“La canzone d’autore secondo Enrico De Angelis”. La prima del docufilm di Michelangelo Ricci, Palazzo della Gran Guardia di Piazza Bra, Verona, 10 Gennaio 2018

Un fotogramma del del docufilm ripreso da Paolo Ferrazzi
Folta affluenza di pubblico alla Gran Guardia di Piazza Bra a Verona per l'anteprima assoluta del docufilm del regista spezzino di nascita e residente in Toscana, Michelangelo Ricci, con protagonisti assoluti la Canzone d'Autore ed il suo “uomo-faro” Enrico de Angelis, giornalista, storico della canzone, operatore culturale e attivo per il Premio Tenco di Sanremo sin dalla fondazione nel 1972, fino ad esserne stato per vent’anni il direttore artistico. La serata, nello stranamente mite inverno veronese, è frutto della collaborazione tra l'Assessorato alla Cultura del Comune, nella persona di Francesca Briani, l'Ufficio Cinema del Comune diretto da Paolo Romano e il Movimento Nonviolento presieduto da Massimo Valpiana. Il lavoro, inserito tra le attività studentesche dell'Università di Pisa, è un montaggio di riprese e interviste, filmato nella casa veronese di Enrico de Angelis, durante lo scorso mese di maggio. Ogni anno il 10 gennaio Enrico promuove una manifestazione in ricordo della sua compianta moglie Alba Avesini, che oggi compirebbe 70 anni e a cui Marco Ongaro dedicò nel corso di un fuori programma durante l'edizione del “Tenco” 2003, una toccante canzone dal titolo “La piccola amica” (“...non si può calcolare quanto dura un addio...”). Per Enrico, quella con la Canzone è una lunga storia d'amore, durata pressapoco tutta una vita, una canzone capace di dare conforto in un mondo pieno di conflitti e se è vero, come diceva Jacques Brel, che “c'è solo l'amore ed un'unica canzone….” con quella Canzone lui ha deciso di vivere e sposarsi. 
Lea Tommasi con Mao Valpiana e Paolo Romano (foto Paolo Ferrazzi)
E si può senza ombra di dubbio sottoscrivere, visto che con la Canzone nessuno è mai rimasto veramente deluso o solo, abbandonato o orfano. E allora veramente, bisogna ospitarla in modo adeguato, non solo dentro di noi e ha ragione Enrico che ha offerto alla Canzone un appartamento intero, situato giusto sopra il suo. Un appartamento composto da “stanze di vita quotidiana” dedicate ognuna ad un settore, ad una raccolta, ad uno studio: dai dischi regione per regione ai libri argomento per argomento. La canzone d'autore è come se fosse l'adolescenza della canzone, che nel caso di Enrico coincise giusto con la sua di adolescenza e quando a dodici anni iniziò ad ascoltare alla radio i pezzi di Paoli, Tenco, Bindi, Endrigo, Gaber, Jannacci, De André, Lauzi sentì che la canzone stessa stava crescendo assieme a lui, stava imparando un linguaggio nuovo, rendendosi conto che le parole cantate coincidevano con le sue più intime verità, anche quelle inconfessate o inconfessabili. Capì che la canzone offriva una libertà e una indipendenza di pensiero, una autonomia, dei valori antimilitaristi, antirazzisti, anticonformisti che la scuola non insegnava e che condizionavano il suo pensiero e l'intera visione della società che lo circondava. Nel viaggio all'interno della casa ci sono angoli che custodiscono tesori e talvolta “misteri” divenuti tali grazie al tempo trascorso che ha portato nel regno della dimenticanza le motivazioni e gli intenti per i quali si trovavano inizialmente (momentaneamente) riposti in quel luogo che forse (probabilmente) diventerà così definitivo o in una eterna attesa di ridefinizione. 
