Intervista con Rachele Colombo

Fresca vincitrice del premio come miglior album del 2016 al Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana con il disco “Cantar Venezia. Canzoni da battello”, Rachele Colombo è una delle voci di riferimento nella scena del folk revival in Veneto. Dopo aver fatto parte, negli anni Novanta, dei Calicanto, ha dato vita al progetto Archedora ed in parallelo ha messo in fila una serie di prestigiose collaborazioni tra cui quella in "Cristiani di Allah" con Massimo Carlotto, Maurizio Camardi, Mauro Palmas e Patrizia Laquidara, quella con Gualtiero Bertelli & Compagnia Delle Acque e ancora lo spettacolo con l’istriano Dario Marusic. Nel corso dell’ultima edizione dei Seminari di Musica, Canto e Danza Popolare di Mare e Miniere abbiamo avuto modo di realizzare una video intervista con la cantante e ricercatrice veneta, che ci ha raccontato il percorso di ricerca da cui ha preso vita “Cantar Venezia. Canzoni da battello”, senza dimenticare l’altrettanto affascinante “’Ndar” inciso con Miranda Cortes.


Com'è nato il progetto “Cantar Venezia. Canzoni da battello”?
Questo progetto è nato da un innamoramento e da una fascinazione per alcuni manoscritti del Settecento che sono conservati sia in alcuni musei di Venezia sia anche a Londra e nell'Istria e raccontano di questo genere musicale che è stato molto in voga per una trentina d'anni, dagli anni Trenta del Settecento fino al Settanta. Era considerato un po' la canzone pop dell'epoca, si cantavano nelle calli, in barca e durante le feste di Carnevale. Erano un po' il simbolo dell'epoca.

Questo album ha richiesto alcuni anni di lavorazione...
Ho impiegato cinque anni per realizzare questo progetto attraverso la collaborazione con l'etnocoreuta Guglielmo Pinna che da anni ama questo repertorio e si è occupato anche di trascrivere queste melodie, e con Paola Barzan che è una etnomusicologa. Abbiamo scelto quaranta brani, tra quelli che ritenevamo più rappresentativi del genere selezionandoli tra oltre cinquecento manoscritti.

Paola Barzan è anche l'autrice del saggio che accompagna di disco...
Lei ha fatto, tra l'altro, una bella ricerca dedicata al Polesine e quindi da anni si occupa anche di musica veneta.

Come avete lavorato in fase di arrangiamento dei brani?
Io ho fatto questo tipo di lavoro nel senso che abbiamo trascritto i manoscritti che non sono di facile lettura, personalmente ho preso la melodia originale e l'ho trasportata in una tonalità adatta alla mia voce. In origine, infatti, questi brani erano stati scritti per soprano o mezzosoprano e presentavano solo la melodia vocale. In alcuni casi c'è anche una indicazione minima di basso continuo ed attraverso quest'ultima e la melodia vocale ho in qualche modo riscritto gli accordi, ho ricreato l'armonia, cercando di farlo però in punta di piedi, senza stravolgere l'idea generale del brano. E' stata un’operazione per cercare di mettere le cose al minimo e puntare sul corpus chitarra e vocalità.

Come è avvenuto il passaggio tra le canzoni da battello e la musica tradizionale veneta che è arrivata fino a noi?
E' stato un passaggio molto importante perché il repertorio del Settecento delle canzoni da battello risentiva fortemente di tutti i compositori classici e delle influenze dell'epoca, e presentava anche una certa complessità, infatti si intuisce come il popolo veneziano avesse una grande cultura che gli derivava anche dalla tradizione orale. Verso la fine del secolo con la caduta di Venezia e l'arrivo di Napoleone, tutto questo mondo muore e si semplificano moltissimo anche le melodie, il genere musicale cambia e cominciano a nascere canzoni in forma di quel genere definito poi "Barcarola" e che in qualche modo sono serenate in 6/8 che parlando del mare, della laguna, di una Venezia edulcorata e votata all'amore. La chiave di volta è che mentre i manoscritti sono di autori anonimi successivamente sono tutte composizioni di autori conosciuti.

Quali sono i topoi letterari  delle canzoni da barca?
Ci sono molte situazioni che raccontano di questo mondo musicale veneziano ed, all'epoca, c'erano molti viaggiatori. Era l'epoca del Casanova, di Jean Jacque Rosseau e dei tour attraverso l'Europa. Tanti scrittori arrivavano a Venezia e camminando per le calli, ascoltavano continuamente queste canzoni o perché venivano cantate dai gondolieri da una barca all'altra o perché qualcuno portava una serenata sotto al balcone o ancora ascoltavano gli echi provenienti dai teatri o dal carnevale dove si sta danzando. Attraverso questo studio e dalla lettura di alcuni diari di viaggio abbiamo potuto ricostruire anche l'ambiente sonoro che c'era nel Settecento.

