Italian Sounds Good: Giulia Pratelli, Francess, Le Rivoltelle, Bob Balera, La Differenza, Il Grido, Iron Mais

Giulia Pratelli – Tutto Bene (Rusty Records, 2017)
Giovane e talentuosa cantautrice toscana, Giulia Pratelli vanta un percorso artistico di tutto rispetto costellato da numerosi riconoscimenti, collaborazioni di prestigio e alcuni singoli pubblicati tra il 2013 e 2014 che hanno fatto da preludio alla sua opera prima. Complice l’incontro sul palco di Villa Ada a Roma con Zibba, ha preso vita una intensa collaborazione con quest’ultimo sfociata con la produzione del suo secondo album “Tutto Bene”, nel quale hanno trovato posto dieci brani originali (più una bonus track nell’edizione digitale) che nel loro insieme compongono un viaggio introspettivo tra le aspettative di una giovane artista, in bilico fra la il racconto del proprio sentire e la consapevolezza di una passione irrinunciabile. A riguardo la cantautrice toscana afferma: “Tutto bene” per me non è solo un disco, è la fotografia di un periodo, di un momento fatto di attese e cambiamenti. Forse non poteva essere altrimenti, forse prendersi un periodo da dedicare interamente alla scrittura può solo portarci a raccontare quello che si sta vivendo. La collaborazione con Zibba e con tutte le persone che hanno lavorato insieme a me mi ha aiutato a raccontare ancora meglio quello che ho sentito quando avevo ancora bisogno di guardarmi alle spalle un’ultima volta, prima di chiudere la porta. Quando avevo paura di buttarmi e cercavo di osservare le cose da lontano, ma sentivo la voglia di correre, di saltare… di stringere la mano a chi aveva deciso di correre al mio fianco e dirsi che alla fine sarebbe andato tutto bene”. Registrato presso presso i Crono Sound Factory di Vimodrone (MI), il disco vede la partecipazione di un gruppo di eccellenti strumentisti come Fabio Rondanini (batterie e percussioni), Edoardo Petretti (pianoforte acustico e tastiere), Marco Bachi (basso elettrico e contrabbasso), Simone Sproccati (chitarre acustiche), Simone Sproccati (chitarre elettriche), Stefano Riggi (Sax) e Adam Kenny (Bouzouki), i quali hanno contribuito in maniera determinante alle architetture sonore degli arrangiamenti. L’ascolto rivela tutto il talento della cantautrice toscana come dimostrano l’iniziale “Va tutto bene”, le riflessive “Dall’altra parte delle cose” e “Nodi”, l’eccellente rilettura di “Vento d’estate” di Max Gazzé. Del pari di ottima fattura sono “Un inizio migliore”, la canzone di non amore “S” e “Resto ancora un po’” che ci conducono al finale con “Oggi”, “Penelope” e “Troppo lontani”. Insomma “Tutto bene” è un disco da ascoltare con attenzione per cogliere le sfumature e i colori della scrittura di Giulia Pratelli.

Francess – A Bit Of Italiano (Sonic Factory, 2017)
Figlia di un giamaicano e di una italiana, Francesca English, in arte Francess” è nata a New York e vissuta sin da piccola in un mondo multiculturale che l’ha condotta ben presto ad appassionarsi alla musica. Dopo aver studiato all’Accademia delle Belle Arti, ha imboccato con decisione il suo percorso artistico collaborando prima con Sonic Factory, e successivamente a realizzare alcuni singoli per il mercato internazionale, nonché a collaborare alle musiche del film “Beyond Love”. Dopo aver pubblicato il suo disco di debutto nel 2015, Francess ha di recente dato alle stampe “A Bit Of Italiano”, progetto nato dall’esigenza di esplorare le connessioni tra la cultura italiane quella inglese, e nel quale ha messo in fila dieci brani della tradizione musicale italiana riarrangiati e tradotti in lingua inglese. Si parte dalla sinuosa “Don’t want the moonlight” ovvero “Guarda che luna” di Fred Buscaglione, per toccare i Matia Bazar di “Vacanze Romane” e “Attenti a Lupo” di Lucio Dalla in una resa che mette in risalto la leggerezza dell’originale. Se “Il cielo in una stanza” colpisce per l’intensità interpretativa di Francess, la successiva “Good fella” è l’unico inedito del disco nella quale si rincorrono italiano ed inglese. “Quello che le donne non dicono” ci accompagna a “Passione” di Neffa, ma le vere chicche del disco sono “Vengo anch'io no tu no” di Enzo Jannacci e “Ma se ghe penso” che rese in inglese svelano un fascino del tutto nuovo. “A Bit Of Italiano” è, dunque, una bella sorpresa non solo per la qualità delle interpretazioni di Francess ma anche per l’originalità del concept.