Il regista Michelangelo Ricci e Lea Tommasi
Ma salendo le scale di marmo e oltrepassando la porta d'ingresso di questa casa, sulle poltrone ci trovi seduto Piero Ciampi che elegantemente vestito di stracci e perennemente ubriaco e lucidissimo, butta lì con tenerezza e ironia più uniche e rare, le sue disarmate e disarmanti verità nude e crude sull'amore, al pianoforte ci vedi Paolo Conte a cui Enrico ha offerto l'opportunità di fare per la prima volta un concerto dal vivo ricevendone in cambio decine di preziosissime cassettine audio con inediti e provini delle sue nuove canzoni. Oltre il corridoio, a sua volta zeppo di collezioni, giri a destra e trovi seduti allo stesso tavolo Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Amilcare Rambaldi, Sergio Bardotti, Renzo Arbore, Arrigo Polillo, Sergio Endrigo, Pierangelo Bertoli e naturalmente Enrico. E alla porta stanno suonando i nuovi futuri protagonisti: Bugo, Mannarino, Vasco Brondi, Zibba, Diodato, Giovanni Truppi, Motta, Gianluca Secco…..che, entrati, annullano il tempo e si sistemano accanto a Giovanna Marini, Duilio Del Prete, Gino Paoli, Lucio Dalla, Matteo Salvatore, Edoardo Bennato, Franco Battiato, Vasco Rossi……La canzone d'autore non è un genere musicale, non è unicamente quella dei cantautori degli anni '60, può essere anche rap o canzone jazzata, rock o folk e non passerà mai di moda finchè ci sarà qualcuno che utilizzerà questo strumento per rivelare qualche cosa del proprio mondo più segreto e autentico. Umberto Eco nel 1964, nella prefazione del libro “Le canzoni della cattiva coscienza”, scrisse per la prima volta che “oggi possiamo riconoscere nel nostro paese un filone attivo di autori, musicisti e cantanti che fanno le canzoni in modo diverso dagli altri” e nel novembre del 1969 Enrico coniò il termine “canzone d’autore” dalle colonne del quotidiano veronese “L'Arena”. 
Immagine di repertorio
Quando venne realizzata infine nel 1974 la prima edizione del “Tenco” la “canzone d'autore” entrò storicamente nel panorama della storia musicale italiana e la Rassegna che inizialmente era stata pensata come quarta serata del Festival di Sanremo prese invece una direzione di totale autonomia. Durante tutto il 900 ci sono stati dei grandi cantautori, da Ettore Petrolini a Edoardo Spadaro o Raffaele Viviani, è comunque consuetudine far partire la nuova canzone d'autore con “Nel blu, dipinto di blu” di Domenico Modugno (giustamente Enrico precisa che nel titolo quella virgola è necessaria...). In quegli albori molto nacque soprattutto sull'asse Milano-Genova e l'influenza fu dapprima quella francese e in seguito quella americana con l'arrivo anche in Italia delle canzoni di Bob Dylan ed è probabilmente Francesco Guccini che meglio di altri rappresentò questo passaggio. Negli anni 70 poi fu la volta della scuola romana con Francesco De Gregori che inaugurò un linguaggio nuovo, visionario, erroneamente definito “ermetico” ma che in realtà essendo privo di nessi logici, permetteva all'ascoltatore di vivere il testo in modo più personale a seconda della propria sensibilità. Nel decennio successivo in una società italiana dominata dal riflusso, l'onda sembrò dissolversi e spiccarono solo dei personaggi isolati, mentre nei '90, la canzone ebbe, un po' come il clima generale, un ripensamento sulle tematiche sociali, non più strettamente legate alla politica ma trasversali, come l'ecologia o il pacifismo. La società italiana che nel frattempo aveva iniziato a diventare multietnica ricevette il benefico apporto della nuova linfa di influenze portate dalle varie etnie e razze, una contaminazione anche artisticamente molto stimolante special modo per i gruppi musicali nostrani. Negli anni 2000 il linguaggio giovanile più consono a veicolare i valori delle canzoni sembrò essere rimasto quello del rap. Di tutto questo parla nel filmato Enrico, illustrando il suo enorme archivio davanti alla macchina da presa del regista Michelangelo Ricci, scrittore teatrale e drammaturgo che ha lungamente collaborato con il Club Tenco e grande appassionato alla canzone d'autore e che terminata la proiezione si è esibito anche in veste da cantautore interpretando alla chitarra e alla tastiera alcune sue canzoni. 

Flavio Poltronieri
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