Quanto è stato difficile ricostruire l'ambiente sonoro?
Siccome lavoro da molti anni con la tradizione musicale della Laguna Veneta, spesso ho avuto modo di confrontarmi con i veneziani stessi, perché rimane nell'aria un po' l'idea di questo modo di vivere, ma credo l'importante sia stato quello di ricantare questi brani rifacendomi ad un immaginario visivo ispirato dai quadri, alle raffigurazioni presenti nelle ville Venete dai poeti ed alla commedia dell'arte che mi ha aiutato a recuperare questo senso di teatralità che hanno i canti. Molto ha influito anche il mio amore personale nel sentire questa Venezia piena di vita e di passioni.

Come stai portando in tour il disco?
Il doppio cd book è uscito a fine 2016 ed è, dunque, un progetto nuovo che sto cercando di promuovere. Sto facendo una serie di riflessioni a riguardo e certamente avere il trio ma stiamo pensando ad un progetto teatrale più articolato, ispirato alla commedia dell'arte. Sul palco avremo un’attrice che in qualche modo interagirà con queste canzoni recitando spezzo di commedie e qualora fosse possibile sarebbe bello poter inserire qualcosa di più multimediale con un filmato dei quadri dell'epoca che descrivono questo passaggio.

Il 2016 e il 2017 sono stati due anni molto intensi perché hai pubblicato anche il progetto con Miranda Cortes...
Dopo l'avventura con Calicanto ed il progetto di tradizione-innovazione Archedora, dal 2008 ho cominciato una serie di collaborazione con diversi musicisti, come per esempio con Gualtiero Bertelli con cui collaboro da oltre dieci anni sin dal primo progetto con Gian Antonio Stella. Ho scritto musica per tante situazioni diverse, da colonne sonore per il cinema al teatro e avevo necessità di tornare ad avere un progetto mio, riprendendo la scia della sperimentazione sulla tradizione veneta, il tutto cercando di allargare quanto più possibile i confini. Ho pensato a Miranda come possibile compagna di viaggio che potesse mettere insieme una serie di coordinate. Lei, infatti, abita a Venezia ma essendo francese è aperta alle musiche di tutto il mondo. E' nato, così, questo progetto che è una grande apertura della tradizione veneta verso una contaminazione ampia che parte da una riflessione sul territorio. Un grande meltin' pot ma con uno sguardo a ciò che ci circonda.

"Canzoni da Battello" e "'Ndar" sembrano completarsi a vicenda, l'uno riscoprendo dall'oblio una tradizione musicale dimenticata, l'altro proiettando la musica veneta verso altri suoni...
Sono due facce della stessa medaglia, e io stessa ho cercato di proseguire su questi due binari da sempre. Credo che ci si debba nutrire del passato per poter riflettere sul presente e lanciare un nuovo messaggio. E' necessario partire dalla canzone popolare per estrarne la veracità e il modo di stare al mondo, non tanto per riprodurla in senso sterile, ma partendo dai valori che la tradizione ha nel senso più profonda per restituirli ad una regione ricca di contraddizioni come il Veneto e votata ad un allontanamento progressivo dai valori umani. Questo almeno dal mio punto di vista.

Esiste, dunque, un legame con l'attuale situazione politica del Veneto..
C'è un legame con tutto quello che vuol dire stare in un mondo che ha accettato di svendere le proprie radici. In giro vedo poca consapevolezza in quello che si fa, e si assistono a fenomeni degradanti come questa crisi industriale che ha prodotto solo cattedrali nel deserto o al fenomeno dei suicidi degli imprenditori di cui il veneto detiene il primato in Italia, anche la devastazione provocata dai centri commerciali che sono in numero così esorbitante rispetto agli acquirenti pro-capite.

A "'Ndar" hanno preso parte anche alcuni ospiti come Mauro Palmas e Gualtiero Bertelli. Come avete raccolto questi incontri?
Sostanzialmente è stato il desiderio di voler omaggiare e ricambiare tutti quegli artisti con cui avevo collaborato negli anni. Lo stesso vale anche per Miranda che ha inviato l'intero gruppo La Frontera. Per quello che mi riguarda ho voluto che ci fosse Dario Marusic con cui ho collaborato in un disco, Mauro Palmas con il quale ho lavorato molti anni qui in Sardegna come del resto con Maurizio Camardi, tanti amici attori, Paola Lombardo che è una eccellente cantante occitana con la quale ho collaborato.

Concludendo, "'Ndar" vuol dire andare, partire. Ci puoi descrivere questo viaggio sonoro?
Il cerchio si chiude intorno alla parola bellezza, come dire una volontà profonda di tornare al senso del bello inteso come necessità di ricreare armonia intorno a noi ed allontanarci dalle contraddizioni dell'umanità e ritornare a chiudere il cerchio nel ritrovare sé stessi. Ogni brano è un piccolo viaggio anche all'interno della vita politica veneta.

Le recensioni dei dischi

Rachele Colombo – Cantar Venezia. Canzoni da battello (Nota, 2016)

Rachele Colombo e Miranda Cortes – ‘Ndar (Freecom, 2016)



Salvatore Esposito
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