Giuseppe De Trizio – Flumine (III Millennio, 2017)

«”Flumine” è il mio primo lavoro discografico solista e raccoglie le composizioni originali per chitarra classica e mandolino, gli strumenti musicali di elezione che hanno accompagnato tutta la mia vita. Come ho scritto nelle note di presentazione: “Sentire la musica prima di averla ascoltata” è la chiave di lettura per approcciarsi al disco che, nel suo scorrere, trasporta sogni, memorie, persone, melodie che hanno fatto di me quello che sono oggi. Sguardi d’autore che superano ogni confine, luoghi dell’anima. Mio padre mi regalò la prima chitarra dopo che ne avevo vista una a casa di amici e mi ero innamorato delle sue forme. Un anno dopo iniziai il primo corso di chitarra e da quel tempo non ho più smesso di suonare. La chitarra e la musica sono state le mie compagne dell’adolescenza: musica suonata, ascoltata, composta attraverso un viaggio che non ha mai fine. La poietica – l’arte del fare di aristotelica memoria – consente di distendere queste suggestioni musicali d’autore in un fiume, appunto, dove tutto scorre e si rinnova continuamente. Un dato importante di questo lavoro è la sensazione di aver composto ed eseguito musiche strumentali per immagini: mi pare la naturale vocazione dell’intero progetto».  Da queste parole emerge lo spirito di questo debutto di Giuseppe De Trizio. Fondatore e leader dei Radicanto, già collaboratore di numerosi artisti italiani, tra cui ci piace ricordare Teresa De Sio e Lucilla Galeazzi, De Trizio è autore di colonne sonore per cinema, teatro e televisione, nonché protagonista del sodalizio acustico con Raiz. 
La metafora acquea porta con sé mescolamento e cambiamento, e ben si addice al musicista barese, il quale si propone in veste, per così dire, autobiografica. Seleziona quindici sue composizioni strumentali, nitide ed intime, in cui si rispecchia la sua essenza musicale del musicista in linea con il suo composito gusto musicale. Si passa dal chitarrismo colto al folk acustico, dal jazz all’improvvisazione; di tanto in tanto, ovviamente, affiorano la cifra melodica e le armonizzazioni che sono il marchio di Radicanto. Partendo dalla coda: l’ultima traccia del CD è la dolce “Primo Canto”, scritta da De Trizio a soli nove anni. Invece, l’iniziale “Reviendra” rivela il suo interesse per le musiche di confine, ribadito anche in “Controvento”. Il lirismo e le calde sfumature melodiche rendono “Marea” e “Bellavia” due dei brani più belli del disco. Superato il passaggio trasognato di “Adamante”, si disvelano architetture colte in “Flumine”, “Melodia del canto ritrovato” («composta a sedici anni», rivela ancora De Trizio) e “Addubbio”. Il mandolino prende il comando nelle squisite “Marie merci” e “Balconi smozzicati”, episodi che pagano tributo ai mai assopiti amori danzerecci irlandesi; si avvertono echi latino-americani nell’accoppiata “Ventana” e “Tango della diastole”, mentre “Malvasia” e “Tarantella prima” ci portano decisamente nel nostro sud. 


Ciro De Rosa
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