Le Rivoltelle – Play e Replay (Cristiani Music Italy, 2017)
Rock band al femminile, Le Rivoltelle, hanno all’attivo già due album e due singoli, nonché partecipazioni a rassegne nazionali ed internazionali come il MusiCultura Festival, il Festival Anime Salve, il MEI SuperSound, il RadioNorba Battiti Live, il Fiat Music Tour, il PopKomm di Berlino e la Festa delle Nazioni in Belgio, ed in parallelo molto intenso è stato anche il loro impegno sociali su temi come l’anoressia con il brano “Taglia 38” e il singolo “Io Non Mi Inchino”, ispirato e dedicato alla figura del Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Proprio durante il tour promozionale di “Io Non Mi Inchino” Le Rivoltelle sono state vittime di un episodio discriminatorio che le ha impedito di esibirsi durante una festa religiosa, sulla base di un loro presunto orientamento omosessuale. Il loro nuovo album “Play e Replay”, celebra il loro decennale sodalizio artistico, raccogliendo quindici brani tra inediti e riletture di brani celebri della musica italiana, proposti attraverso la loro originale cifra stilistica. Aperto da “Io ci sarò”, omaggio al produttore Mimmo Cristiani, il disco vede gli eccellenti inediti “Quello che resta”, “Addosso”, “Auguri Scomodi” e la già citata “Io mi inchino” intercalati dalle belle versioni “Guarda che luna” di Fred Buscaglione, “Cuccuruccucù” di Franco Biattiato,  “Bang Bang” di Nancy Sinatra, “Margherita” di Riccardo Cocciante, “Fortissimo” di Rita Pavone e “Un Giudice” di Fabrizio De André. Le sorprese però non mancano, perché Le Rivoltelle si mostrano a loro agio tanto con classici immortali come nel caso di “Guapparia” di Libero Bovio e “Vivere” di Cesare Andrea Bixio, quanto con monumenti della canzone melodica come “La musica è finita” di Franco Califano”. “Fratello Sole Sorella Luna”, ispirata al “Cantico delle Creature” di San Francesco D’Assisi, chiude un disco intriso di passione, amore e coraggio come difficilmente capita di ascoltare.

Bob Balera – E’ difficile trovarsi (Dischi Soviet Studio, 2017)
Noto per i suoi trascorsi come frontman dei Solaria, Romeo Campagnolo nel 2014 ha dato vita al progetto elettro-pop Bob Balera, con il quale ha debuttato il singolo “Giorni da cicala” accompagnato dalla b-side “Rimbalzi”. Dopo alcuni cambi di formazione, il gruppo ha trovato la sua line-up definitiva che attualmente comprende alcuni ottimi strumentisti dal diverso background musicale: Matteo Marenduzzo (Soviet Ladies, Riaffiora), Antonio Marco Miotti (MiSaCheNevica, Disfunzione), Filippo Pietrobon e Jacopo Monegato (Masca, Masca). A distanza di tre anni dal singolo di esordio, la band giunge al debutto discografico con “E’ difficile trovarsi” nel quale hanno raccolto dieci brani originali, registrati presso il Soviet Studio di Cittadella (Pd), nei quali si mescolano riflessioni introspettive sull’amore e spaccati ironici tra nostalgia e pollo agli anacardi. “Spesso il punto di vista è quello di un Dorian Gray a fine corsa”, scrivono nella presentazione, “obbligato a fare i conti con il passare del tempo e con i propri umani limiti. Continuare ad inseguire le proprie chimere sentimentali con falcate leonine, lo renderebbe più felice, ma la felicità è cosa evanescente”. Durante l’ascolto si spazia dalla marcetta agrodolce “Bruciare” al funky di “Serenz” per toccare gli echi battistiani di “Dove si va” che apre la strada alla new wave di “Roma-Berlino”. Se “Celentano” sperimenta l’incontro tra il Molleggiato e Josh Homme, la successiva “Playboy” è il ritatto di un gigolò in salsa electro-rock. “Giorni da cicala”, “Bolonga” e “Rimbalzi” completano un debutto senza dubbio interessante, che farà da preludio ad un percorso artistico da seguire con attenzione.

