Luigi D’Agnese, L’etnorganologia a Montemarano. Raffaele Mastromarino (1939-2017). Costruttore e suonatore di flauto di corteccia e castagno, Hyrpus Doctus, 2017, pp. 32 con CD

La documentazione etnografica ed etnomusicale testimonia la diffusione di strumenti musicali cosiddetti effimeri, così denominati per il rapido deterioramento cui vanno incontro i manufatti, che sono in grado di conservare per un tempo molto limitato l’integrità della struttura e le proprietà meccaniche. Si tratta di strumenti di diversa tipologia, rispondenti a principi acustici differenti, ma accomunati dal fatto di essere ricavati soprattutto da foglie e cortecce. Da Nord a Sud, nella tradizione contadina e pastorale italiana esistono numerosi strumenti popolari costruiti con materiali reperibili in natura per motivi occasionali, per uso propedeutico all’apprendimento della prassi strumentale o anche a scopo ludico. Da anni Luigi D'Agnese è appassionato curatore delle tradizioni popolari di Montemarano, cittadina irpina celebre per la tarantella rituale carnevalesca. La sua pubblicazione è una nuova edizione di un contributo edito nel 2004 (“Irpinia: Montemarano, Percorsi di Etnomusicologia. Un antico Strumento Musicale nella Tradizione in Campania, il flauto di corteccia di castagno”). Il volumetto presenta belle immagini del territorio e del mondo agricolo montemaranese, ma soprattutto le sequenze fotografiche, accompagnate da didascalie, che illustrano le varie fasi della costruzione dell’ “iscaro e castagno” o “iscariello”, come è chiamato localmente il flauto di corteccia, che viene ricavato da un ramo di un albero di castagno. Come sempre per questa tipologia di strumenti la costruzione è fatta nella stagione primaverile, alla ripresa del ciclo vegetativo, quando la corteccia non è aderente è si può staccare con facilità dal ramo. Il costruttore-suonatore presentato è Raffaele Mastromarino, scomparso nel 2017, intervistato all’età di 61 anni da D’Agnese nel 2001 e alla cui memoria è dedicato il contributo. Quello con Rafaele ’o Treno, come era soprannominato Mastromarino, è un incontro sul filo della memoria, dove il contadino-pastore si cimenta di nuovo, come faceva da ragazzo mentre custodiva il bestiame al pascolo, nella costruzione dell’oggetto sonoro con cui poi eseguirà una versione per flauto armonico di corteccia della “Tarantella di Montemarano”, che possiamo ascoltare registrata sul campo nel CD che accompagna il lavoro (1 minuto e 28 secondi). Un nuovo tassello nella documentazione del patrimonio musicale orale della Campania. info@hyrpusdoctus.tiscali.it 


Ciro De Rosa
Posta un commento