Secondo – Secondo (Incipit Records/Egea, 2017)

Da anni, con la collana Tacadancer della label Sheherazade, Claudio Carboni, Andrea Bonicini, Simone Zanchini ed altri musicisti (ma qui ricordiamo anche la seminale e coraggiosa operazione di Riccardo Tesi sul liscio montanaro in “Un ballo liscio”) percorrono la via del liscio rinvenendo gli snodi storico-musicali che hanno preceduto il boom nazionale del ballo popolare romagnolo. Da un po’ di tempo nello stesso territorio di Romagna musicisti di composita estrazione stanno mettendo anima e corpo nel ventre del repertorio del liscio, svestendolo, destrutturandolo e ricomponendolo alla luce del proprio vissuto musicale quanto mai variegato. Liscio in foggia jazz & free? Ballo e prog-rock con venature classiche? Romagna venata di funk? Spogliatevi dei pregiudizi e ascoltare il disco ideato e messo in opera da Claudio Zappi (clarinetti e arrangiamenti), con gli altrettanti eccellenti Alessandro Petrillo(chitarra e arrangiamenti), Milko Merloni (contrabbasso), Gianluca Nanni (batteria), Enrico Guerzoni (violoncello), forti delle impennate timbriche di una voce eclettica del calibro Luisa Cottifogli (voce) e della fisarmonica del già menzionato Simone Zanchini, altro strumentista di levatura internazionale. Premio “Imola in Musica 2016”, Zappi – quarantacinquenne fiatista e didatta, eclettico per i sui interessi musicali che spaziano tra jazz, latin, funk e musica popolare – definisce “Secondo” un progetto «trasversale», per la volontà di rivisitare con libertà il repertorio di Secondo Casadei (1906-1971): “Romagna mia”, “Lom a merz”, “Tramonto”, “Non c'è pace tra gli ulivi”, “Vandemiadora”, “Bella figlia romagnola”, mentre “La mazurka di periferia” è firmata dal nipote, il nazional-popolare Raoul (che ha da poco compiuto 80 anni). “Secondo” scorre che è un piacere, sebbene lo spirito ruspante delle versioni originali vada sovente smarrita nell’espressività libera e improvvisativa del combo. D’accordo che la rilettura in chiave jazz di musiche altre, dal folk al classicismo al pop non è una novità da far strabuzzare gli occhi, eppure l’ardire nello stare dentro e fuori la melodia della “Mazurka di periferia” e “Romagna mia”, le superba versatilità canora di Cottifogli in “Lom a merz” e “Vendemiadora”, i clarinetti che guidano “Non c’è pace tra gli ulivi”, le swingate in “Bella figlia romagnola” ci mostrano la notevole espressione stilistica dell’ensemble, le illuminazioni negli arrangiamenti, il loro riplasmare sfrontato e libero la materia popolaresca romagnola che fanno di “Secondo” una delle declinazioni del nu-liscio più avvincenti dell’anno. E non finirà qui! 


Ciro De Rosa
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