Ariano Folk Festival, XXII edizione – Ariano Irpino (AV), 17 - 20 agosto 2017

Alla ventiduesima edizione l’Ariano Folk Festival punta sulla sperimentazione e sceglie l’eclettismo giocando sulla diversificazione per soddisfare tutti i palati. Senza limiti, senza confini, con proposte musicali ‘scelte’, dal 17 al 20 agosto il festival, anche grazie alle sue molteplici attività in orari diversi, ha cercato di intercettare target eterogenei di pubblico per gusti e per età. Ventiquattro band e dj di quattordici nazionalità differenti sono stati i protagonisti del Festival nella location di piazzale Calvario dove si sono svolti i grandi concerti che, in nottata si sono sempre conclusi con dj set per gli irriducibili, ma anche nelle aree collaterali con esibizioni a pranzo e al tramonto. Questo ha scandito il ritmo delle giornate e non soltanto delle nottate del festival consentendo di viverle come una full immersion. Veniamo dunque alle proposte della sera. La prima è stata dedicata ai ritmi sudamericani con i peruviani de La Inédita ed il loro ‘chichamuffin’ (mix di chicha andina raggamuffin e dancehall), i colombiani Puerto Candelaria, che hanno portato una musica fusion di underground e jazz, l’argentina La Yegros dalla voce straordinaria, considerata la regina della nu cumbia, rielaborazione dei ritmi colombiani con l’elettronica. 
Due le serate di concerti a cui abbiamo assistito, quella del 18 e quella del 19 agosto. Venerdì 18 un pubblico giovane ha visto esibirsi la giovane band brasiliana Bixiga 70, dal nome di un quartiere italiano di São Paulo, formata da dieci elementi. Le percussioni e la batteria giocano un ruolo fondamentale insieme agli ottoni (sax baritono, sax tenore, flauti traversi, tromba e trombone), al basso, alle tastiere ed alla chitarra elettrica. La loro proposta a cavallo tra afrobeat e jazz, con spruzzi di reggae e ritmi sud americani in un continuo rilancio di melodie e ritmi tra fiati e chitarre, è risultata travolgente per il pubblico che si è lanciato in danze sfrenate. Grande aspettativa per Orlando Julius dalla Nigeria, uno dei maggiori compositori della musica africana, cantante e sassofonista, leggendario punto di riferimento per l’incontro tra la musica afrobeat e quella afroamericana. La sua esibizione, insieme alla figlia Latoya, danzatrice e cantante, è stata accompagnata dagli eclettici inglesi della band di culto The Heliocentrics. Orlando Julius ha miscelato free jazz e funk di ispirazione africana in un raffinato show. 
Nella notte (a causa dell’accumulo di diversi ritardi l’esibizione ha avuto inizio dopo le due) il trio russo Oligarkh, da San Pietroburgo, ha proposto musica techno abbinata a video ispirati all’iconografia popolare russa. E’ sembrato che gli ascoltatori non aspettassero altro per essere ingoiati ancora dalle danze, a noi la band è sembrata, invece, piuttosto statica. Sabato 19 agosto, presso l’Auditorium di Ariano Irpino, una proposta culturale di grande spessore e rilievo ha visto Moni Ovadia, insieme alla Stage Orchestra, in “Senza confini. Ebrei e zingari”, un vibrante, toccante excursus nella musica Rom a cavallo tra storia e musica. L’artista di origine bulgara era accompagnato da cinque virtuosi: i rumeni Albert Florian Mihai alla fisarmonica, Marian Serban al cymbalon, Petre Nicolae al contrabbasso, gli italiani Paolo Rocca ed Ennio D’Alessandro al clarinetto. «Dei Rom non si sa nulla.» - ha affermato Ovadia - «Perseguitati, calunniati, massacrati… sono un popolo in eterno esilio, senza terra». Tra canzoni dai campi di sterminio, strazianti brani strumentali suonati dagli irrefrenabili musicisti, canzoni dall’esilio, il recital ha toccato le tradizioni di Russia, Romania e Grecia a testimonianza della grande
