Meïkhâneh – La silencieuse (Buda Musique, 2017)

Con “La silencieuse” si viaggia tra musiche e atmosfere di tanti luoghi diversi cogliendone l’essenza. Un approccio minimalista connette grandi distanze. Meïkhâneh, trio di base a Rennes in Bretagna, è formato da Maria Laurent, Johanni Curtet e Milad Pasta. Maria è alla voce, Johanni alla chitarra, al canto khӧӧmii e kharkhiraa e allo scacciapensieri, Milad alle percussioni (zarb, daf e udu drum). I tre artisti utilizzano anche strumenti della musica mongola quali tovshuur (liuto), morin khuur (violino con il manico terminante con una testa di cavallo, considerato lo strumento nazionale della Mongolia), dombra (liuto dal lungo manico). Ad arricchire ulteriormente i suoni e il progetto artistico, sono ospiti in questo lavoro Bijan Chemirani allo tzouras (liuto della musica greca della famiglia del bouzouki), al saz (liuto dal collo lungo della musica turca) e al riqq (tamburo a cornice utilizzato nella musica araba), Martin Coudroy all’organetto diatonico e Uuganbaatar Tsend-Ochir all’ikh khuur (ancora uno strumento dalla Mongolia: un basso a due o tre corde con cassa di forma trapezoidale e manico lungo che termina a forma di testa di cavallo). Con undici brani cantati in francese, in mongolo, in ungherese, in portoghese, in persiano ed anche in una lingua immaginaria, “La silencieuse” conduce l’ascoltatore in universi intimi, avvolgenti e, allo stesso tempo, globali. Questo lavoro assembla in un’alchimia incantata sonorità di ogni dove e si fa armonia e viaggio, attraversa montagne, villaggi, steppe per contemplare piante, alberi, foglie, farfalle, pioggia. L’unione tra l’uomo e la natura sembra essere un approccio fondante. La voce cristallina di Maria conduce, a tratti sensuale oppure sfidante, facendo risaltare il suono delle parole. L’atmosfera delicata è sottolineata da piccole scansioni ritmiche. Il canto difonico di Curtet caratterizza in modo incisivo e profondo diversi brani. Gli arpeggi brillanti e la ritmica della chitarra e dei liuti sono protagonisti e percussioni dalle profonde sonorità creano paesaggi sonori quasi di meditazione. “Eszmèlet” (in ungherese, Risveglio) è una delle perle di questo gran bel lavoro, insieme a “Talyn thème” il cui testo in persiano è estratto da “Dar golestâneh”, caratterizzata dall’atmosfera malinconica e dalla dolcezza degli arpeggi alle corde. In “Uulyn nulims” (“Le lacrime della montagna”) dal testo in mongolo, si possono apprezzare il canto armonico in cui la voce si fa espressivo strumento musicale ed una ritmica che evoca il cammino di una lunga traversata mentre in “Pluies” gli strumenti musicali evocano i suoni della pioggia e della tempesta. “Ayalakhui”, parola mongola traducibile sia con “viaggiare” che con “ronzio”, ci immerge in una triste, potente atmosfera meditativa. Tocchi sapienti e sotterranei che lambiscono l’anima, lampi,illuminazioni, atmosfere malinconiche e visionarie, dissonanze, piccole sofferenze, epifanie: “La silencieuse” è tutto questo e ad ogni ascolto si lascia scoprire in nuovi dettagli. Lasciarsi attraversare dalla raffinatezza e dall’armonia di questi suoni permette di coglierne lo spirito profondo. 



Carla Visca
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