Luca Roseto featuring Carmine Ioanna – Irpinia (Videoradio Edizioni Musicali, 2017)

L’altista e sopranista Luca Roseto ha condiviso i palchi con musicisti di spessore, tra i quali Dario Diedda, Aldo Vigorito, Ray Gelato, Stefano di Battista ed Eugenio Finardi. In “Irpinia”, titolo del suo esordio discografico, che richiama la sua terra d’origine, gli è accanto il conterraneo Carmine Ioanna, talento della fisarmonica (da non perderlo in coppia con Luca Aquino in “Aqustico vol. 2”), e in due brani Claudia D’Amico (voce narrante in “Migranti”) ed Eric Capone (tastiere e percussioni in “I need a rock”). Nelle note di presentazione Franco Arminio definisce la musica del sassofonista «Musica mondo», «Musica glocal», ma soprattutto: «Musica fatta con tutto il corpo, musica che si ascolta con tutto il corpo». Nei dieci brani di “Irpinia”, di cui otto sono firmati da Roseto, si rivela l’indole di un musicista dalla scrittura mutevole, in grado di coniugare vena melodica e portamento swing, fraseggio limpido, passaggi più serrati ed atmosfere riflessive. Piace la capacità del duo di mantenere una costante apertura di linguaggi. Il sodalizio con Ioanna, autore di “Fu Rosso Rubino”, funziona per garbo e passione e per la versatilità apportata del fisarmonicista avellinese, come si avverte nella pronuncia funk del brano d’apertura “White Stripe”. Nel successivo “Irpinia” il fraseggio jazzistico si incardina tra senso melodico e carica narrativa, evocatrice dei paesaggi della terra nativa. La fisarmonica prende il comando nelle ariose tessiture di “Fu Rosso Rubino”, mentre un incedere bluesy, di inquietudine malinconica, ammanta “Isio”, il brano dedicato a un amico scomparso. Si espande oltre il jazz “Ioannaio” con i suoi umori ondivaghi, si esaltano i tracciati melodici e la cantabilità in “4 Song”, laddove “Possibility” scorre, invece, meditativa. “Che Ore So” è la cover del brano di Pino Daniele, omaggio sentito a «un musicista determinate nella mia vita», spiega Roseto. In “Migranti” il pensiero si rivolge a chi ieri come oggi lascia la propria terra: il recitativo racconta di quando i “migranti economici” erano gli italiani nei primi decenni del Novecento sfociando in un tema di montemaranese rivisitata. Sin dal titolo è chiaro che con “I need a rock” ci si abbandona all’istintività, lasciando il campo a un’accelerazione di matrice jazz-funky-rock. Una bella accoppiata irpina. 


Ciro De Rosa
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