Giuliana Soscia & Pino Jodice 4tet meets Tommy Smith – North Wind (Cose Sonore/Self, 2017)/Orchestra Jazz Parthenopea di Pino Jodice e Giuliana Soscia feat.Paolo Fresu – Megaride (Cose Sonore/Self, 2017)

Accomunati dalla medesima visione della musica, della ricerca sonora e della composizione, Giuliana Soscia e Pino Jodice, rispettivamente fisarmonicista e pianista dalla lunga esperienza, compongono da ormai un decennio uno dei sodalizi artistici più apprezzati della scena jazz italiana. Condividendo la vita artistica e quella quotidiana di coppia, il duo ha riscosso negli anni grandi consensi da parte della critica, avendo dato vita a numerosi progetti nei quali hanno esplorato le sonorità del tango ("Il Tango da Napoli a Buenos Aires" e "Latitango"), le connessioni con la tradizione del maquam nello splendido "Il Viaggio di Sindbad" e quelle con la musica classica nello “Stabat Mater” di Giovanni Battista Pergolesi. A distanza di due anni da quest’ultimo, li ritroviamo con due album pubblicati quasi in parallelo da Cose Sonore, “North Wind” nato dalla collaborazione con il sassofonista scozzese Tommy Smith e “Megaride” inciso con l’Orchestra Jazz Parthenopea e la partecipazione di Paolo Fresu alla tromba. Si tratta di due dischi di grande pregio tanto dal punto di vista compositivo quanto da quello prettamente sonoro, nei quali il duo dimostra di essere perfettamente a proprio agio tanto con la formazione ristretta del quartetto quanto alle prese con un large ensemble. Sebbene diversi nella sostanza e nella concezione, questi due lavori mettono in luce la capacità di Giuliana Soscia e Pino Jodice di ampliare sempre di più il raggio delle proprie esplorazioni musicali. E’ il caso di “North Wind” che vede il duo alle prese con nove composizioni originali in cui sperimentano l’incontro tra le sonorità mediterranee e quelle delle Highlands scozzesi evocate dal sax di Tommy Smith, compositore e arrangiatore, oltre che direttore della SNJO “Scottish National Jazz Orchestra” e del Royal Conservatoire of Scotland in Glasgow. L’ascolto ci conduce dal crescendo di “Body or Soul” che apre il disco richiamando il suono delle cornamuse per sfociare in una tessitura melodica brillante in cui spicca l’interplay tra pianoforte e fisarmonica in cui si inserisce il sax, magistralmente supportato dalla sezione ritmica con Valerio Vantaggio alla batteria e Luca Pirozzi al basso. Se la poetica “The Old Castle” brilla per il lungo solo di sax di Tommy Smith, la gustosa “Freedom’s Sword” firmata da Pino Jodice vede il quartetto alle prese con una trascinante scorribanda sonora in cui si inserisce magistralmente il sax dello scozzese. Eroi mitologici, venti nordici e gli incantevoli paesaggi della Scozia, sono protagonisti della melodica “Land Of Heroes” di Tommy Smith e nella quale giganteggia il piano di Pino Jodice, mentre ne “Lu Scottis” di Giuliana Soscia ci riporta in Italia ed in particolare alla tradizione musicale meridionale riletta attraverso un brillante approccio jazz. La rarefatta “Alba” di Pino Jodice ci conduce verso il finale con la superba title-track che ci regala quasi nove minuti di grande musica, la swingante “Rabbit’s Fugue” e “Sun” in cui a dominare la scena è la fisarmonica di Giuliana Soscia. 
Dal quartetto approdiamo alla fortunata esperienza dell’Orchestra Jazz Parthenopea, nata nel cuore flegreo di Napoli da un’idea di Pino Jodice (direzione, composizioni, arrangiamenti e pianoforte) e Giuliana Soscia (direzione, composizioni, arrangiamenti e fisarmonica), i quali hanno chiamato a raccolta venti talentuosi strumentisti provenienti dal sud Italia: Giovanni Imparato (percussioni e voce), Domenico Guastafierro (flauto), Enzo Amazio (chitarra), Alexandre Cerdà Belda (tuba), Luciano Bellico, Claudio Cardito, Gianluca Vigliar, Valerio Virzo, Nicola Rando (sassofoni), Gianfranco Campagnoli, Lorenzo Federici, Fabio Renzullo, Pino Melfi, Umberto Paudice (trombe), Alessandro Tedesco, Francesco Izzo, Pasquale Mosca, Michelangelo Grisi (tromboni), Marco De Tilla (basso elettrico e contrabbasso), Pietro Iodice (batteria), e la partecipazione di Paolo Fresu Fresu (composizione, tromba, flicorno e live-electronic). Il risultato è un’esperienza musicale unica nel suo genere non solo per presentare due direttori, ma anche nell’esplorare la visione la visione maschile e femminile di composizione, arrangiamento e direzione, il tutto arricchito dall’utilizzo di strumenti inusuali per un large ensemble jazz come la fisarmonica della Soscia, i tamburi etnici, l’uso del canto del percussionista Giovanni Imparato ed il basso tuba che ampliano in modo sorprendente la gamma timbrica. Tradizione, innovazione, sperimentazione e contaminazione rappresentano gli ingredienti fondamentali dei sette brani che compongono “Megaride”, album live registrato nel corso del meraviglioso concerto tenuto il 22 giugno 2016 presso il vulcano Solfatara a Pozzuoli, in occasione del Pozzuoli Jazz Festival. Ispirandosi all’isolotto su cui nacque l’antica Parthenope, questo lavoro si pone l’obiettivo di ridare a Napoli la centralità culturale che aveva un tempo nel Mediterraneo, crocevia di incontri straordinari tra culture differenti. Nell’arco dei suoi settatacinque minuti, il disco ci svela una incredibile varietà compositiva e timbrica che prende le mosse dall’iniziale “Feste popolari in Sardegna” di Jodice e passa per gli echi di world music di “Duru Duru Song” e la splendida “Inno alla vita”, scritta da Fresu per il figlio, tocca una sorprendente versione orchestrale de “Lu Scottis” già ascoltata su “North Wind”, per giungere a quel gioiello che è la rilettura “Chi tene ‘o mare” di Pino Daniele e al fascino superbo di “Variazioni – Sonata per luna crescente” di Giuliana Soscia. L’inedita versione per orchestra jazz di "Volcano for Hire" dei Weather Report chiude un disco di rara bellezza ed intensità che è da annoverare tra le cose più belle ascoltate quest’anno. 


Salvatore Esposito
Posta un commento