La Differenza – Il tempo non (d)esiste (SMR/Universal Music, 2017)
“Il tempo non (d)esiste” è questo il titolo del quinto album de La Differenza, band con alle spalle una solida esperienza maturata in Italia ed all’estero e alcuni prestigiosi riconoscimenti come il secondo posto a Sanremo Giovani nel 2005. Lo scorso anno, il gruppo è tornato a collaborare con il loro storico produttore, Stefano Severini e, così, ha preso vita “Il tempo non (d)esiste”, album nel quale hanno raccolto undici brani che nel loro insieme offrono un affresco sul repertorio meno noto di alcuni tra i principali artisti del panorama musicale italiano. Si tratta di lavoro frutto di ricerca ed approfondimento, destinato essenzialmente alle nuove generazioni, nel quale alcuni episodi della canzone italiana emergono in una luce diversa, quasi vivessero una nuova vita. “Non si è trattato di attualizzare nulla”,  afferma il frontman del gruppo, “ma semplicemente di riprodurre e suonare a modo nostro qualcosa che di per sé era già meraviglioso e “moderno”, inteso nell'accezione migliore naturalmente”. Aperto dalla bella versione di “Tira a campare” di e con Edoardo Bennato, il disco ci svela alcune perle dimenticate come “In Trappole” di e con Eugenio Finardi, la rilettura in chiave reggae di “Sole Spento” con Omar Pedrini, “Io ti cercherò” e “Dalla morbidezza” di Ron, per toccare gli Skiantos di “Non Sarò Mai Quello Che Vuoi” e “Se mi vuoi” de la Formula Tre con la partecipazione di Tony Cicco. Altre belle sorprese arrivano dalle gustose “Oh Oh Oh” di Faust’o qui proposta in duetto con Alberto Fortis, “E’ Tardi” di Garbo e “Le Louvre”, hit dance degli anni Ottanta, impreziosita da un riuscito arrangiamento per archi. L’unico inedito del disco è “Molecolare” firmata da Davide Maggio, e che rappresenta la ciliegina sulla torta di un disco pregevole negli intenti e nella sua realizzazione.

Il Grido – Il Grido (Volume! Discografia Moderna, 2017)
Nata nel 2012 da un’idea di Andrea Jannicola (chitarra) e Giuseppe Di Bianca (voce”, Il Grido dopo aver debuttato l’anno successivo con un Ep composto da quattro inediti e una cover, ha trovato la sua line-up stabile nel 2014 con l’ingresso in formazione di Davide Costantini (basso) e Lorenzo Spurio Pompili (batteria). A coronamento di un intenso percorso di prove e concerti in tutta Italia, il gruppo ha registrato nel luglio dello scorso anno, il suo disco di debutto sulla lunga distanza, nel quale sono confluiti undici brani dal taglio rock declinato in diverse sfumature dallo stoner alla nois fino a toccare l’alternative. L’ascolto ci conduce dalla torrida “Zero” alla tagliente “Amsterdam” che apre il disco, per giungere allo sguardo sulla cultura dei nostri tempi di “Canzone di merda”. Il crescendo chitarristico di “Solo se luccica” apre la strada alla vibrante “Un briciolo di noi” e alla canzone d’amore “Lividi”, ma è con “Dichiarazione d'indifferenza” e “Gospel For Chinaski” che si tocca il vertice del disco per originalità e intensità. La pungente “I presidenti”,  la riflessiva “Con un soffio” e “Cane sciolto” completano un disco dal sound potente che si inserisce nella migliore tradizione del rock made in Italy.

Iron Mais – The Magnificent Six (Maninalto!, 2017)
Gli Iron Mais sono una cowpunk composta da Testa di Cane (voce e banjolele), La Contessina (violino e voce), Jack La Treena (banjo e voce), Lo Scollo (contrabbasso), il Ragazzo Nutria (chitarra) e Burrito (batteria), i quali hanno unito le forze inizialmente per rileggere alcuni classici del rock in chiave folk e bluegrass per dedicarsi poi alla composizione di materiali originali. A distanza di due anni dal debutto con il disco di cover “Hardcock”, il ritroviamo con “The Magnificent Six”, il loro secondo album nel quale hanno trovato posto tredici brani, di cui sei inediti nei quali il gruppo affronta alcuni temi di attualità con la sua proverbiale ironia ed irriverenza. L’ascolto ci conduce, così, tra le originali rivisitazioni di brani come il classico dance “The Rythm of Night” in duetto con Corona che la portò al successo, “Another brick in the wall” dei Pink Floyd, “Nothing Else Matter” dei Metallica, “Killing in the name” dei Rage Against The Machine, e le gustose composizioni originali come la brillante “Lambro River”, le trascinanti “Cucù”, “Drink and Drive” e “Grano Duro” per giungere al rock’n’roll italiano di “Friendshit” e “Ahi Che Dolor”. Insomma “The Magnificent Six” è un lavoro gustoso e divertente che non deluderà gli ascoltatori ed in particolare gli appassionati di roots music made in USA.



Salvatore Esposito
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