Roberto Musci, Giovanni Venosta – Urban And Tribal Portraits (Soave, 2018)

Il 15 gennaio 2018 l’italiana “Soave” ha pubblicato la ristampa di “Urban And Tribal Portraits”, splendida collaborazione del 1988 firmata da Roberto Musci e dal compositore e autore di colonne sonore Giovanni Venosta, di cui forse ricorderete il continuativo sodalizio con il regista Silvio Soldini per cui firmò le partiture di: Un’anima divisa in due, “Pane e tulipani”, “Agata e la tempesta”e “Cosa voglio di più”. A pochi mesi dalla gradita ri-pubblicazione del suo esordio “Olympic Signals”, possiamo finalmente gustare anche questo “Urban And Tribal Portraits”, ufficialmente la seconda collaborazione di Venosta con Musci, con cui aveva già lavorato nel precedente “Water Messages On Desert Sand” del 1987 e in parte in occasione del già citato “Olympic Signals” del 1985, un personalissimo e divertito sguardo al Minimalismo, discendente diretto dei coevi esperimenti di Nyman, Reich e Penguin Cafe Orchestra in primis. Roberto Musci è stato più volte protagonista della nostra sezione “Contemporanea”, dapprima con la compilation “Tower Of Silence” edita da “Music From Memory” il 3 ottobre 2016, che aveva gettato una luce rivelatoria sull’operato del musicista milanese, attivo sin dai primissimi anni ottanta. In seguito Soave si è dedicata al remastrer dell’esordio datato 1984 “The Loa Of Music”, aggiungendo al “piatto forte” deliziose “chicche” inedite provenienti da quelle storiche sessioni. Ora è il turno di questo “Urban And Tribal Portraits” originariamente uscito per ReR Megacorp che oggi ci fornisce uno sguardo sempre più completo sull’operato del compositore. La musica di Musci e Venosta sembra un ecosistema equilibrato, dove si incontrano primitivo/futuristico e in cui, ogni elemento sembra integrarsi con continuità. World music, elettronica, suoni trovati, declamazioni di predicatori e canti arcaici immortalati con un piccolo registratore nel corso dei frequenti viaggi in: Africa, Medio ed Estremo oriente, sono stralci d’esperienza che qui assumono un significato musicale forse ancor più decisivo, fondendosi tanto con i sintetizzatori di Musci (Dx 7, Prophet 2000, Prophet 5, Syncoder, Ob8, Emax), quanto con i deliziosi interventi pianistici di Venosta. Oltre ai due autori, si segnala la partecipazione di altri musicisti, tra i quali: il contrabbassista Paolino Dalla Porta e il sassofonista Sandro Cerino, responsabili dell’eccellente lavoro nell’introduttiva “Lilongwe 29.2.52 Radio Concert Hall” . La successiva“Tamatave” è invece un brano suonato dal solo Musci dove voce (registrata) e flauto sono sorretti dal lieve pizzicato di una chitarra elettrica immersa in un effetto eco. “Urban And Tribal Portraits” lascia spazio ad altri pregevolissimi episodi di spirito affine che mostrano forse un maggior ripiegamento introspettivo, rispetto al precedente “The Loa Of Music”, per esempio: “Dialogue Between a Dreamer and Others” dove la chitarra arpeggiata e i sintetizzatori di Musci, danno origine a circolari lullabies che si sposano a perfezione con le voci e i canti che sembrano scorrere sui nastri ( affidati a Venosta) come ricordi, istantanee sonore o stralci di memoria… Un altro bellissimo esempio è “Starfishes & Kangaroos” dove i nastri, il sintetizzatore e la chitarra di Musci, sono invece accompagnati dai rintocchi “puntillistici “del piano elettrico di Venosta. Tra episodi diversificati e non esenti da un tocco di surreale ironia, vedi la vivace e danzabile “Batida De Coca” oppure The Ups & Downs Of Chewing Gum, con tanto di contributo vocale di Venosta, l’album si conclude con la dodicesima traccia “Lullabies...Mother Sings...Father Plays”, impreziosita dagli interventi al pianoforte, dal clarinetto basso di Sandro Cerino e dal contrabbasso di Paolino Dalla Porta, per me in assoluto uno dei momenti più belli dell’intera produzione di Musci che ho avuto il piacere di ascoltare sino a oggi. “Urban And Tribal Portraits” è un vero e proprio viaggio sonoro, dove ogni brano è una tappa, ogni suono un ricordo e ogni ascolto un’emozione… Salite a bordo. 


Marco Calloni
Posta un commento