Ariel Kalma – French Archives 1977-1980 (Black Sweat Records, 2017)

L’avevamo promesso, così, dopo lo scorso “Rue De La Gaité” torniamo a parlare di Ariel Kalma e lo facciamo in occasione del già citato “French Archives 1977-1980”, una monumentale e bellissima pubblicazione su vinile quadruplo dedicata all’artista, edita e curata dalla label Italiana Black Sweat Records. Dal 2012 la Black Sweat Records è impegnata in un’attenta opera di diffusione e riscoperta musicale, ricordiamo per esempio le recenti ristampe di: “Telaio Magnetico”, “Gruppo Afro Mediterraneo” o, “Futuro Antico”, che per altro abbiamo già incontrato qualche numero fa nella nostra recensione di “Riflessi”, storico esordio del musicista e fondatore dell’ensemble Riccardo Sinigaglia. Va riscontrato quanto Ariel Kalma sia un artista particolarmente amato dall’etichetta che negli ultimi anni ne ha curato diversi progetti e ristampe: “Osmose” nel 2013, “Open Like A Flute” nel 2015, “Musique Pour Le Rêve Et L’Amour” e “Interfrequence” nel 2016, e infine questo “French Archives 1977- 1980”, pubblicato il 29 giugno 2017. “French Archives 1977- 1980” offre una differente prospettiva sonora rispetto al precedente “Rue De La Gaité” ma certamente connessa e complementare. L’impianto sonoro sostanzialmente acustico dello scorso progetto, lascia ora spazio a quattro lunghe e maestose divagazioni per organo e sintetizzatori a metà strada tra la solennità del primissimo Schulze, Terry Riley e il Battiato di “Sulle Corde di Aries” e “Clic”, giusto per contestualizzare il progetto… Nel corso delle quattro lunghe tracce Kalma è alle prese principalmente con: Harmonium, organo liturgico, Farfisa, Yamaha Ps - 30 e sintetizzatori, che disegnano trame ipnotiche e solenni. Alcune delle musiche presenti in “Ascend Descend”, “Sarasvati Planet Ariel”, Astral Cathedral” e “Planet Air”, dai quali provengono gli estratti presenti in questi lp, furono originariamente ideate come “ambientazioni sonore” a scopo terapeutico, per favorire trance, rilassamento e meditazione. In realtà questi brani propongono qualcosa di ben più interessante... “Entrance K7” nel continuo crescendo tra ostinati di Farfisa, interventi al Synth e Drum machine, offre uno splendido saggio di sonorità analogiche d’impagabile fascino. “Planet Ariel” invece, immerge linee di flauto con reminiscenze di arcaiche danze in densi e distanti strati di Farfisa. “Force Et Courage” offre un altro mirabile esempio di contaminazione elettro/acustica, mentre la conclusiva “Planet Air/Part 2” si affida all’organo con la continua reiterazione di frasi sino a raggiungere l’ascesi ideale... In sintesi questo “Archives 1977-1980”, è la testimonianza sonora del percorso spirituale dell’artista, oltre che una bella dimostrazione del suo peculiare talento, solo parzialmente legato agli esperimenti “cosmici” degli anni Settanta. 


Marco Calloni
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