, rinunce e difficoltà che riserva la vita militare, tanto durante le operazioni in territorio estero quando nelle caserme e non di rado quello che dovrebbe essere lo spirito di corpo si traduce in soprusi, omertà e vessazioni. La Gauthier è riuscita a cogliere tutto ciò superando lo stereotipo del veterano, carico di medaglie ed epici ricordi di guerra, per entrare nel profondo di coloro che hanno visto con i propri occhi la guerra. Prodotto dal batterista Neilson Hubbard, il disco vede Mary Gauthier (voce, chitarra ed armonica) accompagnata da un eccellente gruppo di strumentisti composto dal nostro Michele Gazich (violino), Will Kimbrough (voce, chitarra, mandolino), Danny Mitchell (voce, piano e fiati), Kris Donegan chitarra), Michael Rinne (basso), Beth Nielsen Chapman e Odessa Settles (controcanti), i quali hanno contribuito a caratterizzare il suono del disco in maniera determinante. Rispetto ai dischi precedenti, le scarne atmosfere acustiche nelle quali convergono country, blues e folk, in questo nuovo lavoro, grazie alla produzione di Hubbard, assumono tratti ancor più dolenti e drammatici, rispecchiando il pathos che pervade le storie raccontate nei testi. Chitarra, mandolino, violino e pianoforte costruiscono architetture sonore semplici ed essenziali che hanno il pregio di non suonare mai retoriche nel fare da cornice alle vicende dei protagonisti delle canzoni. In questo senso ci piace sottolineare come la presenza di Michele Gazich rappresenti il vero valore aggiunto di questo disco, essendosi fatto interprete di quel suono sofferto che la Gauthier aveva in animo per queste canzoni. Ad aprire il disco è “Soldering On” nella quale l’intreccio tra chitarra elettrica e violino avvolge un testo sulle difficoltà del ritorno alla vita civile dopo aver sperimentato la realtà della guerra (“Quello che ti salva in battaglia, può ucciderti a casa”). Si prosegue con il country-blues “Got You Six” nel cui testo il comando direzionale “a ore sei” diventa una sorta di metafora del forte rapporto che si crea tra commilitoni. Uno dei vertici del disco arriva con il gospel “The War After the War” con il violino di Gazich che sottolinea il racconto di chi convive con un reduce ritornato dalla guerra (“dicono che sono fortunata che tu stia bene/Invisibile, la guerra dopo la guerra”). Se il blues “Still On The Ride Still on the Ride” si sofferma sulle ferite indelebili lasciate da chi ha vissuto in prima persona l’esperienza di un conflitto, la successiva “Bullet Holes In The Sky” ruota intorno al contrasto tra una parata militare a Nashville e i ricordi di un soldato. La toccante “Brothers” incentrata sul tema delle discriminazioni a cui sono sottoposte le donne che indossano la divisa, ci introduce alla struggente title-track nella quale un veterano racconta dei segni indelebili che l’esperienza in guerra gli ha lasciato. “Morphine 1-2”, dedicata a sette marines deceduti a bordo del loro elicottero durante un’operazione, ci conduce verso il finale con gli incubi alleviati dall’amore della propria compagna di “It’s Her Love” e il soul di “Iraq”, nella quale ritorna il tema delle vessazioni subite dalle donne soldato. Chiude il disco “Stronger Together” in cui la Gauthier da voce alle mogli degli artificieri, sempre in prima linea impegnati a salvare la vita dei propri commilitoni e dei civili (“le moglie degli artificieri non restano sedute accanto al telefono/E siamo più forti insieme/sorelle per sempre). “Rifles & Rosary Beads” è, dunque, un disco di rara bellezza ed intensità poetica che riscrive i canoni della canzone antimilitarista, offrendo all’ascoltatore l’opportunità di ascoltare dalla viva voce di soldati la scia di drammi e ferite che lascia dietro di sé la guerra. Per il pubblico italiano è assolutamente consigliata la versione stampata da Appaloosa Records che ha il pregio di accompagnare l’album con un libretto contenente le traduzioni a fronte dei vari brani. 


Salvatore Esposito
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