pulsione vitale che ha portato i Rom a riuscire a venir sempre fuori dalle più drammatiche situazioni. Da questo concerto siamo emersi tutti sicuramente arricchiti, dopo aver provato un altalenante turbinio di emozioni ed ascoltato magiche, rutilanti sonorità. Per un pubblico più ‘adulto’ di quello della serata precedente, nuovamente nella location di piazzale Calvario, si è esibito Emanuele Urso “The king of Swing” insieme alla Big Band, composta da oltre quindici elementi (clarinetto, trombe, tromboni, sassofoni, pianoforte, chitarra, contrabbasso e batteria). Urso è clarinettista e batterista oltre che direttore d’orchestra. Il suo originale progetto ripropone gran parte degli arrangiamenti scritti da Fletcher Henderson per Benny Goodman, un grande repertorio di cui è venuto in possesso grazie a una donazione. È risultato essere un abile intrattenitore -tra scherzi, rocamboleschi volteggi delle bacchette ed ironici atteggiamenti di grandeur-, oltre che ottimo musicista, apprezzatissimo dal pubblico. A seguire, il quartetto rockabilly ucraino OT Vinta, originale nel suo look da aviatori, nella foggia del basso - con il manico che si chiude a forma di capra (un riferimento ad uno strumento folk ucraino)- e per l’ironia, forse non tanto originale per quanto riguarda la proposta musicale, 
con un’esibizione che il pubblico ha mostrato di gradire, ma protrattasi un po’ troppo a lungo. La nottata si è conclusa con la Kumpania Algazarra dal Portogallo con il suo rutilante, movimentato sound dai connotati balcanici ed afro-beat. Otto valenti elementi tra sax , tromba, trombone, tuba, chitarra elettrica, basso, percussioni, batteria hanno furiosamente spaziato tra generi diversi comunicando la loro grande vitalità, divertendosi e divertendo gli spettatori con un sound nuovo. Domenica 20 è ritornato al Festival il tedesco Shantel, musicista e produttore dalle origini tra Romania ed Ucraina, accompagnato dalla Bucovina Orkestar per un appuntamento diurno. La chiusura serale del Festival è stata, invece, affidata agli inglesi Ephemerals con il loro soul impegnato e agli energetici La Pegatina venuti dalla Spagna ad Ariano Irpino per l’unica data italiana, portando con sé il loro allegro mix di rumba e ska. L’AFF, come consuetudine vuole da alcuni anni, è anche gastronomia del territorio grazie alla collaborazione con l’associazione di ristoratori Mésali che nell’area di piazzale Calvario, intorno allo spazio concerti, ha fatto sì che ogni sera venisse proposto un diverso menu con pietanze espressione del cibo locale. 
Inoltre un ricco programma di attività collaterali, individuate dagli spazi Aperiworld, Spazio Yoga, Calcio Balilla, Cinezone, Photozone, Bookzone, Rugby, Ex Corazone, Folkart e quest’anno anche Resilience Zone, ne ha fatte vedere di tutti i colori, dall’arte al teatro al cinema, dalla letteratura allo sport alla fotografia alla divulgazione scientifica, arricchendo ulteriormente le sostanziose proposte musicali. Attraverso una spiccata diversificazione di validi artisti, l’Ariano Folk Festival conquista nuove platee. Segnalato da diverse testate nazionali tra i festival di qualità, quest’anno il periodo della manifestazione ha fatto registrare nel piccolo paese del Tricolle – zona interna sull’Appennino ai confini tra Campania, Puglia e Basilicata – , un picco di incremento turistico e commerciale, il tutto esaurito in ogni struttura ricettiva nonché la presenza nel campeggio attrezzato Volkscamp, di alcune centinaia di persone, sia italiane che straniere, oltre naturalmente al pubblico locale e che raggiunge i concerti anche da zone limitrofe. Questo motivo si aggiunge al buon funzionamento della macchina organizzativa e della sicurezza ed all’apprezzamento per la qualità culturale delle proposte, per accrescere la soddisfazione per il successo della manifestazione, espressa da parte dell’associazione Red Sox che organizza il festival e dall’amministrazione comunale. 


Carla Visca 
Documentazione fotografica e video di Giuseppe Porcaro
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